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Il Grande Bidello – Terre di Mafia

La penetrazione delle mafie in Emilia-Romagna è stato l’argomento trattato nell’ultimo incontro del Laboratorio di Politica del Liceo Da Vinci lo scorso 27 marzo al Municipio di Casalecchio di Reno.
Sono intervenuti il consigliere regionale Antonio Mumolo (PD), Enza Rando dell’ufficio legale di Libera, Antonella Micele, coordinatrice regionale di Avviso Pubblico, Antonio Monachetti, referente di Libera Bologna e gli studenti del Presidio Antonino Polifroni della nostra scuola.

Antonio Mumolo ci ha parlato del Testo Unico sulla Legalità approvato lo scorso ottobre dalla Regione Emilia-Romagna, Enza Rando dei processi di mafia Aemilia e Black Monkey che si stanno svolgendo nella nostra regione, Antonella Micele dell’impegno degli enti locali a contrastare le infiltrazioni mafiose nelle amministrazioni, Antonio Monachetti dell’importanza dei Presìdi di Libera.

Infine la studentessa Giada Gianfreda ci ha parlato di quello che si è portata a casa dopo l’esperienza con il Presidio Antonino Polifroni in Calabria, esperienza da cui è stato tratto il video In viaggio per testimoniare la memoria.

Buon ascolto!

 

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In viaggio per testimoniare la memoria

In vista dell’ultimo appuntamento del Laboratorio di Politica il prossimo 27 marzo dedicato al tema della mafia, comincia la pubblicazione a puntate del nostro videoreportage In viaggio per testimoniare la memoria – La Calabria di Antonino Polifroni incontra il Liceo Da Vinci,  che due nostri redattori e alcuni studenti del nostro Liceo – con la collaborazione del professor Giacomo Ciacci – hanno realizzato dopo la loro esperienza in Calabria lo scorso autunno per commemorare la figura di Antonino Polifroni, ucciso dalla ‘ndrangheta nel 1996.

Di Gabriel Hoogerwerf e Giorgio Bergonzoni

Solo a distanza di 20 anni sono stati dato un degno saluto e un degno ricordo all’imprenditore Antonino Polifroni, assassinato dalla ‘ndrangheta il 30 settembre 1996.
Proprio ad Antonino Polifroni è dedicato il Presidio di Libera presente all’interno del Liceo Leonardo da Vinci di Casalecchio di Reno.
Grazie a Libera siamo riusciti a entrare in contatto con Nicoletta Polifroni, una dei suoi sei figli, che ci ha raccontato come da vari anni, per ricordare la figura del padre, la famiglia abbia deciso di distribuire borse di studio nelle scuole di Varapodio (RC).
Insieme al professor Giacomo Ciacci e a Fabio Abagnato, Assessore ai Saperi e Nuove Generazioni del Comune di Casalecchio di Reno, sette componenti del Presidio del nostro liceo sono partiti alla volta della Calabria per prendere parte alla cerimonia di commemorazione.
Poiché nel 2016 è stato il ventesimo anniversario della morte di Antonino, la famiglia Polifroni ha fatto molto di più: ha voluto deporre una lapide nel luogo dell’uccisione del loro familiare, gesto che in tutti questi anni nessuna autorità locale aveva mai pensato di proporre.

 

In viaggio per testimoniare la memoria è stato realizzato da Gabriel Hoogerwerf e Giorgio Bergonzoni, con la collaborazione del professor Giacomo Ciacci e il supporto tecnico di Andjela Varagic di Officina delle Muse.

Potrete vedere il prossimo episodio la settimana prossima.

 

Il videoreportage In viaggio per testimoniare la memoria è stato presentato in anteprima all’edizione 2016 di Politicamente Scorretto.
Verrà nuovamente proiettato all’ultimo appuntamento del Laboratorio Interattivo di Politica, dal titolo Terre di mafia – La penetrazione mafiosa in Emilia-Romagna, che si svolgerà il prossimo 27 marzo alle ore 14,30 presso il Municipio di Casalecchio di Reno.

All’incontro parteciperanno Enza Rando, avvocato di Libera, Antonio Monachetti, referente provinciale di Libera Bologna, Antonella Micele,  vicesindaco di Casalecchio di Reno e coordinatrice regionale di Avviso Pubblico, e Antonio Mumolo, Consigliere dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna.

L’incontro sarà coordinato dal professor Giacomo Ciacci e dagli studenti del collettivo Antonino Polifroni del nostro Liceo.

L’evento si colloca all’interno del programma Primavera di Politicamente Scorretto e Civica 2017 – Iniziative di cultura antimafia.

Unione Europea: quale futuro?

Al quarto incontro del Laboratorio di Politica lo scorso 23 febbraio si è parlato del futuro prossimo dell’UE con gli europarlamentari Marco Affronte ed Elly Schlein e con Stefania Fenati, responsabile di Europe Direct Emilia-Romagna.

Di Marco Della Mura

Uniti per quali obiettivi?

L’incontro è partito dall’analisi delle intenzioni che i Padri Fondatori avevano previsto al momento della creazione di quella che sarebbe diventata la Comunità Europea.

Le fondamenta dell’attuale Unione Europea risalgono al 1951 con la CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio) il cui scopo era quello di mettere in comune la produzione delle risorse necessarie per la costruzione di materiale bellico, tra i sei Paesi fondatori – Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi – per scongiurare un riarmo segreto delle nazioni all’interno della Comunità.
Evolvendosi e inglobando nel tempo nuovi Paesi, è andata a definirsi l’Unione Europea come la conosciamo oggi, creata ufficialmente il 7 febbraio del 1992.

Gli obiettivi che si proponeva erano obiettivi di integrazione economica (moneta unica, ma non solo), politica (l’80% delle leggi oggi approvate in Italia è richiesto dall’UE) e sociale (per progredire verso il benessere).

L’UE era un’unione nata per la solidarietà e la condivisione di obiettivi che in parte ha raggiunto: dal  1951 non ci sono state più guerre tra i paesi che ne fanno parte, la mobilità di merci, persone e capitali è aumentata notevolmente, e vi è una maggiore inclusione (anche dei Paesi dell’Est).

Questa integrazione ha anche contribuito al fenomeno della globalizzazione, grazie soprattutto alla liberalizzazione e alla deregolamentazione degli scambi commerciali e dei movimenti di capitale, portando a un mercato aperto, ma che si sta via via standardizzando ai modelli delle multinazionali o a quelli degli USA.

 

Chi è intervenuto?

A presenziare all’incontro gli onorevoli Elly Schlein e Marco Affronte, eletti nel Parlamento Europeo, la prima del partito Alleanza Progressista mentre il secondo ex appartenente al Movimento Cinque Stelle e ora nel movimento dei Verdi (De Pretis docet).

Marco Affronte ha parlato della sua formazione come biologo marino a Rimini e del suo attivismo per la tutela ambientale. All’interno della UE è impegnato nella Commissione Ambiente. Grazie alla sua esperienza civica e politica, ha ribadito come ognuno di noi possa contribuire nel suo piccolo a temi che sembrano così grandi come l’ambiente appunto. Nonostante non veda di buon occhio le direzioni che sta prendendo l’UE in campo economico e sociale, si dichiara entusiasta del lavoro per la tutela dell’ambiente, notando che l’UE è molto attiva per promuovere norme di tutela ambientale, anche se spesso i Paesi membri non le rispettano.

Elly Schlein invece fa parte della Commissione Sviluppo in cui si lavora sulle politiche di cooperazione con i Paesi in via di sviluppo e si sovraintende alle donazione che essi ricevono dall’UE. Inoltre si occupa di immigrazione e diritto all’asilo. Fa anche parte della Commissione Femminile che si occupa di diritti delle donne e parità di genere.

Stefania Fenati era il terzo ospite, lavora come documentalista, ed è responsabile del Centro Europe Direct della Regione Emilia-Romagna. La Rete Europe Direct veicola informazioni, consulenze e servizi, fungendo da tramite tra l’UE e i cittadini. È sottoposta a feedback che riportano opinioni e bisogni dei territori agli organi della UE e ad una rendicontazione precisa.

 

Cos’è che non va? (Le 5 Grandi Sfide)

La Schlein ha parlato di come questa, secondo lei, non sia l’Unione che si immaginavano i Padri Fondatori, in quanto ricca di disuguaglianza e disoccupazione. Ciò, a detta sua, è stato causato dall’illusione di poter mettere in comune solo il mercato, credendo ingenuamente che l’unità sociale sarebbe seguita in automatico.

Lo scenario attuale – come sostiene Affronte – vede l’UE andare verso direzioni inaspettate. Stiamo assistendo a una rinascita dei nazionalismi e a una prevalsa spesso di correnti di pensiero di destra, che possono anche non essere intrinsecamente sbagliate, ma indicano spesso una minor apertura verso l’estero. L’uscita dall’Unione della Gran Bretagna ne è un esempio eclatante.

 

Secondo la Schlein questa rivalsa degli egoismi nazionali risiede nella mancanza di volontà e nel rifiuto da parte degli Stati membri di prendersi le proprie responsabilità ed unirsi secondo scopi sociali comuni.

In ciò evidenzia cinque grandi sfide per l’UE:

1 – Migrazione 6 Paesi su 28 accolgono l’80% dei migranti, è infatti stipulato dal Trattato di Dublino che ogni migrante debba registrarsi nel primo paese su cui metta piede. Ma questo non può essere trattato come un problema di poche nazioni, ci vogliono dei meccanismi di redistribuzione degli immigrati.

2 – Ambiente Mancano regole comuni sanzionabili per puntare a un efficientamento energetico e a un maggior uso delle energie rinnovabili, per la sostenibilità ambientale.

3 – Politiche economiche e sociali Si parla qui di green economy, ricerca e sviluppo, cultura e istruzione.

4 – Politiche estere di sicurezza comune L’Europa non riesce a imporsi alla stregua degli Stati Uniti, in quanto racchiude una pluralità di voci discordanti al suo interno che si contraddicono e non giungono a soluzioni comuni.

5 – Fiscale Sono miliardi gli Euro persi nella competizione tra Stati e imprese. Questo perché manca uno scambio sistematico tra i Paesi e un sistema efficiente di rendicontazione, e le competenze dell’UE sono ridottissime in questo ambito.

 

Agire assieme

Ma per migliorare tutto ciò occorre la volontà politica di agire assieme per il benessere collettivo e non per il solo arricchimento nazionale.

I problemi sono innumerevoli: vi è un deficit democratico, e sta spesso passando subdolamente l’idea che la democrazia non funzioni bene e costi troppo.

Vi è un livello che sembra incancellabile di disoccupazione endemica, e nonostante si pensasse fosse l’unico modo per aumentare l’occupazione, l’aumento del PIL non ne produce un commisurato aumento. Anzi, la disoccupazione sta aumentando e inizia ad essere definita come disoccupazione tecnologica, la tecnologia aumenta il benessere ma toglie posti di lavoro.

Vi è un aumento della povertà in alcune zone e generalmente le entrate fiscali sono minori come di conseguenza la spesa pubblica.

Finché ogni Paese continuerà a cercare gli altri quando ha bisogno, ignorandoli quando sono gli altri ad aver bisogno, l’UE non funzionerà. Bisogna accantonare l’egoismo se si vuole un mondo non solo più giusto, ma anche più efficiente.

 

Ascolta la puntata del Grande Bidello con le interviste agli ospiti