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Perché GG Allin è simbolo indiscusso di ribellione

Alice Cooper, Iggy Pop, Marilyn Manson, nomi che rimandano immediatamente all’archetipo del ribelle. Ma c’è un altro personaggio, poco conosciuto dai meno giovani e quasi sconosciuto ai più giovani, rimasto però celebre nel panorama punk americano: il suo nome era Kevin Michael Allin, meglio noto come GG Allin.

di Guglielmo Dussi

Prima di spiegare il perché sia diventato simbolo indiscusso di ribellione, partiamo dall’inizio.
GG nasce nel 1956 a Lancaster nel New Hampshire, all’epoca il posto più bigotto degli Stati Uniti. Il padre, fondamentalista cattolico, lo chiama inizialmente “Jesus Christ”, da cui il nome GG. Il fratello Merle, non riuscendo a pronunciare il nome, prese a chiamarlo “GeGe”.
Le rigide regole che egli imponeva alla sua famiglia spinsero il giovane Allin sempre più verso la ribellione instradandolo verso il rock. Stanca di tutto, la madre dapprima cambia il nome di GG in Kevin Michael Allin e in seguito si separerà dal marito, traslocando con i suoi due figli.

Ma ormai è fatta: da qui comincia la carriera da sbandato che caratterizzerà la vita del cantante per tutta la sua vita, fatta inizialmente di piccoli furti, spaccio e altri piccoli crimini che lo porteranno in prigione una cosa come 50 volte.
Comincia inoltre a suonare con il fratello nei Malpractice, nel 1975.
Ma i gruppi in cui egli ha militato sono innumerevoli, per citarne alcuni: The Murder Junkies (ancora attivi), The Antiseen e The AIDS Brigade.

E ora arriviamo al punto, e al motivo per cui è ricordato.
I suoi spettacoli dal vivo erano conditi da risse con il pubblico – una volta ruppe sei denti a un tipo con un colpo di microfono – esibizioni completamente nudo, ubriachezza, “contatti” più o meno espliciti con il pubblico e automutilazioni. Tutto ciò portava nella maggior parte dei casi alla fine anticipata del concerto, spesso fermato dall’arrivo della polizia. Continue erano inoltre le minacce di porre fine alla sua vita sul palco, cosa che voleva fare la notte di Halloween del 1989, ma non vi riuscì perché venne arrestato e tenuto in prigione tre anni.
Uscito più arrabbiato di prima, intraprese un ultimo tour, terminato con il concerto del 27 giugno 1993. Dopo la fine della serata, si reca a casa di amici e inizia ad assumere droga e alcool. Viene trovato morto l’indomani e, su richiesta del fratello Merle, sepolto senza essere lavato, e il suo funerale diventa in breve tempo un party a base di hardcore punk.

In conclusione, per quanto fosse sicuramente discutibile come personaggio, trovo GG Allin piuttosto interessante dal punto di vista musicale.
Nonostante fosse mediamente dotato – non era stonato, ma non si poteva certamente definire un grande cantante – la sua musica è odio sputato su un microfono, ed è sincera fino al midollo.
Disprezzava la società e attraverso la sua musica esprimeva perfettamente il suo risentimento e la sua disapprovazione, riuscendo ottimamente a raggiungere il suo obbiettivo.
Parafrasando una sua affermazione, possiamo dire che la sua mente fosse una mitragliatrice e il suo corpo i suoi proiettili, che lui indirizzava verso il pubblico.

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La Questione degli immigrati

Clandestini in alberghi a 5 stelle mentre gli italiani muoiono di fame, realtà o finzione? Ha provato a rispondere, riuscendoci in maniera molto esaustiva, il prefetto di Bologna, Ennio Maria Sodano, il 15 dicembre in occasione del secondo incontro del Laboratorio Interattivo di Politica, che questa volta verteva sull’immigrazione e sulla questione dei migranti e dei rifugiati.

di Guglielmo Dussi

Sono stati ospiti,  oltre al prefetto Sodano, Raffaella Piazzi, attivista per i diritti umani, e Jumy Orimadegun, immigrata proveniente dalla Nigeria.

Il primo intervento è stato del prefetto Ennio Maria Sodano, molto informato sulla questione e con decenni di esperienza alle spalle, il quale ha fatto una panoramica generale dell’argomento (oltre ad aver smontato i tre quarti del programma elettorale di certi partiti italiani).
Si è parlato di come in realtà gli immigrati arrivati in Italia clandestinamente siano molti meno di quanto alcuni ci vogliano far credere. Nel 2014 il numero dei migranti arrivati sulle nostre coste si aggirava intorno ai 30000. Ha inoltre smentito la notizia dei 30 euro al giorno agli immigrati. In realtà alla persona di quella cifra arrivano circa 2 euro, il resto viene dato alle strutture che li ospitano per fornirgli tutto ciò di cui hanno bisogno. Ha parlato del fatto molto discusso che alcuni alberghi ospitino migranti, fornendo loro ogni comfort possibile e immaginabile a discapito degli italiani che muoiono di fame. Ciò in realtà non è vero e anzi per gli albergatori è un vantaggio avere come ospiti dei migranti in quanto per loro è un guadagno, al contrario di quanto si possa pensare. Infine, ha precisato la differenza fra migranti e rifugiati, ovvero che mentre i primi vengono nel nostro paese per i più diversi motivi, i rifugiati sono richiedenti asilo che scappano dalle guerre. Al contrario di quanto certe fazioni politiche cercano di farci credere, gli immigrati appartenenti alla seconda categoria sono pochi, poiché lo status di rifugiato è estremamente difficile da ottenere.

Ha poi fatto un intervento Raffaella Piazzi, degli Amici di Magoo, che fa volontariato presso un’associazione che si occupa della tutela dei diritti umani. Ha parlato della situazione dei campi profughi in Siria che è piuttosto grave dato che si tratta solo di tende che non sempre riescono a proteggere gli occupanti dalle intemperie, alzando di fatto anche la mortalità sopratutto fra i bambini. Sono inoltre scarsi gli approvvigionamenti di ogni genere e l’assistenza medica.

É infine intervenuta per ultima una signora nigeriana, Jumy Orimadegum, immigrata qualche anno fa in Italia che ha raccontato la sua storia e la sua esperienza sul barcone con il quale è arrivata. Ha parlato dei costi e delle condizioni disumane che questi trafficanti di esseri umani impongono alle persone per una traversata.
In conclusione, ritengo che questo incontro sia stato molto interessante e illuminante su una questione molto delicata come quella dei migranti.

Ascolta la puntata del Grande Bidello dedicata a rifugiati e migranti