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L’economia che non punta al solo profitto

Il 2017 è arrivato ed è ricominciato anche il Laboratorio di Politica del Liceo da Vinci con il terzo incontro del 26 gennaio. Il tema trattato girava intorno a modelli economici alternativi, con testimonianze ed esempi già presenti nel nostro paese.

Di Raul Cetatean

Il dibattito si è aperto subito con un esempio concreto esposto da Massimiliano Guerrieri, un modello di economia basato sullo scambio piuttosto che sul mercato, incentrato sull’interazione della domanda e dell’offerta e sull’arricchimento del produttore: la Cianfrusoteca.
La Cianfrusoteca è un’associazione senza scopo di lucro con l’obiettivo di tutelare l’ambiente e la natura attraverso campagne di sensibilizzazione sull’uso appropriato delle risorse naturali. Nell’ambito della lotta agli sprechi, l’associazione si occupa della ricollocazione di beni che per alcuni potrebbero non avere più un uso, ma che potrebbero servire ad altre persone.
Alla Cianfrusoteca non viene usata una vera moneta, e l’unico modo di “acquistare” un oggetto è quello di portarne uno in cambio, un principio quindi molto simile al baratto.

Questo tipo di economia alternativa può essere vista come un progetto ambientale, sociale, culturale ed economico, che permette di soffermarsi e riflettere su come l’uomo non sia legato solamente al lato economico, ma anche sociale e solidale.

Successivamente Andrea Bertani e Yuri Torri, consiglieri dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna, hanno parlato più in generale di quello che sta già avvenendo in Italia, e riferendosi al nostro territorio, hanno illustrato i contenuti della Legge Regionale sull’economia informale solidale, intitolata Promozione e sviluppo dell’economia solidale e della responsabilità sociale delle imprese.
La Legge è stata portata in Assemblea Legislativa dai consiglieri, ma è stata scritta a più mani e ha l’intenzione di promuovere, finanziare e portare avanti questo tipo di economia alternativa come un modello da seguire.

A questo proposito, sono sorte delle domande riguardo all’autosostentamento di questi modelli: senza sovvenzioni o entrate monetarie riescono a continuare l’attività?

Secondo Yuri Torri questi tipi di economia solidale sono possibili e riescono ad autosostenersi e sono già presenti: alcuni degli esempi, anche citati nella Legge, sono i GAS (Gruppi di Acquisto Solidale), i DES (Distretti di Economia Solidale) e le RES (Reti di Economia Solidale).
Il GAS è un gruppo di cui fanno parte i cittadini che cercano di sostenere un’economia che non sfrutti il lavoro e che retribuisca in modo adeguato i lavoratori, un’economia “giusta” e che tuteli l’ambiente.
Tuttavia questi gruppi di acquisto potrebbero risultare svantaggiosi per gli acquirenti, se si guarda unicamente il lato economico, poiché i prezzi degli alimenti e dei beni venduti sarebbero più alti rispetto a quelli presenti sul mercato.

Anche Elena Fanti – docente di filosofia nel nostro Liceo – è intervenuta per provare a rispondere a questa domanda, raccontando la sua esperienza personale. Avendo tenuto conto di tutte le spese sostenute per la propria famiglia e degli acquisti fatti tramite i GAS, secondo lei la spesa sarebbe minore rispetto a quella fatta in un supermercato. Infatti, mentre attraverso il GAS la spesa è più oculata e si acquista ciò che realmente serve, al supermercato si tende a essere attirati anche da altri prodotti che non sono strettamente necessari.
Un altro esempio di cui si è discusso a favore dei GAS è stato sul prezzo degli alimenti. Da un punto di vista economico, sembrerebbe meglio acquistare prodotti provenienti dall’estero perché magari in un periodo possono costare meno rispetto a prodotti nostrani. Tuttavia l’ambiente ne risente molto a causa della CO2 prodotta durante il viaggio, e questo porta danni sia all’ambiente che all’uomo.

Ci sono dunque delle strade percorribili rispetto all’economia prevalente, che possono anche risultare più vantaggiose per noi sia dal punto di vista economico che dal punto di vista della qualità della vita, cominciando anche dal nostro piccolo.

 

Ascolta le interviste agli ospiti

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“La libertà è un fatto mentale”

di Raul Cetatean

Queste le parole pronunciate dal magistrato Nicola Gratteri davanti a una platea di studenti lo  scorso 26 novembre a Politicamente Scorretto per definire il suo concetto di libertà.

Si è tenuto sabato 26 novembre l’incontro degli studenti con Nicola Gratteri al Teatro Comunale Laura Betti di Casalecchio di Reno. L’incontro è avvenuto in occasione della XII edizione di Politicamente Scorretto e in concomitanza con la Festa Nazionale di Avviso pubblico.

Politicamente Scorretto è un progetto culturale sviluppato dall’Istituzione Casalecchio delle Culture in collaborazione con Carlo Lucarelli. Lo scopo di questo progetto è quello di creare confronti e dibattiti su temi di attualità, ad esempio legalità, mafie e libertà ed inoltre prendere coscienza di questi argomenti.

Nicola Gratteri è un magistrato e saggista italiano e da aprile 2016 è Procuratore della Repubblica di Catanzaro. É un attivo oppositore della ‘ndrangheta e per questo motivo vive sotto scorta dal 1989.

L’incontro si è aperto con un breve estratto del filmato In viaggio per testimoniare la memoria a cura di alcuni studenti del Liceo scientifico Leonardo Da Vinci – di cui vi abbiamo parlato in un altro articolo – realizzato per raccontare il viaggio in Calabria organizzato dal Presidio di Libera della nostra scuola in occasione del 20° anniversario della morte di Antonino Polifroni, assassinato poiché si era opposto di pagare il pizzo.

Successivamente, i ragazzi che avevano partecipato al viaggio, insieme a e un gruppo di studenti dell’ITCS Salvemini del progetto Il viaggio legale,  hanno posto delle domande a Gratteri, a Fabio Abagnato, Assessore ai Saperi e alle Nuove Generazioni del Comune di Casalecchio di Reno, e al Presidente di Avviso Pubblico Roberto Montà. Sono state sollevate diverse questioni. Il tema che più è prevalso nella discussione riguardava il come sconfiggere le mafie. Gratteri  ha ammesso di non essere certo che si potrà sconfiggere la mafia del tutto, tuttavia ha affermato di essere convinto che per per combatterla bisogna sconfiggere la mentalità mafiosa, in primo luogo coinvolgendo sempre più i giovani ed essere informati sul tema. Il magistrato ha inoltre raccontato i vari modi in cui nella sua vita e nella sua carriera si è impegnato per combattere la mafia: è stato infatti coinvolto nella riforma della giustizia, rivisitando oltre 150 articoli del Codice Penale. Gratteri ha infine suggerito che bisognerebbe intervenire anche nella politica, una realtà in cui la corruzione è molto presente e dove la mafia ha un grande potere.

Un altro tema discusso e fonte di un acceso dibattito è stato quello della legalizzazione delle droghe leggere. In questo ambito, Gratteri si definisce un esperto ed ha fortemente espresso la sua opinione contraria alla legalizzazione, portando vari esempi e dati. Degli studi scientifici riportano che nelle persone che fanno uso sistematico di droghe leggere, la corteccia cerebrale si assottiglierebbe da 6 a 2mm e questo porterebbe persino a dimenticare quello che è successo il giorno prima. Inoltre il 36% dei giovani che fanno uso sistematico di droghe, da adulti diventeranno schizofrenici. Ad ogni modo, poiché l’80% della droga trafficata in Italia dalla mafia è costituita da cocaina, con la legalizzazione della marijuana, la mafia continuerebbe a vendere comunque e questo non destabilizzerebbe le entrate in questo settore.

15267532_10154923736672223_7176793349433124194_nIn conclusione è stata posta una domanda interessante al magistrato riguardante la sua vita, ossia come sia cambiata e se secondo lui valeva la pena vivere in quel modo, sempre sotto scorta. Gratteri ha risposto con queste parole: “Ne vale la pena perché credo fortemente negli obiettivi che mi sono prefisso nella mia vita. La libertà è un fatto mentale, e io sono uno degli uomini più liberi al mondo.”.

L’altra faccia delle elezioni

di Raul Cetatean 

Le elezioni presidenziali negli Stati Uniti d’America si sono ormai svolte questo martedì 8 Novembre. I candidati favoriti erano due: la democratica Hillary Clinton e il repubblicano Donald Trump. In vista delle elezioni presidenziali, per il partito democratico alle primarie si candidò anche Bernie Sanders, politico statunitense e senatore per lo Stato del Vermont. Bernie ha avuto molti consensi sopratutto tra i giovani e nonostante il suo carisma e le sue idee che gli hanno permesso di vincere in ben 21 stati, tra i quali il Washington, non è riuscito ad ottenere la preferenza in alcuni degli stati più importanti (New York, California, Columbia) e ha perso contro la Clinton. In tutto il mondo le persone hanno preso una posizione e simpatizzano chi per l’uno chi per l’altro candidato. Qualunque fosse il risultato, la comunità online si sarebbe sbizzarrita il più possibile per regalarci delle “perle” di comicità e di satira attraverso i meme.

I meme sono immagini, concetti o frammenti di media che si diffondono di persona in persona diventando dei veri e propri fenomeni di massa. La maggior diffusione di questi meme avviene sui social network quali Facebook e Twitter, ma anche su vari blog.

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A causa dei vari scandali che si sono susseguiti nei giorni scorsi e i vari dibattiti pubblici, incentrati non tanto sul programma politico del partito appartenente quanto sullo screditare il proprio avversario, l’internet ha le piene risorse per trasformare questi materiali in satira o comunque elementi di umorismo. Nel caso di Hillary Clinton, nel periodo in cui è stata segretaria di stato per Obama, ha usato il suo indirizzo e-mail personale anche per svolgere il suo lavoro e successivamente ha cancellato metà di quelle mail. Il problema è sorto quando il dipartimento di Stato ha dovuto fare un’indagine sulle email spedite e ricevute da Clinton per conto del congresso degli Stati Uniti. In questo modo si è scoperto che Clinton non ha usato un indirizzo email governativo e che ha cancellato circa metà delle email, ritenute da lei personali. Anche le controversie riguardanti Trump sono molte, specialmente quelle riguardanti i suoi discorsi sugli immigrati, sulle donne e gli attacchi personali al suo diretto avversario. Qui sotto alcune delle sue frasi più assurde:

«A New York si gela, noi abbiamo bisogno del riscaldamento globale!»

«Se Hillary Clinton non riesce a soddisfare suo marito, come pensa di riuscire a soddisfare l’America?»

«Costruirò un grande muro – e nessuno costruisce muri meglio di me, credetemi – e lo costruirò molto economicamente. Costruirò un grande, grande muro sul nostro confine meridionale, e farò che sia il Messico a pagare per quel muro. Segnatevi le mie parole»

Prima di parlare di cosa è avvenuto nelle elezioni presidenziali, apro una piccola parentesi per comprendere meglio il sistema elettorale americano: i cittadini non scelgono direttamente il candidato che vogliono votare, bensì votano i “grandi elettori” ovvero un gruppo selezionato e limitato di persone che hanno il potere di eleggere, in questo caso, il presidente. Il numero di grandi elettori varia a seconda della densità dello stato che si prende in questione.

Tornando a discutere sul risultato di questa lunga campagna elettorale, a grande sorpresa (nostra) è stato eletto Donald Trump con 310 voti contro la Clinton con soli 228 voti. Inoltre il partito repubblicano ha ottenuto la maggioranza anche al Senato e alla Camera, fatto che non avveniva dal 1928. Un risultato che dunque ha lasciato molto spiazzati un pò tutte le nazioni e che ha anche avuto effetti immediati sull’economia ( appena saputo il risultato, il peso messicano ha perso oltre il 9 per cento e le borse mondiali sono calate anche loro, ma per fortuna la maggior parte dei mercati sono riusciti a chiudere in positivo). Adesso non ci resta che aspettare e vedere se veramente Trump sia l’uomo di cui l’America ha bisogno per diventare di nuovo grande.

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Una visione comune per il nostro futuro

di Raul Cetatean 

E anche questo anno siamo arrivati alla conclusione di un’altra edizione del Laboratorio Interattivo di Politica del nostro Liceo.

Il quinto incontro si è tenuto il 10 marzo e si è discusso di un argomento molto interessante e sicuramente importante, che coinvolge ciascun cittadino di Bologna e dintorni: la Città metropolitana.
Erano presenti come ospiti il Consigliere Delegato allo Sviluppo Economico della Città Metropolitana Benedetto Zacchiroli e il Funzionario della Città Metropolitana Alessandro Delpiano.

Siamo partiti chiedendoci a cosa servano così tanti livelli istituzionali (in Italia ad esempio sono presenti 20 regioni, 105 province, circa 8100 comuni…) e ci sono due risposte a questa domanda: per il controllo, sia del territorio che sul territorio, e perchè ciascuna di queste istituzioni risponde a diversi bisogni dei cittadini.

La Città metropolitana di Bologna ha sviluppato un Piano Strategico Metropolitano (PSM), di cui si parla anche nella Legge Delrio, proprio per andare incontro ad alcuni dei bisogni dei cittadini e per progettare un futuro migliore.

Il PSM è composto da 4 tavoli di progettazione, 15 programmi strategici e 67 progetti trasversali.
I 4 tavoli si occupano di innovazione e sviluppo, benessere e  coesione sociale, conoscenza, educazione e cultura e infine ambiente. I programmi strategici e i progetti si basano sugli argomenti presenti sui tavoli.

Inoltre, la Città metropolitana indica come possibile modalità di sviluppo amministrativo l’unione e la fusione tra comuni, e Bologna è tra le poche città metropolitane, se non l’unica, nella quale i comuni lavorano realmente insieme. Questo è molto significativo, e indica quanto questi territori siano aperti da questo punto di vista.

Negli ultimi anni Bologna sta diventando sempre più competitiva, anche rispetto alle città europee più importanti, a livello di industrie o di sistemi infrastrutturali. Tutto questo  – secondo i nostri ospiti – è e sarà possibile solo se si è uniti. Zacchiroli e Delpiano sono convinti che solo in questo modo si può essere più grandi e competitivi.

Città metropolitana di Bologna

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Le foto sono di Martina Consolini

Ascolta le interviste agli ospiti realizzate per Il Grande Bidello

Il Random Quiz dell’autogestione

di Lorenzo Tanzen Balbo

Triplice fischio, tutti nelle aule. Quelle di sempre. Siccome l’obiettivo della fiera era fare in modo che i frutti di questa autogestione – svoltasi dal 22 al 25 febbraio – maturassero col tempo, sarebbe stato ingiurioso far cadere nel dimenticatoio questi tre giorni di libertà vigilata. Come anche limitarsi a scrivere articoli “monoprospettici” per commentare ciò che è stato. Al fine di dare una visione dei fatti più dettagliata ed imparziale, meglio, dunque, affidarsi a pareri più autorevoli. I ragazzi selezionati per questo Random Quiz, vedrete, sono tutti volenterosi, acuti e preparati. Pertanto, bando alle presentazioni, parola agli attori.

Chi organizza. Ragazzi, a mente fredda, un bilancio su questa autogestione.

Chiara Vannini: “Siamo molto soddisfatti per il lavoro e di chi ha collaborato. Un grazie enorme va a Fabio Abagnato (Assessore ai Saperi e alle Nuove Generazioni del Comune di Casalecchio di Reno ndr), che ci ha aiutato ad imbastire una fitta rete di contatti. Partecipazione calante dal 74% fino al 61% del terzo giorno, purtroppo. Di questo siamo molto delusi: vediamo l’autogestione come un momento di rottura della monotonia scolastica. Avremmo potuto metterci in gioco e, invece, abbiamo perso l’occasione. Sia i prof sia la preside ci hanno comunque sostenuto e fatto i complimenti per il lavoro ben riuscito”.

Arianna Zanardi: “Sono stati tre giorni impegnativi e frenetici da gestire, ma il risultato è stato abbastanza soddisfacente: abbiamo organizzato molti gruppi interessanti con il coinvolgimento di numerosi esterni. Segnalo, però, molta poca partecipazione da parte degli studenti”.

Chi ritorna. Un confronto tra questi tre giorni e quelli dell’anno passato.

Luca Vanelli (matricola di Lettere Moderne): “Ammetto di non poter sviluppare un confronto equivalente, avendo vissuto molto più intensamente l’organizzazione strutturale della passata autogestione. Tuttavia, l’organizzazione mi è sembrata ben gestita anche in questa seconda occasione: confermato il sito per le iscrizioni e i numerosi gruppi, tutti molto interessanti e stimolanti”.

Samuele Abagnato (matricola di Ingegneria): “Rispetto all’anno scorso non trovo grosse differenze, se non nei numeri, ma ammetto di avere un punto di vista molto limitato. Mi è sembrato che i gruppi interessanti ci fossero e che molti ragazzi si siano messi in gioco per dare il loro contributo”.

Amarcord. Un ricordo particolarmente caro relazionato all’autogestione.

Chiara Vannini: “Sicuramente i problemi affrontati e risolti insieme e la soddisfazione dei ragazzi che hanno partecipato con passione ai gruppi, con tanta voglia di farne parte e l’interesse che gli si leggeva negli occhi”.

Alice Zoni (imperatrice della scorsa edizione): “Senza dubbio l’applauso finale del Collegio Docenti che, dopo aver remato contro l’organizzazione, in chiusura di manifestazione ne ha riconosciuto l’ottima riuscita”.

Federico Ramponi (ex-imperatore): “L’estenuante lavoro di preparazione, ma soprattutto il confronto di idee coi ragazzi del Nucleo Organizzativo (il collettivo istituito l’anno scorso proprio per organizzare l’autogestione, ndr).”

Col senno di poi. Quali le principali problematiche e cosa cambiereste tornando indietro.

Chiara Vannini: “Ci siamo mossi in ritardo: avremmo dovuto informare gli esterni con più anticipo. Rammarico per i “pacchi” dell’ultimo minuto (vedi Jam Session che ha scoperchiato 12 turni)”.

Matteo Sacco: “A mio avviso, principale criticità è stata l’attivazione troppo attardata del sito per le iscrizioni”.

Chi si sbatte. Che tipologia di gruppi avete organizzato e quanto impegno avete profuso per la loro realizzazione?

Raul Cetatean: “Io e un mio compagno (Luca Cavazzini, ndr) abbiamo organizzato un gruppo trattante la storia dell’Isis e del Kurdistan. Ho impiegato circa una settimana per la raccolta di informazioni e la stesura dell’articolo. Due o tre orette, invece, per trovare documenti e interviste sugli avvenimenti recenti.

Luca Cavazzini: “Il tempo è stato dedicato principalmente a cercare materiale con la filosofia del minimo sforzo massima resa. Però, comunque, un paio di orette le ho spese.”

Anita Farneti: “Ho organizzato 2 gruppi. Il primo sul disegno e sul fumetto: ho fatto una gran fatica, ma mi sono divertita moltissimo. Nel secondo ho proiettato un film (“Lavorare con lentezza”): ho fatto zero fatica nell’organizzarlo, ma mi sono presa un raffreddore tremendo, passando dalla succursale alla sede sotto la pioggia. Senza contare, poi, che ho dovuto chiamare il tecnico perché quel computer obsoleto non voleva ridarmi il dvd”.

Dalla parte dei bachi. Come giudicate l’organizzazione? Ritenete che la scelta dei gruppi fosse congrua e stimolante?

Elena Armaroli: “L’organizzazione mi è sembrata ottima, grande puntualità e poche persone fuori dalle aule. Ovviamente ho assistito solo ad alcuni gruppi, che ho trovato davvero stimolanti. Ho visto ragazzi molto appassionati e desiderosi di sapere e di insegnare. Unica pecca: spesso si sovrapponevano gruppi sullo stesso tema, o temi molto simili, durante lo stesso turno”.

Simone Cossu:” Quest’autogestione mi è parsa ben organizzata per quanto riguarda i primi turni, in cui sono stati proposti gruppi interessanti. I secondi turni un po’ trascurati con, in prevalenza, proiezioni di film. Migliorabile, ma mi reputo soddisfatto”.

Chi osserva. Vista dall’esterno, come giudicate la partecipazione degli studenti?

Luca Vanelli: “Non posso astenermi dal criticare il flusso di persone che hanno partecipato all’autogestione: scuola non certamente stracolma. Non mi avventuro, però, in improbabili interpretazioni di questo fenomeno, non vivendo l’ambiente scolastico di quest’anno. I rappresentanti mi pare abbiano lavorato bene (mi verrebbe dire qualche film di troppo, forse) e, di certo, non si può attribuire loro la responsabilità delle assenze. Critico la scarsa voglia di partecipare del popolo Da Vinciano, sintomo preoccupante per una scuola che si è sempre caratterizzata per una coesione interna, rinominata spesso “fotta”, davvero notevole. Urge correre ai ripari… Come, purtroppo, non so.

Samuele Abagnato: “Il mio è un punto di vista che si limita a poche ore dell’autogestione, dato che ho tenuto un gruppo (“Caparezza”) in un solo turno di uno dei tre giorni. La partecipazione forse è stata minore di quella che mi aspettavo (nel mio gruppo c’erano 5 partecipanti), ma per fortuna il numero di studenti non è tutto, perché mi sembravano comunque interessati e motivati: è questa la cosa più importante”.

Matricole. Era la vostra prima partecipazione attiva? Ripetereste l’esperienza l’anno prossimo?

Anita Farneti: Sì, era la mia prima esperienza e sì lo rifarei l’anno prossimo, ma solo un gruppo (facendone due non me la sono goduta granché l’autogestione).

Gabriel Hoogerwerf (organizzatore del gruppo sul “Diritto all’abitare”): Fiero di dire che no, non era la mia prima esperienza: ho già partecipato a 2 autogestioni. Lo rifarei il prossimo anno? No. O almeno, non se si deve svolgere come l’edizione appena passata. Inizialmente, leggendo la lista dei gruppi, la mia curiosità si era infervorata, ma confesso che, purtroppo, ho letto in pochissimi altri volti la stessa voglia, sentendo addirittura gente che avrebbe preferito, testuali parole, assistere a “lezioni standard”. La mia negatività verso l’autogestione non è causata dai rappresentanti, anzi. Sono più deluso dal comportamento del corpo docenti: l’idea di mettere i professori in corridoio come “sorveglianza” mi ha fatto capire come tutto questo fosse solo un mero contentino dato agli studenti giusto per continuare la tradizione: i professori avrebbero dovuto partecipare, magari creando gruppi al fine di insegnare cose diverse dalle solite nozioni”.

Titoli di coda, insomma. Chiudiamo qui la “telecronaca” di questa autogestione. La quale, se non v’è dispiaciuta affatto, ma anche nel malaugurato caso fosse riuscita d’annoiarvi (e credete, non s’è fatto apposta), vogliatene bene a chi l’ha capitanata, a chi ha contribuito ad organizzarla e, se volete, anche a chi l’ha raccomodata. Era il nostro modo per dimostrare che noi Da Vinci ci teniamo e per la sua causa ci sbattiamo. Sempre.

Verso un mondo migliore

Politiche ambientali fondate sull’utilizzo di fonti energetiche alternative, mobilità sostenibile, protezione della biodiversità, dell’acqua e dell’aria sono le strategie messe in campo per contrastare il preoccupante fenomeno del riscaldamento globale.

di Raul Cetatean

Giovedì 11 febbraio si è tenuto il quarto incontro del Laboratorio di Politica, che ha ospitato Alessandro di Stefano, dell’Assessorato all’Ambiente della Regione Emilia-Romagna, e Vittorio Marletto, dirigente ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale). In questo incontro si è discusso delle politiche ambientali adottate non solo in Emilia-Romagna, ma in tutta Europa.

Partiamo con quello che si è detto sulla conferenza sul clima COP21, tenutasi a Parigi a fine 2015.
Nell’ultimo secolo, il riscaldamento globale è aumentato di più di un grado e, se non si prendono dei provvedimenti al più presto, si stima che la temperatura globale crescerà di più di cinque gradi entro la fine di questo secolo.
Le misure convenute in quella sede dovrebbero avere l’effetto di rallentare il ritmo di crescita delle temperature: l’obiettivo è di far attestare lo scarto sotto i due gradi. Tale risultato potrebbe essere raggiungibile in virtù della riduzione di CO₂ (si stima di abbatterne entro il 2030 il 40% rispetto a quella del 1990), dell’utilizzo di fonti energetiche alternative – oggi il petrolio, il carbone e il metano sono le fonti energetiche più usate e sfruttate – e dell’incentivazione della mobilità urbana, pedonale e ciclabile.

La politica ambientale è necessaria per tutelare la salute delle persone e valorizzare le risorse naturali, inoltre protegge il capitale naturale dell’Europa e incoraggia a sviluppare un’economia verde.

L’Unione Europea, nel tempo, ha elaborato un Programma d’Azione d’Ambiente da implementare progressivamente. Oggi si è arrivati al settimo programma che dovrebbe essere realizzato entro il 2020.
Di seguito un elenco degli obiettivi di questo programma d’azione:
• Avere un’economia competitiva a basse emissioni di CO₂
• Ridurre al 20% le emissioni di gas ad effetto serra
• Portare al 20% il consumo delle energie rinnovabili e diminuire del 20% il consumo delle energie non rinnovabili
• Porre fine alla perdita di biodiversità e al degrado dei servizi ecosistemici
• Raggiungere un buono stato di tutte le acque entro il 2015, comprese le acque dolci, di transizione e le acque costiere
• Raggiungere un buono stato delle acque marine
• Aumentare il livello di qualità dell’aria
• Ridurre i rifiuti mediante il riciclaggio
• Diminuire l’effetto nocivo delle sostanze chimiche entro il 2020

Per quanto riguarda la singola regione, ci si deve impegnare a proteggere il capitale naturale (habitat naturali, risorse idriche, aria, uccelli…) e la biodiversità, cioè la ricchezza di specie animali e piante presenti in natura, che purtroppo sta diminuendo. Andando più nello specifico, nella regione Emilia-Romagna sono presenti 2700 specie di piante e oltre 350 specie di animali. Proprio per proteggere questa biodiversità, la rete ecologica regionale ha promulgato delle leggi per la tutela della flora e della fauna minore. Invece, per tutelare la salute delle persone, si sta preparando un nuovo piano di qualità dell’aria e un programma regionale di conservazione dell’acqua.

Questi sono i punti affinché l’uomo continui a vivere su questo pianeta, senza però rovinarlo e distruggerlo, ma anzi mantenerlo vario e affascinante.

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Le foto sono di Chiara Vannini

Ascolta le interviste agli ospiti realizzate per Il Grande Bidello

PS 2015: Fine trasmissioni

Anche per quest’anno una splendida edizione di Politicamente Scorretto è andata in archivio, con tantissimi incontri e iniziative proposte e un’ottima affluenza di pubblico, a testimonianza dell’interesse che tantissimi cittadini, di qualsiasi età, nutrono in questi appuntamenti.

di Giacomo Guizzardi

E quest’anno la novità è stata rappresentata dall’assidua partecipazione di noi studenti del Liceo Leonardo Da Vinci di Casalecchio attualmente impegnati alla Web Radio del liceo.
Si sono viste collaborazioni fruttuose tra noi ragazzi e i giovani volontari della Blogos Web Tv, che hanno portato alla realizzazione di interessantissime interviste e articoli.

Anche se non possiamo dimenticare che già a marzo alcuni di noi avevamo preso parte come “giornalisti” volontari all’edizione primaverile di Politicamente Scorretto, la Primavera di Legalità, in occasione della Giornata della Memoria e dell’Impegno per ricordare le vittime di mafia, che nel 2015 si è svolta a Bologna.

Tantissimi gli ospiti incontrati dalla nostra redazione a Politicamente Scorretto fra il 20 novembre e il 1 dicembre fra Casa della Conoscenza e Spazio ECO, con un lavoro che ha dimostrato una buona preparazione a livello radiofonico nell’intervistare chi di dovere.

Lo scrittore e attore Alessandro Gallo, l’ex calciatore Damiano Tommasi, il giovane giornalista Elia Minari, nostro “collega” di Corto Circuito di Reggio Emilia, il vicepresidente di Legambiente Stefano Ciafani, solo per fare alcuni nomi, con cui  si è parlato di ecomafie, Pasolini, camorra, Danilo Dolci, mafie al nord e tanto altro.

Sicuramente una bellissima esperienza sia di vita che lavorativa, che contribuirà ed arricchirà il nostro bagaglio culturale.

Tra i ragazzi che hanno preso parte a questa edizione di Politicamente Scorretto – come giornalisti, cameraman, fotografi e social media manager – citiamo, in ordine di apparizione, Laura Rigobello, Denise Passuti, Luca Cavazzini, Giovanni Fornaciari, Andrea Volpe, Giacomo Guizzardi, Lorenzo Balbo, Beatrice Lelli, Yuri Mimmi, Raul Cetatean, Chiara Vannini, Anita Farneti.

Guarda le interviste realizzate dalla Leoradio per Politicamente Scorretto 2015

 

Politicamente Scorretto

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Guarda le interviste realizzate dalla Leoradio per Primavera di Legalità – edizione speciale Politicamente Scorretto marzo 2015

 

La Buona Scuola: le critiche di prof e studenti

Alternanza scuola-lavoro, risorse economiche disponibili e figura del dirigente scolastico: questi i temi maggiormenti dibattuti da prof e studenti con gli ospiti del Laboratorio Interattivo di Politica dedicato alla “Buona Scuola”.

di Raul Cetatean

Due ospiti di rilievo istituzionale hanno partecipato al primo appuntamento del Laboratorio Interattivo di Politica dedicato alla riforma “La Buona Scuola”: la senatrice del Partito Democratico Francesca Puglisi e l’Assessore ai Saperi e alle Nuove Generazioni del Comune di Casalecchio di Reno Fabio Abagnato.

Dopo una breve sintesi di quella che è la riforma “Buona Scuola” da parte della senatrice, il dibattito si è spostato su alcuni punti approfonditi dal discorso iniziale: l‘alternanza scuola-lavoro, le risorse economiche disponibili e la figura del Dirigente Scolastico.

Il primo aspetto, ovvero l’alternanza scuola-lavoro, è stato quello più discusso in questo incontro. La legge propone per tutti gli studenti un’esperienza di scuola-lavoro durante l’anno scolastico – a partire dalla classe terza e per un totale di 200 ore nell’arco del triennio nei licei – e un curriculum dello studente.
Lo scopo sarebbe duplice: permettere allo studente di coltivare le proprie inclinazioni in itinere e orientarlo al meglio ai fini delle proprie scelte formative future.
A questo impianto sono state mosse diverse critiche, sia da parte degli studenti presenti che dei docenti.
La Dirigente Scolastica Marinella Cocchi, da parte sua, ha sottolineato la complessità organizzativa di tale percorso parallelo al tempo-scuola e la difficoltà di stabilire contatti non episodici con aziende o istituzioni che vogliano fattivamente aderirvi.
La senatrice Francesca Puglisi ha risposto a queste critiche dicendo che questa attività verrà finanziata dalla legge . Resta il fatto che però, per avere il tempo necessario, bisognerebbe riprogettare il piano dell’offerta formativa per aggiungere queste ore di attività all’interno della programmazione didattica ed educativa, anche nei licei.

Sul piano dei fondi, si interverrà anche sulla formazione dei docenti e dei dirigenti, sull’edilizia scolastica, sul piano informatico e tecnologico delle scuole.

La senatrice Puglisi si è in seguito soffermata sull’importanza della figura del Dirigente Scolastico. Infatti, il Dirigente Scolastico può assegnare un “bonus scolastico” ai professori, seguendo un criterio elaborato da un gruppo formato da docenti, rappesentanti dei genitori e degli alunni.
Si introduce anche il nuovo piano dell’offerta formativa (POF), che diventa triennale e che dovrà essere “curvato” secondo le necessità della scuola.
Il Dirigente Scolastico stesso sarà valutato ogni tre anni sulla base di criteri stringenti da un nucleo di ispettori ministeriali.