Archivi tag: europa

Unione Europea: quale futuro?

Al quarto incontro del Laboratorio di Politica lo scorso 23 febbraio si è parlato del futuro prossimo dell’UE con gli europarlamentari Marco Affronte ed Elly Schlein e con Stefania Fenati, responsabile di Europe Direct Emilia-Romagna.

Di Marco Della Mura

Uniti per quali obiettivi?

L’incontro è partito dall’analisi delle intenzioni che i Padri Fondatori avevano previsto al momento della creazione di quella che sarebbe diventata la Comunità Europea.

Le fondamenta dell’attuale Unione Europea risalgono al 1951 con la CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio) il cui scopo era quello di mettere in comune la produzione delle risorse necessarie per la costruzione di materiale bellico, tra i sei Paesi fondatori – Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi – per scongiurare un riarmo segreto delle nazioni all’interno della Comunità.
Evolvendosi e inglobando nel tempo nuovi Paesi, è andata a definirsi l’Unione Europea come la conosciamo oggi, creata ufficialmente il 7 febbraio del 1992.

Gli obiettivi che si proponeva erano obiettivi di integrazione economica (moneta unica, ma non solo), politica (l’80% delle leggi oggi approvate in Italia è richiesto dall’UE) e sociale (per progredire verso il benessere).

L’UE era un’unione nata per la solidarietà e la condivisione di obiettivi che in parte ha raggiunto: dal  1951 non ci sono state più guerre tra i paesi che ne fanno parte, la mobilità di merci, persone e capitali è aumentata notevolmente, e vi è una maggiore inclusione (anche dei Paesi dell’Est).

Questa integrazione ha anche contribuito al fenomeno della globalizzazione, grazie soprattutto alla liberalizzazione e alla deregolamentazione degli scambi commerciali e dei movimenti di capitale, portando a un mercato aperto, ma che si sta via via standardizzando ai modelli delle multinazionali o a quelli degli USA.

 

Chi è intervenuto?

A presenziare all’incontro gli onorevoli Elly Schlein e Marco Affronte, eletti nel Parlamento Europeo, la prima del partito Alleanza Progressista mentre il secondo ex appartenente al Movimento Cinque Stelle e ora nel movimento dei Verdi (De Pretis docet).

Marco Affronte ha parlato della sua formazione come biologo marino a Rimini e del suo attivismo per la tutela ambientale. All’interno della UE è impegnato nella Commissione Ambiente. Grazie alla sua esperienza civica e politica, ha ribadito come ognuno di noi possa contribuire nel suo piccolo a temi che sembrano così grandi come l’ambiente appunto. Nonostante non veda di buon occhio le direzioni che sta prendendo l’UE in campo economico e sociale, si dichiara entusiasta del lavoro per la tutela dell’ambiente, notando che l’UE è molto attiva per promuovere norme di tutela ambientale, anche se spesso i Paesi membri non le rispettano.

Elly Schlein invece fa parte della Commissione Sviluppo in cui si lavora sulle politiche di cooperazione con i Paesi in via di sviluppo e si sovraintende alle donazione che essi ricevono dall’UE. Inoltre si occupa di immigrazione e diritto all’asilo. Fa anche parte della Commissione Femminile che si occupa di diritti delle donne e parità di genere.

Stefania Fenati era il terzo ospite, lavora come documentalista, ed è responsabile del Centro Europe Direct della Regione Emilia-Romagna. La Rete Europe Direct veicola informazioni, consulenze e servizi, fungendo da tramite tra l’UE e i cittadini. È sottoposta a feedback che riportano opinioni e bisogni dei territori agli organi della UE e ad una rendicontazione precisa.

 

Cos’è che non va? (Le 5 Grandi Sfide)

La Schlein ha parlato di come questa, secondo lei, non sia l’Unione che si immaginavano i Padri Fondatori, in quanto ricca di disuguaglianza e disoccupazione. Ciò, a detta sua, è stato causato dall’illusione di poter mettere in comune solo il mercato, credendo ingenuamente che l’unità sociale sarebbe seguita in automatico.

Lo scenario attuale – come sostiene Affronte – vede l’UE andare verso direzioni inaspettate. Stiamo assistendo a una rinascita dei nazionalismi e a una prevalsa spesso di correnti di pensiero di destra, che possono anche non essere intrinsecamente sbagliate, ma indicano spesso una minor apertura verso l’estero. L’uscita dall’Unione della Gran Bretagna ne è un esempio eclatante.

 

Secondo la Schlein questa rivalsa degli egoismi nazionali risiede nella mancanza di volontà e nel rifiuto da parte degli Stati membri di prendersi le proprie responsabilità ed unirsi secondo scopi sociali comuni.

In ciò evidenzia cinque grandi sfide per l’UE:

1 – Migrazione 6 Paesi su 28 accolgono l’80% dei migranti, è infatti stipulato dal Trattato di Dublino che ogni migrante debba registrarsi nel primo paese su cui metta piede. Ma questo non può essere trattato come un problema di poche nazioni, ci vogliono dei meccanismi di redistribuzione degli immigrati.

2 – Ambiente Mancano regole comuni sanzionabili per puntare a un efficientamento energetico e a un maggior uso delle energie rinnovabili, per la sostenibilità ambientale.

3 – Politiche economiche e sociali Si parla qui di green economy, ricerca e sviluppo, cultura e istruzione.

4 – Politiche estere di sicurezza comune L’Europa non riesce a imporsi alla stregua degli Stati Uniti, in quanto racchiude una pluralità di voci discordanti al suo interno che si contraddicono e non giungono a soluzioni comuni.

5 – Fiscale Sono miliardi gli Euro persi nella competizione tra Stati e imprese. Questo perché manca uno scambio sistematico tra i Paesi e un sistema efficiente di rendicontazione, e le competenze dell’UE sono ridottissime in questo ambito.

 

Agire assieme

Ma per migliorare tutto ciò occorre la volontà politica di agire assieme per il benessere collettivo e non per il solo arricchimento nazionale.

I problemi sono innumerevoli: vi è un deficit democratico, e sta spesso passando subdolamente l’idea che la democrazia non funzioni bene e costi troppo.

Vi è un livello che sembra incancellabile di disoccupazione endemica, e nonostante si pensasse fosse l’unico modo per aumentare l’occupazione, l’aumento del PIL non ne produce un commisurato aumento. Anzi, la disoccupazione sta aumentando e inizia ad essere definita come disoccupazione tecnologica, la tecnologia aumenta il benessere ma toglie posti di lavoro.

Vi è un aumento della povertà in alcune zone e generalmente le entrate fiscali sono minori come di conseguenza la spesa pubblica.

Finché ogni Paese continuerà a cercare gli altri quando ha bisogno, ignorandoli quando sono gli altri ad aver bisogno, l’UE non funzionerà. Bisogna accantonare l’egoismo se si vuole un mondo non solo più giusto, ma anche più efficiente.

 

Ascolta la puntata del Grande Bidello con le interviste agli ospiti

Annunci

L’era Trumpopulista

Da poche ore Donald J. Trump è diventato ufficialmente il 45esimo presidente degli Stati Uniti d’America: uno degli uomini più ricchi al mondo diventa uno degli uomini più potenti al mondo. 

di Andrea Volpe

Questo è sicuramente un giorno speciale,  non sarebbe un grosso azzardo dire che nei prossimi anni ricorderemo il 20 gennaio 2017 come la fine di un’era.  La politica ”pettinata”, nella quale si combatteva a colpi di proposte e programmi politically correct , sta poco a poco cedendo il passo a quella brutale e populista della quale il magnate americano non ne è solo baluardo ma anche ispirazione.

Questo fenomeno è osservabile un po’ in tutto il mondo, Europa compresa: come in Italia con l’ascesa del MoVimento di Beppe Grillo, in Francia con il Front National di Marie LePen o in Germania con la AfD di Frauke Petry, o ancora in UK Boris Johnson e il suo movimento per la Brexit.
Questi partiti sono stati in grado di dividere totalmente l’opinione pubblica: se da una parte c’è chi li ritiene capaci solo di creare confusione politica inutile, dal’altra c’è chi crede che siano le uniche speranze di risollevarsi dalla tanto sofferta crisi economica del 2008 dando anche un calcio al tanto odiato  politicamente corretto.

Nessuno di questi personaggi  era riuscito ad arrivare a governare la propria nazione, nessuno fino ad oggi, nessuno fino a  ”The Donald”.  Grazie alla nomina di Trump potremmo finalmente avere un’idea di ciò che succederebbe con un cosiddetto ”populista” ai vertici di potere.

Ciò che colpisce sicuramente è l’impressionante velocità con cui queste formazioni politiche  sono riuscite ad accaparrarsi una quantità tale di consensi.
La chiave di lettura è senza dubbio  il malcontento. A causa della già citata crisi del 2008, i governi  di tutto il mondo sono stati costretti ad attuare dolorose misure di emergenza che se da un lato hanno, in parte, salvato i conti pubblici, dall’altro hanno assicurato una diminuzione di fiducia enorme verso lo Stato, che difficilmente riuscirà ad essere riguadagnata. Infatti, il cittadino è stanco di dover pagare di più per ricevere  meno di ciò che riceveva qualche anno fa.
Trump e i suoi corrispettivi europei sono stati bravi a cogliere tutto questo malcontento popolare e trasformarlo in un consenso politico forte e numeroso, capace di far vincere delle elezioni presidenziali.

Dall’intensa campagna elettorale fino al primo discorso da presidente, Trump non ha mai smesso di fare promesse pesantissime come la costruzione del muro sul confine col Messico o l’abolizione del tanto lodato ObamaCare, la grande riforma sanitaria dell’amministrazione  precedente.

La promessa che ha più destato più scalpore tra i paesi amici è quella di defilarsi dalla NATO, ritenuta dal nuovo presidente obsoleta e inefficace.
In Europa quest’ultima dichiarazione è vista con grande sconforto, Gli USA – dalla Seconda Guerra Mondiale in poi – sono stati un modello di riferimento per gli altri Paesi  e un impegno minore nel Patto Atlantico crea instabilità all’interno dell’organizzazione stessa. I paesi europei farebbero bene a non avere paura di approfittare di questa situazione per costruire un esercito comune dell’Unione Europea che proteggerebbe gli interessi degli Stati membri e dei suoi cittadini.

In questo scenario che si preannuncia interessante e ricco di variabili sarà sicuramente interessante seguire l’evolversi degli eventi.