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Festival dell’Oriente: un fantastico viaggio in luoghi mozzafiato

Il Festival dell’Oriente permette un fantastico viaggio nello stravagante e sconfinato mondo asiatico e di teletrasportare chiunque vi partecipi in luoghi a dir poco mozzafiato.

di Denise Passuti

Basta un passo per ritrovarsi prima in Bangladesh, poi in Birmania, Cina, Corea, Giappone, India, Indonesia, Malesia, Mongolia, Nepal, Tibet e infine in Thailandia.

Al Festival dell’Oriente, che si è tenuto a Bologna Fiere proprio in queste ultime settimane, è infatti possibile assistere a spettacoli di ogni genere – di ballo, canto, arti marziali e tanto altro – e ammirare mostre fotografiche dei vari Paesi orientali.

O anche comprare nei bazar gli oggetti più disparati, come ad esempio opere d’artigianato, abiti tradizionali, armi splendenti o favolose pietre preziose, e negli stand alimentari cibi e bevande di ogni tipo, dai pocky – grissini ricoperti di cioccolato, come i Mikado – alle leggerissime nuvole di drago, che sono sfogliatine fritte al gusto di frutti di mare.

Festival-Oriente_bolognaSi può partecipare a cerimonie tradizionali come la vestizione del kimono, la preparazione del the o l’incontro con i gentilissimi bonzi che ti legano al polso un braccialetto portafortuna.

Le attività proposte, tuttavia, non sono solo queste, ma ci sono anche aree adibite allo yoga, ai massaggi, ai combattimenti e non solo!

Un altro aspetto veramente strepitoso è la presenza di vari ristoranti e stand di essenze e spezie, che diffondono in tutti e tre i padiglioni profumi veramente allettanti e travolgenti: sembra davvero di essere da tutt’altra parte, in uno di quei misteriosi e affascinanti Paesi dell’Asia.

È un’esperienza che merita davvero di essere vissuta, in primo luogo perché è a due passi da “casa”, e in secondo luogo perché non è una possibilità di tutti poter viaggiare e raggiungere questi straordinari angoli di paradiso dall’altra parte del mondo.

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Jessica and Me

di Anita Farneti

Sono al Teatro Laura Betti di Casalecchio di Reno dove va in scena lo spettacolo Jessica and Me, che mette insieme danza e recitazione, interpretato da Cristiana Morganti, una ballerina che faceva parte della compagnia diretta da Pina Bausch.

Qual è la trama dello spettacolo?
Beh, quando l’ho chiesto, Cristiana Morganti mi ha risposto: “Non c’è”. Guardandolo mi sono resa conto effettivamente che è vero: infatti si tratta di un insieme di aneddoti riguardanti la sua vita di danzatrice, riflessioni sul suo mestiere e su cosa significa essere ballerine a quasi 50 anni. Il tutto accompagnato da una grande ironia, poiché, lei stessa ha affermato “Se si parla di sé stessi senza utilizzarla poi si diventa insopportabili”.

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Tutto inizia con lei che entra in scena danzando con in sottofondo la sua voce, registrata, che la critica senza pietà: ”Questa mossa l’hai copiata, questa la fai sempre, questa piace solo a te!”

Poi si blocca, tira fuori un registratore e la voce di una giornalista, la Jessica del titolo, inizia a farle delle domande:

J: “Perché si sta in scena?”

C: “Ah, non saprei, ognuno ha le sue ragioni…”

J: ”E’ forse un modo per riempire un vuoto affettivo, o per assecondare il vostro narcisismo?”

Insomma, avete capito il tipo…

Ad un certo punto la ferma e si mette a raccontare. La difficoltà che ha ora a danzare si fa sempre più evidente, con tutti i problemi fisici che si sono aggiunti negli anni (il piede che deve fasciare ogni volta, il ginocchio e la schiena doloranti).

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“Ho iniziato a danzare a cinque anni” ci dice “io non ero molto convinta, poi però, visto che ero bravina, mia madre mi ha iscritta alla scuola di danza di Roma.”
A tredici anni si è dovuta mettere un reggiseno contenitivo elegantemente soprannominato “la corazza” poiché si stava sviluppando troppo.
A sedici l’insegnante disse a sua madre: “Signora, sua figlia è bravina, ma mi si sta allargando troppo. E’ un peccato, perché a causa di questo il massimo che potrà fare sarà l’insegnante, o al massimo la coreografa”.

Invece non è andata affatto così.
Infatti qualche anno dopo ha iniziato a far parte del celebre Tanztheater Wuppertal  diretto da Pina Bausch.
Il suo fisico considerato “inadatto” non le diede più alcun problema, dato che in quella compagnia tutti i danzatori venivano scelti per il talento, non per il corpo. Ci dice: “I ballerini di quella compagnia sono persone all’apparenza normali, ma quando si mettono a danzare ti incantano”.

Jessica riprende a parlare:

J: “Vero che Pina era severa?”

C: “Ah no, pretendeva molto da noi ma non…”

J: “Ah, quindi era proprio crudele?”

C: “Ma no, assolutamente, anzi…”

J: “Come vi sentite adesso che non c’è più? Come degli orfani?”

A questo punto Cristiana, arrabbiata, lancia via il registratore, zittendola.

“Sapete, negli anni ’70 in ogni spettacolo era necessario saper fumare, ma io non ci riuscivo proprio! Così Pina mi diede una lezione privata”.

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Finito il racconto si infila un fantastico vestito bianco da sposa, si fa accendere una sigaretta da uno spettatore, e l’abito prende fuoco! Cioè, ovviamente non sul serio, si tratta di un semplice effetto speciale, però incredibile. Si spengono le luci e gli applausi sembrano non finire mai.

Ascolta la rubrica Laura&Leo dedicata allo spettacolo Jessica and Me

Laura and Leo – Jessica and Me

di Anita Farneti

Seconda puntata per la rubrica Laura&Leo, realizzata in collaborazione tra il Liceo Leonardo Da Vinci e il Teatro Comunale Laura Betti di Casalecchio di Reno.

In questa puntata vi parleremo dello spettacolo Jessica & Me andato in scena il 16 febbraio 2016, scritto e interpretato dalla ballerina Cristiana Morganti, che ha deciso di mettere in scena aneddoti riguardanti la sua vita di danzatrice e riflessioni sul suo mestiere e su che cosa significa essere ballerine a quasi 50 anni. Il tutto condito con un’ironia irresistibile!

Qui potrete ascoltare il nostro commento e l’intervista integrale a Cristiana Morganti.


La rubrica è realizzata con la collaborazione di Andrea Volpe alla parte tecnica.

I disegni sono di Anita Farneti

Le musiche sono rilasciate con licenza creative commons e sono scaricate dal sito Jamendo. In questa puntata la musica di sottofondo è The sad clown di Jacques Buvat. La sigla è Possibilities di Jasmine Jordan

Leggi la recensione “graphic” dello spettacolo Jessica and me

OOOOOOO (IT) – Le relazioni interrotte

di Anita Farneti

Sono al Teatro Laura Betti di Casalecchio di Reno dove va in scena lo spettacolo OOOOOOO, un misto di danza, canto e recitazione, interpretato dalla compagnia Fattoria Vittadini, con la regia del coreografo Giulio D’Anna.

Prendo il biglietto, mi siedo al mio posto, le luci si abbassano ed entrano 7 ragazzi con indosso solo la biancheria intima (cosa che mi ha ricordato che devo iniziare a fare sport per l’estate, ma non divaghiamo!).

Si presentano, cantando sulle note di “Feelings”.

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E poi si parte con il gioco della verità! Come funziona? Sullo schermo vengono proiettate alcune frasi che rivelano delle particolarità riguardanti uno o più danzatori presenti sul palco. Attraverso questo gioco, nel quale i ragazzi si svelano davanti al pubblico, in pochi minuti scopro i segreti più intimi di ognuno di loro.

Le storie che vengono raccontate parlano di violenza sul partner (piccola curiosità:a confessare di essere stati autori di questa azione sono più ragazze che ragazzi), del dolore per la morte del padre, dell’orientamento sessuale di ognuno, del numero di amanti e di altri segreti che ruotano intorno al mondo delle relazioni.

E dopo ciò, il piatto forte dello spettacolo: le relazioni interrotte.
Sia che si parli dell’abbandono da parte del fidanzato, di un divorzio, della rottura con il proprio padre o addirittura con la propria patria gli attori si mettono a nudo con il pubblico, rivelando le loro esperienze più personali. Il tutto accompagnato da coreografie talmente spettacolari ed emozionanti da farmi preoccupare che qualcuno di loro si facesse male da un momento all’altro.

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E, non ci crederete, a sottolineare questo aprirsi completamente, una delle danzatrici toglie anche la biancheria intima e si mostra completamente nuda. Se foste stati lì con me mi avreste visto fare un salto di tre metri. Non fraintendetemi, non ero affatto scandalizzata, solo stupita, e soprattutto ammirata. Pensateci, voi riuscireste non solo a raccontare i fatti più intimi della vostra vita davanti a degli estranei, ma anche a mostrarvi davanti ad essi come mamma vi ha fatti? Non credo proprio…

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Ma cosa cercano di dirci? Qual è la morale di tutto ciò?

Il finale mi spiega tutto: i ragazzi iniziano ha prendersi a schiaffi! Ma forte eh! E intanto cantavano la canzone “I don’t mind the pain”, “non mi importa del dolore, non mi importa di soffrire per amore”.

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Non rinunciate ad amare per paura di soffrire.
E con i corpi più rossi di delle aragoste, i danzatori ci augurano la buonanotte.

 

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Giulio D’Anna e Mattia Agatiello intervistati da Anita Farneti

Guarda la fotogallery
Le foto sono di Chiara Vannini. I disegni sono di Anita Farneti

Ascolta la rubrica Laura&Leo dedicata allo spettacolo OOOOOOO

Laura and Leo – OOOOOOO

di Anita Farneti

Quest’anno si è inaugurata una collaborazione tra il Liceo Leonardo Da Vinci e il Teatro Comunale Laura Betti di Casalecchio di Reno.  Noi studenti che facciamo parte del progetto avremo la possibilità di assistere agli spettacoli e incontrare gli artisti e potremo poi realizzare recensioni, foto, e una nuova rubrica radiofonica dedicata al teatro: Laura&Leo.

In questa prima puntata vi parleremo dello spettacolo OOOOOOO

Cosa succederebbe se sette ballerini decidessero di mettere in scena uno spettacolo in cui raccontano le faccende riguardanti le loro personali relazioni interrotte? Ve lo dico io! Ne uscirebbe fuori un vero e proprio capolavoro, come quello a cui io ed altre mie colleghe abbiamo assistito lo scorso 20 gennaio al Teatro Comunale Laura Betti .

Qui potrete ascoltare il nostro commento e le interviste fatte al regista dello spettacolo Giulio D’Anna e al ballerino Mattia Agatiello.


La rubrica è realizzata con la collaborazione di Andrea Volpe alla parte tecnica.

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Giulio D’Anna e Mattia Agatiello intervistati da Anita Farneti

Guarda la fotogallery
Le foto sono di Chiara Vannini. I disegni sono di Anita Farneti

Le musiche sono rilasciate con licenza creative commons e sono scaricate dal sito Jamendo. In questa puntata la musica di sottofondo è Jazz di Airplane. La sigla è Possibilities di Jasmine Jordan

Leggi la recensione “graphic” dello spettacolo OOOOOOO

Open Hair, semplicemente wow!

Open Hair è il nome di uno spettacolo di danza contro la violenza sulle donne, al quale prenderanno parte, tra le altre, alcune giovani ballerine che frequentano il nostro liceo.

di Anita Farneti

open hairGrazie alle nostre compagne di scuola, io e  Julieta Sepulveda riusciamo a metterci in contatto con Paola Luciani, la fotografa ideatrice del progetto. La incontriamo nella stanza adiacente alla palestra in cui le ragazze stanno facendo le prove per lo spettacolo che si svolgerà il 21 novembre alle ore 21 a palazzo Albergati.

Quando e come nasce questo progetto?
Questo progetto nasce nel 2014, ero la fotografa del saggio di danza di queste ragazze, e quando le ho viste ballare con i capelli sciolti mi sono emozionata tantissimo e da lì mi è venuta l’idea.

Nello spettacolo i capelli hanno un ruolo importante, ci puoi spiegare i motivi di questa scelta?
I capelli rappresentano l’individualità di una persona, a differenza delle altre parti del corpo essi non si deteriorano. Non a caso nei lager la prima cosa che i nazisti facevano era rasare tutti a zero. Per le donne, se portati lunghi e sciolti, sono inoltre simbolo di femminilità.

Dappertutto nelle campagne contro la violenza sulle donne troviamo immagini di ragazze piene di lividi, sfigurate, con le bocche cucite. Perché tu al contrario hai deciso di non mostrare nessuna immagine di violenza?
Quando è iniziato questo progetto ho fatto esattamente ciò che hai fatto tu, mi sono documentata, ho partecipato a delle conferenze sull’argomento e ho scoperto che nessuno fa vedere ciò che la violenza ti porta via: bellezza, giovinezza, femminilità… Ed è per questo che ho deciso di farlo io.

Chi è il principale destinatario del messaggio che vuoi far trasparire da questo spettacolo?
Sono i giovani, sia maschi che femmine. Vorrei insegnare ai ragazzi il rispetto e alle ragazze a non reprimersi e a non sottomettersi. È per questo che sono andata a parlare in molte scuole, compresa la vostra.

Tutte le foto che ho visto sono state scattate in mezzo alla natura, come mai questa scelta?
Ho fatto questa scelta perché le ragazze riuscissero a mettersi in contatto con la loro parte più interiore. Mentre scattavo quelle foto, non avevano né un pubblico, né la musica, per far capire loro cosa significava essere veramente libere.

Con noi c’è anche Davide Lazzaroni, il cantante coinvolto in questo progetto. Rivolgiamo anche a lui qualche domanda.

Ci vuoi parlare della parte musicale dello spettacolo?
In scena saremo quattro musicisti, ed io sono il cantante. Alcuni dei brani che eseguiremo li abbiamo composti noi, altri no, e sono presenti delle parti cantate ed altre invece parlate. Il nostro scopo è mostrare come uno spettacolo possa toccare più sensi possibile, renderlo totalizzante.

In base a cosa avete scelto la location?
L’abbiamo trovata per caso e si è rivelata perfetta. Albergati aveva costruito una sala appositamente per mettere in scena gli spettacoli scritti dai suoi amici, come ad esempio Goldoni. Inoltre tra quelle mura si vocifera che Albergati in persona abbia ucciso suo moglie dopo aver scoperto un’infedeltà. Insomma, si sposa perfettamente con il progetto!

Si  è fatto tardi, ma prima di andare ci propongono di vedere un pezzo delle prove dello spettacolo.
Parte la musica e noi rimaniamo incantate. Tutto ciò che riusciamo a vedere è un turbine di capelli biondi, neri, rossi, lisci, ricci, mossi. Le ballerine a volte si muovono in modo rilassato, a volte frenetico, volteggiano, saltano, roteano, e davanti a quella meraviglia nella nostra mente riusciamo a distinguere un unico, semplice pensiero: “wow”.