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Il Grande Bidello – Terre di Mafia

La penetrazione delle mafie in Emilia-Romagna è stato l’argomento trattato nell’ultimo incontro del Laboratorio di Politica del Liceo Da Vinci lo scorso 27 marzo al Municipio di Casalecchio di Reno.
Sono intervenuti il consigliere regionale Antonio Mumolo (PD), Enza Rando dell’ufficio legale di Libera, Antonella Micele, coordinatrice regionale di Avviso Pubblico, Antonio Monachetti, referente di Libera Bologna e gli studenti del Presidio Antonino Polifroni della nostra scuola.

Antonio Mumolo ci ha parlato del Testo Unico sulla Legalità approvato lo scorso ottobre dalla Regione Emilia-Romagna, Enza Rando dei processi di mafia Aemilia e Black Monkey che si stanno svolgendo nella nostra regione, Antonella Micele dell’impegno degli enti locali a contrastare le infiltrazioni mafiose nelle amministrazioni, Antonio Monachetti dell’importanza dei Presìdi di Libera.

Infine la studentessa Giada Gianfreda ci ha parlato di quello che si è portata a casa dopo l’esperienza con il Presidio Antonino Polifroni in Calabria, esperienza da cui è stato tratto il video In viaggio per testimoniare la memoria.

Buon ascolto!

 

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L’economia che non punta al solo profitto

Il 2017 è arrivato ed è ricominciato anche il Laboratorio di Politica del Liceo da Vinci con il terzo incontro del 26 gennaio. Il tema trattato girava intorno a modelli economici alternativi, con testimonianze ed esempi già presenti nel nostro paese.

Di Raul Cetatean

Il dibattito si è aperto subito con un esempio concreto esposto da Massimiliano Guerrieri, un modello di economia basato sullo scambio piuttosto che sul mercato, incentrato sull’interazione della domanda e dell’offerta e sull’arricchimento del produttore: la Cianfrusoteca.
La Cianfrusoteca è un’associazione senza scopo di lucro con l’obiettivo di tutelare l’ambiente e la natura attraverso campagne di sensibilizzazione sull’uso appropriato delle risorse naturali. Nell’ambito della lotta agli sprechi, l’associazione si occupa della ricollocazione di beni che per alcuni potrebbero non avere più un uso, ma che potrebbero servire ad altre persone.
Alla Cianfrusoteca non viene usata una vera moneta, e l’unico modo di “acquistare” un oggetto è quello di portarne uno in cambio, un principio quindi molto simile al baratto.

Questo tipo di economia alternativa può essere vista come un progetto ambientale, sociale, culturale ed economico, che permette di soffermarsi e riflettere su come l’uomo non sia legato solamente al lato economico, ma anche sociale e solidale.

Successivamente Andrea Bertani e Yuri Torri, consiglieri dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna, hanno parlato più in generale di quello che sta già avvenendo in Italia, e riferendosi al nostro territorio, hanno illustrato i contenuti della Legge Regionale sull’economia informale solidale, intitolata Promozione e sviluppo dell’economia solidale e della responsabilità sociale delle imprese.
La Legge è stata portata in Assemblea Legislativa dai consiglieri, ma è stata scritta a più mani e ha l’intenzione di promuovere, finanziare e portare avanti questo tipo di economia alternativa come un modello da seguire.

A questo proposito, sono sorte delle domande riguardo all’autosostentamento di questi modelli: senza sovvenzioni o entrate monetarie riescono a continuare l’attività?

Secondo Yuri Torri questi tipi di economia solidale sono possibili e riescono ad autosostenersi e sono già presenti: alcuni degli esempi, anche citati nella Legge, sono i GAS (Gruppi di Acquisto Solidale), i DES (Distretti di Economia Solidale) e le RES (Reti di Economia Solidale).
Il GAS è un gruppo di cui fanno parte i cittadini che cercano di sostenere un’economia che non sfrutti il lavoro e che retribuisca in modo adeguato i lavoratori, un’economia “giusta” e che tuteli l’ambiente.
Tuttavia questi gruppi di acquisto potrebbero risultare svantaggiosi per gli acquirenti, se si guarda unicamente il lato economico, poiché i prezzi degli alimenti e dei beni venduti sarebbero più alti rispetto a quelli presenti sul mercato.

Anche Elena Fanti – docente di filosofia nel nostro Liceo – è intervenuta per provare a rispondere a questa domanda, raccontando la sua esperienza personale. Avendo tenuto conto di tutte le spese sostenute per la propria famiglia e degli acquisti fatti tramite i GAS, secondo lei la spesa sarebbe minore rispetto a quella fatta in un supermercato. Infatti, mentre attraverso il GAS la spesa è più oculata e si acquista ciò che realmente serve, al supermercato si tende a essere attirati anche da altri prodotti che non sono strettamente necessari.
Un altro esempio di cui si è discusso a favore dei GAS è stato sul prezzo degli alimenti. Da un punto di vista economico, sembrerebbe meglio acquistare prodotti provenienti dall’estero perché magari in un periodo possono costare meno rispetto a prodotti nostrani. Tuttavia l’ambiente ne risente molto a causa della CO2 prodotta durante il viaggio, e questo porta danni sia all’ambiente che all’uomo.

Ci sono dunque delle strade percorribili rispetto all’economia prevalente, che possono anche risultare più vantaggiose per noi sia dal punto di vista economico che dal punto di vista della qualità della vita, cominciando anche dal nostro piccolo.

 

Ascolta le interviste agli ospiti

Il Grande Bidello – Un’altra economia è possibile?

Al terzo incontro del laboratorio di politica del liceo Leonardo Da Vinci dello scorso 26 gennaio si è parlato della possibilità di un’economia sostenibile.

Sono intervenuti  i consiglieri regionali Yuri Torri del gruppo SEL-Sinistra Italiana e Andrea Bertani del Movimento 5 Stelle, Massimiliano Guerrieri del progetto pugliese Cianfrusoteca e la docente di filosofia del nostro Liceo Elena Fanti su esperienze concrete di economie alternative.

Noi della Leoradio abbiamo fatto in modo che tutti voi possiate ascoltare le loro opinioni, in particolare per coloro che non sono riusciti a venire all’incontro.

Vi presentiamo le interviste fatte agli ospiti e alla studentessa Chiara Vignudelli al termine dell’incontro.

Buon ascolto!

 

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Parigi: Ultima chiamata per salvare il Pianeta

Non c’è più tempo per fallire: l’impegno dell’Emilia Romagna.

di Gian Marco Martina

Stimati colleghi e amici del Liceo Leonardo da Vinci, il giorno martedì 26 gennaio 2016 al laboratorio di politica sono intervenuti Manuela Rontini, presidente della Commissione del territorio, della mobilità e dell’ambiente dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna e Claudio del Lucca, presidente di Legambiente Bologna.

I due ospiti ci hanno aggiornato sui risultati della conferenza sul clima COP21 appena conclusasi a Parigi, sulla linee guida della politica ambientale internazionale e, nello specifico, sulle direttrici seguite in tale ambito dalla Regione Emilia-Romagna. Dopo anni di difficili negoziati, i rappresentanti dei 195 Paesi riuniti a Parigi per la 21esima conferenza sul clima il 12 dicembre 2015 hanno firmato un accordo vincolante che impegna tutti gli Stati a limitare a meno di 1,5 gradi l’aumento della temperatura globale rispetto al periodo preindustriale, altrimenti si rischierà di perdere isole come le Maldive a causa dell’innalzamento delle acque causato dallo scioglimento dei ghiacciai.

Proprio per l’intensità del dibattito il documento finale, che entrerà in vigore nel 2020, è stato presentato con 16 ore di ritardo rispetto alla scadenza prevista. Un possibile punto di debolezza di tali decisioni sembra, tuttavia, il fatto che non vengano fissati in maniera vincolante dei limiti nazionali alle emissioni: l’accordo prevede che ogni cinque anni, a partire dal 2018, siano presi in considerazione i progressi fatti nella riduzione delle emissioni di gas serra da parte di tutti i Paesi, per assicurarsi che l’obiettivo globale venga raggiunto.

Il primo controllo quinquennale sarà quindi nel 2023. L’accordo prevede anche che i Paesi di vecchia industrializzazione eroghino cento miliardi all’anno (dal 2020) per promuovere in tutto il mondo le tecnologie a basso impatto ambientale e l’economia verde. Sono stati previsti rimborsi per compensare le perdite finanziarie causate dai cambiamenti climatici nei paesi più vulnerabili, che spesso sono anche i più poveri. Gli esiti più catastrofici degli sconvolgimenti ambientali avrebbero riflessi importanti non solo sull’economia ma anche nelle società coinvolte, conducendo potenzialmente a guerre e a esodi biblici dalle zone desertificate.
Scienziati e ambientalisti criticano l’accordo per diversi motivi. Fissare la prima revisione al 2018 è rischioso a causa della quantità di emissioni che potranno essere prodotte nei prossimi tre anni, che potrebbero compromettere il raggiungimento degli obiettivi dell’accordo. Inoltre, non è stato fissato un calendario che porti alla progressiva, ma totale, sostituzione delle fonti energetiche fossili e i Paesi emergenti, tra cui la Cina, hanno ottenuto che i controlli quinquennali siano condotti dai singoli Paesi come autocertificazione, e non da organismi internazionali.
Tra i gas non controllabili ci sono quelli di scarico di aerei e navi. Manuela Rontini ha sottolineato l’impegno dell’Emilia Romagna a ridurre le emissioni di gas serra dell’80% entro il 2050: tale risultato potrebbe essere raggiunto grazie a un abbattimento delle emissioni da riscaldamento, visto l’impegno della Regione a ristrutturare edifici abbandonati. Claudio Dellucca, da parte sua, ha sottolineato che il livello di inquinamento atmosferico ha raggiunto livelli allarmanti, che se superati porteranno a un punto di non ritorno.

Speriamo che tutti mantengano gli impegni presi, perché – a differenza della conferenza di Copenaghen di 6 anni fa – non c’è più tempo per fallire. Parigi è l’ultima chiamata per salvare il pianeta.

Manuela Rontini e Claudio Dellucca
Manuela Rontini e Claudio Dellucca

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Le foto sono di Chiara Vannini e Giulia Ruschi

Ascolta le interviste agli ospiti realizzate per Il Grande Bidello

 

Educare attraverso i luoghi. Bologna e la strage del 2 agosto 1980

“Educare attraverso i luoghi. Bologna e la strage del 2 Agosto 1980”

di Giacomo Guizzardi

È questo ciò che l’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna e l’associazione delle Vittime della Strage della Stazione di Bologna del 2 agosto 1980 si sono promesse di fare attraverso un incontro, al quale hanno partecipato due classi del nostro liceo (5B e 5C) accompagnate rispettivamente dai professori Fanti e Marchi.

L’incontro, iniziato presso la sala d’attesa del binario 1 – il luogo esatto dove scoppiò la bomba – è stato tenuto da Cinzia Venturoli, ricercatrice di storia contemporanea.
Guardandoci intorno abbiamo notato come fossero parecchi i segni di quella mattinata, visibili ancora adesso: la targa, in memoria alle vittime della strage di stampo fascista, rivolta a noi giovani, con la quale si raccomanda di non dimenticare mai ciò che lì successe, portandone sempre un vivido ricordo dentro noi, la crepa ben visibile sul muro, segno inequivocabile della potenza dell’ordigno, e una seconda targa, affissa al muro dopo la visita di Papa Giovanni Paolo II, che decise di rivolgere una preghiera a tutte le persone che lì persero la vita.

Spostandosi all’interno della sala d’attesa Cinzia, mentre ci mostrava l’enorme lapide coi nomi di tutti i deceduti, ha iniziato a raccontarci la storia  di alcuni di essi: c’erano giovani che stavano andando in vacanza, famiglie intere che si stavano recando in villeggiatura, altri ancora che stavano aspettando il treno per andare a vedere spettacoli teatrali.
Ci ha quindi narrato la vita e le motivazioni che spinsero 85 persone ad essere lì, chi per un motivo chi per un altro.
Ci ha anche parlato della storia dell’enorme fotografia che campeggia all’interno della sala, raffigurante il teatro comunale.

Usciti all’esterno si è soffermata  parecchio sulla storia di una giovane ragazza, all’epoca impiegata presso gli uffici della stazione, che fu l’unica a salvarsi di quel piano, tragedia che, come raccontava la ricercatrice, ha causato alla ragazza tantissimi problemi, sia emotivi che comunicativi.

Dopo aver lasciato la stazione, consapevoli di aver imparato tanto su un fatto che sconvolse la nostra città e della quale molti sapevano ben poco, ci siamo diretti verso via Sant’Isaia, non prima di aver guardato con occhi nuovi l’orologio ancora fermo, testimonianza più importante di quella sciagurata mattina.
Arrivati in via Sant’Isaia siamo entrati in un enorme Palazzo, da molti mai notato: ci trovavamo nell’Istituto per la Storia e la Memoria del Novecento – Parri Emilia-Romagna.
2 Agosto stazione BolognaLì ci attendeva Roberta Garuti, sopravvissuta alla strage: Roberta, all’epoca sedicenne, si stava recando in stazione per prendere il treno per raggiungere i genitori, partiti qualche giorno prima. E Roberta si trovava proprio lì al binario 1 quando, alle 10.25, scoppia l’ordigno, identificato successivamente come una valigetta con materiale esplosivo all’interno. Ed è subito il caos: si trova sbalzata contro un’edicola lì vicino, e in poco tempo, rialzatasi in piedi, attorno a sé non ha visto nient’altro che polvere e buio, salvo uno spiraglio di luce in lontananza. Incamminatasi a fatica, ci ha descritto ciò che in quel momento stava provando, ovvero, mentre si dirigeva con difficoltà verso la possibile salvezza, sentiva sotto di lei i corpi degli altri feriti, anche loro incapaci di comprendere cosa era successo. Arrivata finalmente fuori si è accorta della quantità innumerevole di gente accorsa per prestare aiuto e qui, con tanto orgoglio, ha sottolineato quanto i cittadini di Bologna siano stati efficienti e gentili con i feriti, accorrendo in massa per cercare di aiutare i soccorsi. Uscita finalmente all’aperto Roberta, con l’aiuto di un passante, è riuscita ad arrivare da sua nonna che tempestivamente l’ha accompagnata all’ospedale Maggiore.

Qui il racconto di Roberta si interrompe, con l’esperta che decide di riprendere la parola, facendoci ripercorrere in breve la vita dei tre condannati, ovvero Giuseppe Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, i primi due ritenuti attentatori, il terzo reo di aver portato la valigetta fino al binario 1, tutti e tre provenienti da ambienti neofascisti.

È quindi iniziato un excursus sull’abbigliamento dell’epoca, con Cinzia che distingue vestiti “di destra” con vestiti “di sinistra”.
Dopodiché ci siamo spostati sul panorama italiano in generale, ripercorrendo i fatti che portarono a questo attentato.
Roberta, ripresa la parola, ci ha raccontato di come lei, costituendosi parte civile dopo questo fatto, visse la sentenza, raccontando di come i due imputati, sprezzanti della situazione, continuassero ad amoreggiare, anche dietro le sbarre. “Sembrava fossimo noi gli imputati” aggiunge.

Dopo questa storia, interessante e commovente in molti passaggi, Roberta si è prestata alle domande degli alunni presenti, nonostante la scomodità di alcune di esse, riuscendo a rispondere in maniera precisa e diretta, vincendo l’emozione che quel fatto ancora le riporta a galla.

Penso che questo incontro, organizzato in questa maniera, sia servito a tutti i presenti, sia ai più informati sia a quelli che poco sapevano di questo fatto. Sentire le storie di ragazzi come noi che hanno perso la vita in maniera illogica fa paura, ma fa anche riflettere, portando quella giusta dose di consapevolezza necessaria per non far morire per la seconda volta queste persone, ricordandole sempre, senza far sbiadire il ricordo che amici, conoscenti o semplici cittadini bolognesi avevano di loro.
E un grande abbraccio, per finire, va a Roberta, coraggiosa e precisa nel raccontare come ha vissuto il momento che le ha per sempre segnato la vita, e riuscendo a raccontare ai giovani quel giorno visto da occhi che lì c’erano, lì erano presenti e lì hanno visto tutto.
Chi dimentica è complice.

Educare attraverso i luoghi

Foto di James Fioravanti