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L’autogestione è una perdita di tempo?

Anche quest’anno il nostro liceo ha svolto per tre giorni attività Autogestite alternative alle lezioni normali. Finite le giornate siamo tutti tornati alle solite occupazioni… ma com’è è stata vissuta da tutti gli altri? Noi della redazione abbiamo raccolto opinioni e riflessioni da parte di studenti, personale ATA e un ospite speciale: il Preside.

di Gabriel Hoogerwerf, Aurora Martelli e Andrea Volpe 

MASSIMO GIORGINI (DIRIGENTE SCOLASTICO): Per un preside un’autogestione comporta ovviamente preoccupazioni di tipo istituzionale e amministrativo ovvero riorganizzare l’orario dei docenti, garantire la vigilanza degli studenti e altre che sono comunque affrontabili e gestibili .Io penso comunque che momenti come questi possano servire a creare delle forme di arricchimento. Per certi versi comportano la perdita di giorni di scuola ma hanno aspetti positivi ad esempio quello di dare ai ragazzi la possibilità di sperimentarsi in chiave organizzativa e di approfondire argomenti che li interessano. Inoltre i ragazzi del liceo che hanno partecipato mi sembra abbiano dimostrato una certa serietà. Vi sono stati però due lati negativi: da un lato la scarsa partecipazione in quanto ci sono state molte assenze, il che significa che una parte importante degli studenti non si è sentita interessata. Anche alcuni tra i ragazzi che erano presenti hanno chiesto di fare attività didattiche. Questo dimostra che effettivamente una grande parte degli studenti non ha dimostrato grande interesse. Inoltre tra i gruppi e attività ce n’erano di interessanti e importanti ma ce n’erano altri che mi sembravano un po’ estemporanei. Quindi pensando anche al futuro credo che gli studenti ma anche le altre componenti scolastiche si debbano chiedere se valga la pena di continuare con l’autogestione e soprattutto di continuare in questo modo.

BIDELLA: A mio parere l’autogestione è solo una perdita di tempo, perché non fate né lezione, né svolgete altre attività istruttive come ad esempio lavorare con i più piccoli. Avete fatto assemblea tutti i mesi, ora manca un mese e mezzo alla fine della scuola e siete con l’acqua alla gola. Ciò non vuol dire che se aveste scelto un altro periodo la situazione sarebbe stata differente: io sono generalmente contro. Tuttavia devo ammettere che siete stati bravi, mi aspettavo un caos generale, perché questi giorni di solito vengono presi molto alla leggera per distrarsi. Però penso che già perdiate troppo tempo, perdete tempo per andare in gita, per le assemblee, per tutti gli impegni personali, e poi vi ritrovate a fine anno senza riuscire a svolgere il vostro programma con tranquillità. Anche l’insegnante come può recuperare il tempo perso dopo un rientro da tre giorni di tregua? Invece di 10 pagine ve ne assegna 15 o 20! Alla fine ci rimettete voi studenti. Io da ex alunna vi dico che negli anni 70’/80′ sì abbiamo lottato, ma per cose sbagliate: io ero contraria, secondo me è giusto che chi vuole studiare debba studiare, chi non vuole studiare vada a imparare un mestiere. Una volta chi non ne aveva voglia andava a lavorare dopo la terza media. E’ anche colpa delle lotte studentesche se la scuola oggi è quella che è; una volta il professore aveva più potere, gli insegnanti erano dei secondi genitori che formavano i ragazzi a scuola, soprattutto nelle scuole elementari e medie.

ELISA GRENDENE (studentessa): Questa autogestione non è stata una delle migliori, soprattutto rispetto a quelle che siamo riusciti a vedere gli anni scorsi. Mi è dispiaciuto tanto per lo scarso livello. E’ un’occasione che non dovremmo farci scivolare dalle mani perché non a tutti è concessa e non a tutti per non cosi’ tanto tempo. Ci sono state persone esterne che sono state invitate apposta per questa occasione e non sono state degnamente considerate e per quanto riguarda il rispetto c’è stata una forte mancanza. Io con un mio compagno c’eravamo impegnati per fare un gruppo sull’immigrazione, per parlare di qualcosa di cui tra i i giovani non si parla tanto. Non è stato un gran successo perché ci siamo visti una persona su delle quattordici che si erano iscritte. Secondo me è perché la gente l’ha presa come una sorta di vacanza; è vero che non è la scuola che conosciamo tutti i giorni ma allo stesso tempo non è da prendere sotto gamba dicendo cose come “ok posso stare a casa” oppure “ok posso guardare un film per tre giorni”.  Quindi secondo me ci vorrebbe una sorta di esame di coscienza da parte di tutti per capire che queste bellissime opportunità di riuscire a discutere insieme. L’unica cosa da migliorare è la volontà delle persone, questo è il punto chiave ma purtroppo non è facile come cosa!

I punti di vista emersi sono risultati differenti e fanno pensare su come la nostra autogestione non sia sempre ben vista. Abbiamo capito quali sono stati i punti negativi e speriamo siano spunto di riflessione e miglioramento per l’anno prossimo!

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Il Grande Bidello – Giovani ed Europa: un futuro insieme?

L’Unione Europea è stato il tema del quarto incontro del  Laboratorio di Politica del Liceo Da Vinci lo scorso 23 febbraio. Sono intervenuti i due europarlamentari Marco Affronte dei Verdi ed Elly Schlein di Alleanza Progressista, oltre a Stefania Fenati dell’Antenna Regionale Europe Direct. Nel corso della puntata abbiamo dato la parola anche alla studentessa Aurora Martelli.

Stefania Fenati ci ha parlato del rapporto dei giovani con l’Europa.

Marco Affronte ed Elly Schlein  hanno esposto le loro opinioni sui temi di cui si occupano nell’Europarlamento.
Marco Affronte in particolare fa parte della Commissione Ambiente e con lui abbiamo parlato del problema dell’inquinamento dei mari.
Invece Elly Schlein si occupa anche di immigrazione e diritto all’asilo, temi emersi durante il laboratorio: per questo motivo ci ha spiegato con esattezza di che cosa parla il Trattato di Dublino.

Conclude la puntata la studentessa Aurora Martelli che ci esprime il suo pensiero sul futuro dell’Europa.

Buon ascolto!

 

Leggi l’articolo Unione Europea: quale futuro?

Chiacchiere superstiziose

Quanto possono influenzare le nostre scelte?

di Aurora Martelli

Vi sfido a passare sotto a una scala, ad attraversare la strada con un gatto nero, e magari a salire su un aereo di venerdì 17.

La superstizione è una brutta bestia, perchè senza che ce ne accorgiamo ci cambia molti aspetti della vita, la gente oggi è più impegnata a cercare di sfuggire alle situazioni “pericolose” piuttosto che a vivere cogliendo in pieno le occasioni.

E poi tutti questi simboli, tutti questi significati nascosti…cosa vogliono dirci esattamente? Se li esaminassimo in quanto tali, non vedremo altro che situazioni inevitabilmente quotidiane: una scala appoggiata al muro in fondo cosa vorrà mai nascondere, dove sarà mai il mostro in un grazioso gattino nero che tutto solo attraversa la strada, e poi il mistero del numero 17, è un numero come tutti gli altri, cosa si celerà tra le sue cifre? La leggenda romana ci racconta che già a quel tempo questo numero non era ben visto, perchè anagrammandone le cifre XVII in VIXI ne risulta il verbo “vissi” il che significa che non sono più in vita. Tutto molto vago a mio parere, chissà quanti altri numeri possono subire questa trasformazione e svelarci frasi taboo che vediamo solo nei film horror. Abbiamo constatato che anche le calcolatrici parlano con le frasi da leggere al contrario perciò ci saranno senza dubbio altri numeri che possono prendere il posto del misero 17.

Mi sono sempre chiesta, se sono coincidenze, se è il destino, la fortuna o la statistica che ci porta a vivere le situazioni della vita, e ho capito che non è possibile dare una risposta concreta poiché ogni situazione è a sé e nasce secondo parametri differenti di volta in volta. Infatti come parliamo di sfortuna si può benissimo girare la frittata e fare lo stesso discorso per i gesti scaramantici: portare un quadrifoglio nel diario, attaccare un peperoncino al frigorifero, eliminare tutto quello che c’è di viola nell’armadio..può davvero cambiare le cose? Basta solo pensare che una buona parte di persone compra il giornale o le riviste solamente per leggere l’oroscopo in ultima pagina, ignorandone completamente il contenuto che può essere molto più interessante di qualche banale coincidenza tra le stelle. Vi siete mai chiesti come sarebbe il mondo senza queste complicazioni e restrizioni? Forse ci sarebbe molta più serenità e libertà nelle scelte, niente più progetti rimandati ed occasioni sprecate; siamo persino arrivati al punto di non sapere più come ribattere alla frase “in bocca al lupo”, crepi o grazie secondo le varie leggende sono in un conflitto continuo e a seconda della risposta ci si ritiene più o meno fortunati dell’altro. Ridicolo direi. Dovremmo imparare a mettere da parte tutte queste antiche credenze, valorizzare ciò che è davvero utile e renderci conto che siamo tutti sulla stessa barca, ci sono venti più o meno favorevoli che ci spingono verso il porto o verso l’ignoto, l’importante è saperli dominare e tenere presente che non è mai troppo tardi per cambiare rotta.

Quindi credo che sarebbe appropriata una bella dose di pazienza, perchè le cose migliori richiedono tempo e non sono mai dietro l’angolo come speriamo, a volte si fallisce, ma sappiamo tutti che un fallimento può insegnare molto di più di una vittoria; tranquilli lo dico io che sono nata proprio il 17 e sono la superstizione fatta a persona!

Il Derby, una settimana dopo

di Aurora Martelli, 4BL

Bologna la grassa, Bologna la rossa, città che sorride, grande ma unita e soprattutto apprezzata dai turisti sia artisticamente che in campo gastronomico. Forse spaccata in due solo per una cosa, quando a Bologna si parla di basket, ti devi per forza schierare: “Effe o Vu nere”? Perché dico per forza? Per il fatto che bisogna far vedere che si pende per una squadra o per l’altra. Bisogna sottolineare l’appartenenza ad una delle due storiche fazioni da sempre e per sempre rivali, ed anche quello che di basket proprio non si interessa deve comunque scegliere magari “per simpatia” al fine di allargare la famiglia.
L’unica cosa in comune è la città; per il resto, colori diversi, campi diversi, mentalità diverse. La Fortitudo Bologna, biancoblù, detentrice di 2 scudetti e 1 coppa Italia, dopo gli anni di gloria in serie A con il “barone” Gary Schull e più tardi con il “supereroe semplice” Gianluca Basile, nel maggio del 2009 sprofonda negli abissi della Legadue. In seguito ad anni di buio, e sorrisi dei tifosi rivali, la squadra ricomincia la scalata verso la vetta, e con la vittoria su Siena nel giugno 2015, i biancoblù tornano in serie A2.
La Virtus Bologna, bianconera, dopo l’Olimpia Milano è la squadra più titolata d’Italia con 15 scudetti, 8 coppe Italia e 2 coppe dei campioni. Michael Ray Richardson, Jan van Breda Kolff e Aza Nikolic sono solo alcuni dei grandi talenti della storia di questa società. La fascia negativa per loro arriva nel 2003, in seguito a problemi economici la squadra è esclusa dal campionato e costretta a ripartire dalla Legadue, da cui poi riconquisterà la promozione in massima serie. Nel maggio del 2016 retrocede, per la prima volta sul campo, in serie A2, incontrando così nella stagione successiva i diretti rivali biancoblù. E’ derby.
Sono in tutto 104 i derby disputati tra le due squadre, il primo risale al campionato 1966-1967 con vittoria per la Fortitudo, l’ultimo è di pochi giorni fa, 6 gennaio 2017, vinto dai bianconeri. Erano 8 anni che il popolo bolognese aspettava questo evento, l’ultimo ha avuto luogo nel 2009, seguito dal fallimento biancoblù. Voglia di riscatto per la Effe, decisi a riaffermarsi le Vu nere. La partita, che si è giocata in casa virtussina
all’Unipol Arena di Casalecchio, è finita 87-86 per i padroni di casa dopoun tempo e una sofferenza interminabili. Pari alla fine dei regolamentari si va ai supplementari. Si ferma il tempo, il respiro, il battito se ne era andato già da un po’, e poi scadono i 5 minuti dell’overtime: per un solo punto è vittoria Virtus.
Da tifosa biancoblù sono uscita in fretta dal palazzo perché non volevo assistere ai festeggiamenti, ho riconosciuto con rammarico la “supremazia” avversaria e ho preso la strada di casa. Come mio primo derby e per lo più dal vivo sugli spalti, devo dire che è stato unico, a prescindere dal risultato sapevo che sarebbe stata una partita emozionante.
Entrambe le squadre hanno dato tutto, testa, cuore, grinta, e soprattutto nessuno avrebbe mai detto che il gioco sarebbe andato avanti punto a punto, con parziali tirati e scarto minimo del punteggio finale.
Ora forse dovrei accanirmi contro gli arbitri per aver convalidato quella schiacciata oltre i 24 secondi di Lawson, probabilmente il risultato sarebbe stato diverso, probabilmente avrebbe vinto la Fortitudo, non lo sappiamo.
L’unica critica che faccio va alle tifoserie, sempre più impegnate a insultarsi a vicenda invece di sostenere la propria squadra. Sono stati vergognosi gli insulti da una curva all’altra durante il minuto di silenzio dedicato a Ezio Pascutti, grande ala del Bologna Calcio scomparso due giorni prima. Approfittare della quiete e riempirla di parole vuote e inutili.
E ancora, il numero 7 della Fortitudo si ritrova per terra a bordo campo, così un tifoso virtussino si alza dal suo posto e non ci pensa due volte a urlargli addosso qualcosa. Sono questi gli episodi che rovinano tutto, basterebbe che la gente pensasse solo a gustarsi il gioco e gioire per i propri beniamini, ci sarebbe senz’altro un’atmosfera diversa. Invece no, l’importante è accanirsi sull’altro, ormai la partita è tra tifosi e non più sul campo. So perfettamente che non ci potrà mai essere amore tra le due fazioni, ma bisogna essere obiettivi e riconoscere il merito ai vincitori, anche perché tanto poi ci ritroviamo tutti insieme a tifare i rossoblù in curva Bulgarelli!

Questo non è uno sfogo scolastico

di Aurora Martelli

Diciamo sempre di voler tornare alle scuole elementari per godere le ricreazioni interminabili o alle medie per rivivere le prime esperienze dell’adolescenza, perchè ricordiamo quegli anni come il periodo più giocoso e libero della vita, nel quale non esistevano limiti né regole, e non c’era neanche la preoccupazione di sapere cosa fosse un riassunto o un saggio breve, perchè queste cose avrebbero dovuto aspettare ancora un po’.

Settembre. Il mese più odiato dagli studenti, i quali devono riportare la testa sul pianeta Terra dopo essersi goduti tre mesi pieni di vacanze; si ricomincia con le levatacce al mattino presto, la colazione spiccia e contenuta, c’è troppo poco tempo per poter soddisfare a fondo i bisogni mattinieri dello stomaco. Dopo aver chiuso zaino e giacca si dà una rapida occhiata all’orologio e ci si accorge, inevitabilmente, di essere in ritardo.
Allora si afferrano prontamente le chiavi di casa e si collegano le cuffiette al telefono, perchè si sa che la giornata di uno studente non può non iniziare con la musica.

Una volta arrivati a scuola, la prima cosa da fare è cercare gli amici e sfogare la propria rabbia sulla vacanze finite troppo presto ma, dopo aver realizzato di essere agli inizi del nuovo anno, il cervello deve assolutamente trovare il modo di recuperare tutte le energie psico-fisiche per riuscire ancora una volta a sopravvivere.
Secondo questa logica, anche gli insegnanti dovrebbero subire lo stesso trauma e arrivare in classe con zero voglia di fare lezione, invece entrano tutti belli pimpanti con un sorriso a trentadue denti e una voce squillante ansiosi di chiedere se i compiti estivi sono stati fatti e se qualcuno abbia voglia di ricordare con un breve discorso gli ultimi argomenti studiati l’anno precedente. Ma cosa ci si può aspettare alle 8,00 di mattina del primo giorno di scuola, dopo che la propria libertà è stata stroncata dalla fastidiosa suoneria della sveglia? Così tutti quegli occhietti che sembrano crollare sui banchi restano pesanti, socchiusi o anche del tutto chiusi nel caso in cui qualcuno sia riuscito a trovare il posto giusto, un po’ nascosto, per dormire ancora un po’. L’insegnante quindi rimane insoddisfatto senza risposte e talvolta sceglie di passare alle “maniere forti” cominciando a fissare le prime verifiche scritte. A quel punto, allora, lo studente dovrebbe essersi svegliato e con tanta nostalgia inizia a sfogliare il diario e a fare la somma totale delle settimane che mancano alla fine, al giorno in cui finalmente riconquisterà la libertà.

Così passano i mesi e lo stesso trauma si ripete dopo le vacanze natalizie, e con un po’ di rammarico si ritorna alla solita routine. A spezzare proprio questa routine, per staccare un po’ la testa, ci sono gli amici, le feste, i sabato sera, la musica, le crisi e i pianti, le mamme, la macchina, lo sport e i pranzi della domenica. Eh si, è un dovere più che un diritto trovare il maggior numero di vie di fuga possibile al fine di non passare un anno intero immerso nello studio.

Quando torna la bella stagione si respira un’aria migliore, più nuova, ci si sente quasi rinati come i fiori colorati in primavera e i baci caldi del sole trasmettono forza e ottimismo. Piano piano, dopo giorni infernali e disavventure da dimenticare si fanno due conti e giugno è arrivato. La fine è vicina e la gioia si triplica al suono dell’ultima campanella, ma bisogna sapere che la vita di uno studente è perennemente popolata da ansia e preoccupazione, infatti mentre per i maturandi la strada si prolunga, tutti gli altri sono immersi nella gelida attesa di scoprire il responso dell’anno.

Siate adulti senza insulti

La tradizione ha da sempre associato i pantaloni agli uomini e la gonna alle donne; il lavoro agli uomini e la cucina alle donne; lo stadio agli uomini e la casa alle donne. Perché ancora oggi sono poche le donne appassionate di calcio?

di Aurora Martelli

Il calcio è un bellissimo sport nel quale si esprimono forza di volontà, gambe forti e cuore grande, qualità apprezzate anche dalla donna che però forse fa fatica a capire schemi e regole del gioco e per questo lo considera una disciplina noiosa non riuscendo a vedere altro che 11 pazzi che corrono dietro a un pallone.

Da parte loro i tifosi maschi guardano con sufficienza l’universo femminile da sempre considerato incapace di capire cos’è “il fuorigioco”. Un altro aspetto negativo e che probabilmente allontana la donna dal mondo del pallone è legato alla mentalità e al comportamento delle nuove tifoserie che non riescono più a cogliere i valori positivi come il gioco di squadra e il fairplay ma sembra solo che sfruttino l’occasione per provocare i tifosi dell’altra squadra.

In tanti preferiscono oggi coprire d’insulti gli avversari piuttosto che prestare attenzione alla partita che si sta giocando in campo, con l’unico risultato di uscire senza voce dai cancelli dopo il triplice fischio dell’arbitro. Un tempo andare allo stadio era considerato quasi un privilegio ed era possibile assistere a un vero e proprio spettacolo; oggi è diventato solo un momento di sfogo e non più di svago.

Tutti dicono che questo non è più il calcio di una volta e che i suoi valori fondamentali sono stati in parte dimenticati, ma c’è gente che ha ancora voglia di sostenere i propri colori con spensieratezza. E allora forse è arrivato il momento di imporsi per riaffermare il vero messaggio del calcio, e vivere quei 90 minuti…tutti insieme appassionatamente!