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Una Vuelta por Toledo

Il programma Una Vuelta por Toledo nasce durante lo stage linguistico della classe 3CL del Liceo Leonardo da Vinci di Casalecchio nella città spagnola.

L’intensità delle circostanze vissute – per molti studenti si trattava del primo soggiorno all’estero -, le emozioni condivise e i momenti passati insieme hanno fatto nascere l’idea di comunicare anche ad altri la bellezza dell’esperienza.
Subito si è pensato di farlo in modo nuovo, affiché potesse a sua volta essere l’occasione per imparare a utilizzare e creare uno strumento attuale – il podcast – che raggiunga il maggior numero di persone.
Ascolterete quindi, in lingua spagnola, in 12 puntate il racconto cronologico dei dieci giorni passati in Spagna dalla viva voce di tutti i protagonisti.

 

Una Vuelta por Toledo è a cura della classe 3CL seguita dalla professoressa Maria Carla Ponzi, con il tutoraggio della dottoressa Sara Carboni.
Gli studenti che hanno partecipato al progetto sono: Sofia Carlotti e Sara Quadalti per la puntata 1, Camilla Albertazzi e Elisa Rizzioli per la puntata 2, Riccardo Angiolini e Alice Scorzoni per la puntata 3, Alessandro Andini e Francesco Rosati per la puntata 4, Selma El Harkaoui e Angelica Scarcella per la puntata 5, Greta Ippoliti e Andrea Volpe per la puntata 6, Ilaria Demaria e Federica Zhou per la puntata 7, Alma Balduzzi e Gaia Giovagnoni per la puntata 8, Nicolò Presiccio e Soukaina Daraoui  per la puntata 9, Aurora Barretta e Gaia Martini per la puntata 10, Elisa Gamberini ed Erica Stanzani per la puntata 11, Hammad Amjad, Elena Fabbri e Cecilia Tolino per la puntata 12.

Una Vuelta por Toledo

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Le foto sono della professoressa Maria Carla Ponzi

Leggi Memorie di uno stage toledano di Lorenzo Balbo

Leggi Toledo: uno stage indimenticabile di Alice Scorzoni

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Memorie di uno stage toledano

di Lorenzo Balbo

Era cominciata presto la giornata di Max. La sveglia era suonata, come sempre capita nei giorni lavorativi, alle 8. Giusto il tempo di azzannare una ensaimada, dolce maiorchino dalla caratteristica forma a spirale, e sorseggiare un caffè corretto col latte e si parte verso Plaza Zocodover (nucleo centrale dell’assetto urbano toledano) per aprire il negozio dove Max lavora come archeologo insieme alla moglie, Elena. La macchinetta lasciata appositamente sul fornello servirà certamente più a lei, che di dosi giornaliere di caffeina ne ingerisce quasi sette. Ma il cafè, è risaputo, “lo fanno meglio gli italiani”.

Per arrivare a lavoro, per fortuna, non c’è bisogno della macchina. Le vie del casco antiguo (zona centrale della città delimitata dalle mura antiche e posta in cima ad un colle) sono talmente strette che quando passa un veicolo, i pedoni sono costretti a rifugiarsi ai margini della carreggiata. Talvolta trattenendo anche il respiro, onde evitare spiacevoli incontri con specchietti altrui.

La giornata è stata stancante, ma la solarità delle gente del posto sa alleviare anche la pesantezza di un raro giorno di pioggia. Si conoscono tutti, o quasi, qui a Toledo. L’ambiente è sano e accogliente. Forse perché, da tempo immemore, è stato abituato ad essere crocevia delle tre culture monoteiste che, convivendo e alternandosi, hanno radicato le loro tradizioni in questo atomo di Spagna pullulante di storia. Non è raro, infatti, imbattersi in una Mezquita convertita in Sinagoga o in Iglesia.

L’orologio segna le nove di sera. Ora Max è in cucina, il luogo della casa in cui meglio può esprimere il suo estro. Da molti anni a questa parte collabora con progetti di scambio culturale, offrendo asilo a studenti stranieri. A loro, tra poco meno di mezz’ora, servirà la bomba, una cena molto impegnativa per gli apparati digerenti.

Primer plato: paella. Celeberrima specialità della cucina valenciana a base di riso, zafferano, carne, verdure e spezie, servita nella tipica e apposita padella, la “paella”, appunto. Max, però, opterà per la variante alternativa che, al posto della carne, prevede i frutti di mare: la paella de marisco.

In sottofondo, le notizie del telegiornale esordiscono con la solita sequela di scandali politici, che non risparmiano né membri della Famiglia reale né ex presidente della Comunità autonome (la Spagna è una monarchia costituzionale divisa in regioni autonome, ndr). “Siamo molto sfiduciati per la situazione del nostro paese. Ogni giorno ci vendono dati buoni, ma a noi non sembra che le cose stiano migliorando”. “I politici spagnoli hanno dimostrato che, prima o poi, finiscono sempre per rubare soldi a noi cittadini”, rafforza il carico Elena.

E le recenti elezioni? I quattro partiti principali hanno aperto un valzer di trattative, fino ad ora inconcludenti. Rey Felipe IV ha convocato al Palazzo reale Mariano Rajoy, lider del PP (Partido Popular, destra) che detiene la maggioranza relativa, ma per ora non sono stati raggiunti i numeri giusti per stabilire un coalizione vincente. Segue a ruota l’altro partito spagnolo storico, il PSOE (Partido Socialista Obrero Español, sinistra) guidato da Pedro Sanchez e Podemos di Pablo Iglesias. Entrambi hanno fatto capire che di alleanze non se ne parla. Qualche gradino più in basso si piazza Ciudadanos di Albert Rivera. Carne al fuoco ce n’è. La telenovela continua.

La parte sportiva, nei telediarios spagnoli, occupa ben un quarto d’ora. “C’è un gran interesse per lo sport, anche se non capisco perché” afferma la consorte. Max, supporter sfegatato del Toledo, sbuffa : la nazione iberica ha, soprattutto negli ultimi anni, sempre occupato posizioni di vertici nei ranking mondiali più popolari. “Barcelona no puede ganar (vincere): el sabado va a perder contra el Levante”, sentenzia. Il nostro eroe nutre, in effetti, una profonda avversione nei confronti dei due colossi della Liga, rei di essere eccessivamente ricos e ladrones.

Segundo plato: tortilla, frittata di uovo sbattuto e patate. “Metà degli spagnoli aggiungono cipolle, ma noi siamo della fazione opposta” commenta lo chef, prima di cominciare una approfondita analisi sui luoghi comuni iberici.

“I baschi vengono facilmente bollati come burberi. Sono molto orgogliosi della loro cultura e spesso si chiudono nei loro confini”: parlano una lingua incomprensibile, l’Euskera, senza alcun legame con le altre della penisola. Tuttavia, “hanno un forte senso dell’amicizia: per loro i compagni d’infanzia sono compagni di vita. Li apprezzo più che gente di altre regioni meridionali, apparentemente accoglienti, ma pronti a pugnalarti alle spalle”. Restando a nord,“anche in Galicia si parla una lingua diversa dal Castellano, ovvero il Gallego che, per vie della vicinanza geografica, subisce molto l’influenza del portoghese”. La terza lingua indipendente è il Catalano. “Sono nato a Lèrida, ma a quattro anni mi sono trasferito in Castilla y Leòn. Come nel Paìs Vasco, il senso di appartenenza è diffuso, ma non sento alcun legame con quella terra, anzi”. Più a sud, ma sempre sulla costa mediterranea, troviamo la Comunitat Valenciana: “è il principale sfondo dei fatti di cronaca nera spagnoli. Sarà per via del clima focoso del Levante, bah…”.

La gola è ormai secca e il testimone passa a Elena. “Sono di Madrid e noi capitolini abbiamo la nomea di essere altezzosi”. “Non che i toledani, inospitali e tontos”, aggiunge scherzosa, “se la passino meglio”. “I miei genitori”, prosegue, “sono andalusi. E’ una regione particolare e decisamente vasta: da una città all’altra si nota molto il cambio di inflessione. La parlata è stretta e, se non si è nativi di quelle zone, la comprensione risulta davvero difficile”.

Postre: churros, pastelle fritte spolverate di zucchero, spesso accompagnati con una tazza di cioccolata calda.

Franco? In Spagna non pronunciate quel nome. Le ferite di quel periodo nero sono ancore aperte. Ho vissuto il Franchismo fino all’età di otto anni. Ricordo che, ai tempi delle elementari, si soleva fare l’appello mattutino disposti in riga, salutando a turno la maestra col braccio teso. Una volta, appena passatami affianco, le feci il dito medio. Sfortunatamente se ne accorse e mi punì. Ci bacchettavano ogni giorno. Molti di noi provenivano da famiglie anti-franchiste, ma dovevamo celarlo. Alcuni dei miei compagni avevano parenti dissidenti: chi era contro il regime spariva regolarmente, salvo poi essere ritrovato morto più avanti. Malattia, la diagnosi”.

“La mia è stata una generazione sostanzialmente bruciata”, prosegue nel fiume in piena di ricordi Max. “Dopo la dittatura (terminata nel 1975), è arrivata la cocaina che ha devastato i giovani spagnoli”. E’ il momento di prendersi una pausa.

In salotto fa capolino anche Elena. “Ho sentito che in Italia si parla molto del problema immigrazione. Anche da noi è così. Le zone nevralgiche degli sbarchi sono, ovviamente, Ceuta e Melilla prima e lo Stretto di Gibilterra poi. Molti profughi arrivano per proseguire il loro cammino verso nord. Personalmente non credo che l’accoglienza possa causare alcun problema alla popolazione spagnola. Molti di noi, a inizio novecento, ma anche recentemente sono emigrati all’estero in cerca di una sistemazione migliore”.

Mezzanotte e mezza. Tempo di andare a risposare: Max e Elena sono stanchi. Domani li aspetta una nuova giornata. Prima di rintanarsi sotto le coperte, però, gli studenti li salutano e, come doveroso nei confronti di questo calibro, li ringraziano por ser muy buena gente.

Ps. Il giorno dopo, Iglesias andrà a Palazzo Reale, ma la chiacchierata con Felipe IV terminerà in un nulla di fatto. In contemporanea, il Barcellona si imporrà, grazie ad un arbitraggio generoso, 2-0 sul campo del Levante. Nonostante ciò, da Valencia non giungeranno notizie di fattacci nel post-partita.

Stage a Toledo 2016

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Le foto sono di Andrea Volpe

Leggi Toledo: uno stage indimenticabile di Alice Scorzoni

Toledo: Uno stage indimenticabile

di Alice Scorzoni 

Quest’anno anche la terza CL ha potuto cogliere l’opportunità di partecipare alla vacanza studio organizzata dalla nostra scuola.
Così, finalmente, il 2 febbraio siamo partiti alla volta di Toledo, nonostante parecchi di noi siano stati travolti da “un’epidemia influenzale” proprio il giorno prima della partenza.
Una vacanza studio non è mirata solo ad un approfondimento linguistico, ma anche culturale, gastronomico e sociale, unito ad un’atmosfera di spensieratezza e di svago.
Toledo, con circa 83.000 abitanti, si trova a 70 chilometri dalla capitale Madrid. È una città molto turistica, con una storia antica e monumenti suggestivi che testimoniano la presenza in passato di diverse culture, popolazioni e religioni (Arabi, Musulmani, Ebrei e Cristiani).
Anche la vicina Madrid è stata meta di numerose visite per andare alla scoperta delle sue ricche testimonianze artistiche e culturali.
Le famiglie presso le quali abbiamo alloggiato si sono dimostrate molto accoglienti ed ospitali. Un’immersione totale nelle abitudini di chi è disposto a sopportare pranzi e cene ad orari completamente fuori dai nostri ritmi… da sottolineare però che non solo i pasti avevano orari inconsueti, ma anche le lezioni a scuola non iniziavano prima delle 10 della mattina! Naturalmente tutti abbiamo apprezzato puntare la sveglia in funzione degli orari spagnoli.
Una nota positiva va riconosciuta anche ai professori che ci hanno accompagnato e che si sono impegnati ad organizzare al meglio ogni giornata della nostra vacanza.
Arrivati al termine del soggiorno abbiamo chiuso le nostre valigie per tornare a casa con un bagaglio sicuramente più pesante, perché sono tante le cose che ci siamo portati dietro dopo questa settimana vissuta così intensamente: il ricordo delle persone conosciute sul posto, la scoperta sempre nuova di quelle che conoscevamo già e quella di noi stessi che di questa esperienza conserviamo ogni traccia lasciata su di noi.
Attendiamo trepidanti il prossimo anno nella speranza di raggiungere una nuova interessante destinazione.

Stage a Toledo 2016

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Le foto sono di Andrea Volpe

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