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Laura and Leo – Fa’afafine

di Anita Farneti

Terza puntata per la rubrica Laura&Leo, realizzata in collaborazione tra il Liceo Leonardo Da Vinci e il Teatro Comunale Laura Betti di Casalecchio di Reno.

In questa puntata vi parleremo dello spettacolo Fa’afafine andato in scena il 13 marzo 2016, scritto da Giuliano Scarpinato e interpretato da Michele Degirolamo, con la partecipazione di Gioia Salvatori, una produzione Teatro Biondo Stabile di Palermo.

Qui potrete ascoltare il nostro commento e l’intervista integrale a Michele Degirolamo e Giuliano Scarpinato.

Laura&Leo - Fa'afafine

Guarda i disegni di Anita Farneti

La rubrica è realizzata con la collaborazione di Andrea Volpe alla parte tecnica.

Le musiche sono rilasciate con licenza creative commons e sono scaricate dal sito Jamendo. In questa puntata la musica di sottofondo è Fiore d’inchiostro di Mattia Vlad Morleo. La sigla è Possibilities di Jasmine Jordan

Leggi la recensione “graphic” dello spettacolo Fa’afafine

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Il Random Quiz dell’autogestione

di Lorenzo Tanzen Balbo

Triplice fischio, tutti nelle aule. Quelle di sempre. Siccome l’obiettivo della fiera era fare in modo che i frutti di questa autogestione – svoltasi dal 22 al 25 febbraio – maturassero col tempo, sarebbe stato ingiurioso far cadere nel dimenticatoio questi tre giorni di libertà vigilata. Come anche limitarsi a scrivere articoli “monoprospettici” per commentare ciò che è stato. Al fine di dare una visione dei fatti più dettagliata ed imparziale, meglio, dunque, affidarsi a pareri più autorevoli. I ragazzi selezionati per questo Random Quiz, vedrete, sono tutti volenterosi, acuti e preparati. Pertanto, bando alle presentazioni, parola agli attori.

Chi organizza. Ragazzi, a mente fredda, un bilancio su questa autogestione.

Chiara Vannini: “Siamo molto soddisfatti per il lavoro e di chi ha collaborato. Un grazie enorme va a Fabio Abagnato (Assessore ai Saperi e alle Nuove Generazioni del Comune di Casalecchio di Reno ndr), che ci ha aiutato ad imbastire una fitta rete di contatti. Partecipazione calante dal 74% fino al 61% del terzo giorno, purtroppo. Di questo siamo molto delusi: vediamo l’autogestione come un momento di rottura della monotonia scolastica. Avremmo potuto metterci in gioco e, invece, abbiamo perso l’occasione. Sia i prof sia la preside ci hanno comunque sostenuto e fatto i complimenti per il lavoro ben riuscito”.

Arianna Zanardi: “Sono stati tre giorni impegnativi e frenetici da gestire, ma il risultato è stato abbastanza soddisfacente: abbiamo organizzato molti gruppi interessanti con il coinvolgimento di numerosi esterni. Segnalo, però, molta poca partecipazione da parte degli studenti”.

Chi ritorna. Un confronto tra questi tre giorni e quelli dell’anno passato.

Luca Vanelli (matricola di Lettere Moderne): “Ammetto di non poter sviluppare un confronto equivalente, avendo vissuto molto più intensamente l’organizzazione strutturale della passata autogestione. Tuttavia, l’organizzazione mi è sembrata ben gestita anche in questa seconda occasione: confermato il sito per le iscrizioni e i numerosi gruppi, tutti molto interessanti e stimolanti”.

Samuele Abagnato (matricola di Ingegneria): “Rispetto all’anno scorso non trovo grosse differenze, se non nei numeri, ma ammetto di avere un punto di vista molto limitato. Mi è sembrato che i gruppi interessanti ci fossero e che molti ragazzi si siano messi in gioco per dare il loro contributo”.

Amarcord. Un ricordo particolarmente caro relazionato all’autogestione.

Chiara Vannini: “Sicuramente i problemi affrontati e risolti insieme e la soddisfazione dei ragazzi che hanno partecipato con passione ai gruppi, con tanta voglia di farne parte e l’interesse che gli si leggeva negli occhi”.

Alice Zoni (imperatrice della scorsa edizione): “Senza dubbio l’applauso finale del Collegio Docenti che, dopo aver remato contro l’organizzazione, in chiusura di manifestazione ne ha riconosciuto l’ottima riuscita”.

Federico Ramponi (ex-imperatore): “L’estenuante lavoro di preparazione, ma soprattutto il confronto di idee coi ragazzi del Nucleo Organizzativo (il collettivo istituito l’anno scorso proprio per organizzare l’autogestione, ndr).”

Col senno di poi. Quali le principali problematiche e cosa cambiereste tornando indietro.

Chiara Vannini: “Ci siamo mossi in ritardo: avremmo dovuto informare gli esterni con più anticipo. Rammarico per i “pacchi” dell’ultimo minuto (vedi Jam Session che ha scoperchiato 12 turni)”.

Matteo Sacco: “A mio avviso, principale criticità è stata l’attivazione troppo attardata del sito per le iscrizioni”.

Chi si sbatte. Che tipologia di gruppi avete organizzato e quanto impegno avete profuso per la loro realizzazione?

Raul Cetatean: “Io e un mio compagno (Luca Cavazzini, ndr) abbiamo organizzato un gruppo trattante la storia dell’Isis e del Kurdistan. Ho impiegato circa una settimana per la raccolta di informazioni e la stesura dell’articolo. Due o tre orette, invece, per trovare documenti e interviste sugli avvenimenti recenti.

Luca Cavazzini: “Il tempo è stato dedicato principalmente a cercare materiale con la filosofia del minimo sforzo massima resa. Però, comunque, un paio di orette le ho spese.”

Anita Farneti: “Ho organizzato 2 gruppi. Il primo sul disegno e sul fumetto: ho fatto una gran fatica, ma mi sono divertita moltissimo. Nel secondo ho proiettato un film (“Lavorare con lentezza”): ho fatto zero fatica nell’organizzarlo, ma mi sono presa un raffreddore tremendo, passando dalla succursale alla sede sotto la pioggia. Senza contare, poi, che ho dovuto chiamare il tecnico perché quel computer obsoleto non voleva ridarmi il dvd”.

Dalla parte dei bachi. Come giudicate l’organizzazione? Ritenete che la scelta dei gruppi fosse congrua e stimolante?

Elena Armaroli: “L’organizzazione mi è sembrata ottima, grande puntualità e poche persone fuori dalle aule. Ovviamente ho assistito solo ad alcuni gruppi, che ho trovato davvero stimolanti. Ho visto ragazzi molto appassionati e desiderosi di sapere e di insegnare. Unica pecca: spesso si sovrapponevano gruppi sullo stesso tema, o temi molto simili, durante lo stesso turno”.

Simone Cossu:” Quest’autogestione mi è parsa ben organizzata per quanto riguarda i primi turni, in cui sono stati proposti gruppi interessanti. I secondi turni un po’ trascurati con, in prevalenza, proiezioni di film. Migliorabile, ma mi reputo soddisfatto”.

Chi osserva. Vista dall’esterno, come giudicate la partecipazione degli studenti?

Luca Vanelli: “Non posso astenermi dal criticare il flusso di persone che hanno partecipato all’autogestione: scuola non certamente stracolma. Non mi avventuro, però, in improbabili interpretazioni di questo fenomeno, non vivendo l’ambiente scolastico di quest’anno. I rappresentanti mi pare abbiano lavorato bene (mi verrebbe dire qualche film di troppo, forse) e, di certo, non si può attribuire loro la responsabilità delle assenze. Critico la scarsa voglia di partecipare del popolo Da Vinciano, sintomo preoccupante per una scuola che si è sempre caratterizzata per una coesione interna, rinominata spesso “fotta”, davvero notevole. Urge correre ai ripari… Come, purtroppo, non so.

Samuele Abagnato: “Il mio è un punto di vista che si limita a poche ore dell’autogestione, dato che ho tenuto un gruppo (“Caparezza”) in un solo turno di uno dei tre giorni. La partecipazione forse è stata minore di quella che mi aspettavo (nel mio gruppo c’erano 5 partecipanti), ma per fortuna il numero di studenti non è tutto, perché mi sembravano comunque interessati e motivati: è questa la cosa più importante”.

Matricole. Era la vostra prima partecipazione attiva? Ripetereste l’esperienza l’anno prossimo?

Anita Farneti: Sì, era la mia prima esperienza e sì lo rifarei l’anno prossimo, ma solo un gruppo (facendone due non me la sono goduta granché l’autogestione).

Gabriel Hoogerwerf (organizzatore del gruppo sul “Diritto all’abitare”): Fiero di dire che no, non era la mia prima esperienza: ho già partecipato a 2 autogestioni. Lo rifarei il prossimo anno? No. O almeno, non se si deve svolgere come l’edizione appena passata. Inizialmente, leggendo la lista dei gruppi, la mia curiosità si era infervorata, ma confesso che, purtroppo, ho letto in pochissimi altri volti la stessa voglia, sentendo addirittura gente che avrebbe preferito, testuali parole, assistere a “lezioni standard”. La mia negatività verso l’autogestione non è causata dai rappresentanti, anzi. Sono più deluso dal comportamento del corpo docenti: l’idea di mettere i professori in corridoio come “sorveglianza” mi ha fatto capire come tutto questo fosse solo un mero contentino dato agli studenti giusto per continuare la tradizione: i professori avrebbero dovuto partecipare, magari creando gruppi al fine di insegnare cose diverse dalle solite nozioni”.

Titoli di coda, insomma. Chiudiamo qui la “telecronaca” di questa autogestione. La quale, se non v’è dispiaciuta affatto, ma anche nel malaugurato caso fosse riuscita d’annoiarvi (e credete, non s’è fatto apposta), vogliatene bene a chi l’ha capitanata, a chi ha contribuito ad organizzarla e, se volete, anche a chi l’ha raccomodata. Era il nostro modo per dimostrare che noi Da Vinci ci teniamo e per la sua causa ci sbattiamo. Sempre.

Jessica and Me

di Anita Farneti

Sono al Teatro Laura Betti di Casalecchio di Reno dove va in scena lo spettacolo Jessica and Me, che mette insieme danza e recitazione, interpretato da Cristiana Morganti, una ballerina che faceva parte della compagnia diretta da Pina Bausch.

Qual è la trama dello spettacolo?
Beh, quando l’ho chiesto, Cristiana Morganti mi ha risposto: “Non c’è”. Guardandolo mi sono resa conto effettivamente che è vero: infatti si tratta di un insieme di aneddoti riguardanti la sua vita di danzatrice, riflessioni sul suo mestiere e su cosa significa essere ballerine a quasi 50 anni. Il tutto accompagnato da una grande ironia, poiché, lei stessa ha affermato “Se si parla di sé stessi senza utilizzarla poi si diventa insopportabili”.

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Tutto inizia con lei che entra in scena danzando con in sottofondo la sua voce, registrata, che la critica senza pietà: ”Questa mossa l’hai copiata, questa la fai sempre, questa piace solo a te!”

Poi si blocca, tira fuori un registratore e la voce di una giornalista, la Jessica del titolo, inizia a farle delle domande:

J: “Perché si sta in scena?”

C: “Ah, non saprei, ognuno ha le sue ragioni…”

J: ”E’ forse un modo per riempire un vuoto affettivo, o per assecondare il vostro narcisismo?”

Insomma, avete capito il tipo…

Ad un certo punto la ferma e si mette a raccontare. La difficoltà che ha ora a danzare si fa sempre più evidente, con tutti i problemi fisici che si sono aggiunti negli anni (il piede che deve fasciare ogni volta, il ginocchio e la schiena doloranti).

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“Ho iniziato a danzare a cinque anni” ci dice “io non ero molto convinta, poi però, visto che ero bravina, mia madre mi ha iscritta alla scuola di danza di Roma.”
A tredici anni si è dovuta mettere un reggiseno contenitivo elegantemente soprannominato “la corazza” poiché si stava sviluppando troppo.
A sedici l’insegnante disse a sua madre: “Signora, sua figlia è bravina, ma mi si sta allargando troppo. E’ un peccato, perché a causa di questo il massimo che potrà fare sarà l’insegnante, o al massimo la coreografa”.

Invece non è andata affatto così.
Infatti qualche anno dopo ha iniziato a far parte del celebre Tanztheater Wuppertal  diretto da Pina Bausch.
Il suo fisico considerato “inadatto” non le diede più alcun problema, dato che in quella compagnia tutti i danzatori venivano scelti per il talento, non per il corpo. Ci dice: “I ballerini di quella compagnia sono persone all’apparenza normali, ma quando si mettono a danzare ti incantano”.

Jessica riprende a parlare:

J: “Vero che Pina era severa?”

C: “Ah no, pretendeva molto da noi ma non…”

J: “Ah, quindi era proprio crudele?”

C: “Ma no, assolutamente, anzi…”

J: “Come vi sentite adesso che non c’è più? Come degli orfani?”

A questo punto Cristiana, arrabbiata, lancia via il registratore, zittendola.

“Sapete, negli anni ’70 in ogni spettacolo era necessario saper fumare, ma io non ci riuscivo proprio! Così Pina mi diede una lezione privata”.

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Finito il racconto si infila un fantastico vestito bianco da sposa, si fa accendere una sigaretta da uno spettatore, e l’abito prende fuoco! Cioè, ovviamente non sul serio, si tratta di un semplice effetto speciale, però incredibile. Si spengono le luci e gli applausi sembrano non finire mai.

Ascolta la rubrica Laura&Leo dedicata allo spettacolo Jessica and Me

Laura and Leo – Jessica and Me

di Anita Farneti

Seconda puntata per la rubrica Laura&Leo, realizzata in collaborazione tra il Liceo Leonardo Da Vinci e il Teatro Comunale Laura Betti di Casalecchio di Reno.

In questa puntata vi parleremo dello spettacolo Jessica & Me andato in scena il 16 febbraio 2016, scritto e interpretato dalla ballerina Cristiana Morganti, che ha deciso di mettere in scena aneddoti riguardanti la sua vita di danzatrice e riflessioni sul suo mestiere e su che cosa significa essere ballerine a quasi 50 anni. Il tutto condito con un’ironia irresistibile!

Qui potrete ascoltare il nostro commento e l’intervista integrale a Cristiana Morganti.


La rubrica è realizzata con la collaborazione di Andrea Volpe alla parte tecnica.

I disegni sono di Anita Farneti

Le musiche sono rilasciate con licenza creative commons e sono scaricate dal sito Jamendo. In questa puntata la musica di sottofondo è The sad clown di Jacques Buvat. La sigla è Possibilities di Jasmine Jordan

Leggi la recensione “graphic” dello spettacolo Jessica and me

OOOOOOO (IT) – Le relazioni interrotte

di Anita Farneti

Sono al Teatro Laura Betti di Casalecchio di Reno dove va in scena lo spettacolo OOOOOOO, un misto di danza, canto e recitazione, interpretato dalla compagnia Fattoria Vittadini, con la regia del coreografo Giulio D’Anna.

Prendo il biglietto, mi siedo al mio posto, le luci si abbassano ed entrano 7 ragazzi con indosso solo la biancheria intima (cosa che mi ha ricordato che devo iniziare a fare sport per l’estate, ma non divaghiamo!).

Si presentano, cantando sulle note di “Feelings”.

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E poi si parte con il gioco della verità! Come funziona? Sullo schermo vengono proiettate alcune frasi che rivelano delle particolarità riguardanti uno o più danzatori presenti sul palco. Attraverso questo gioco, nel quale i ragazzi si svelano davanti al pubblico, in pochi minuti scopro i segreti più intimi di ognuno di loro.

Le storie che vengono raccontate parlano di violenza sul partner (piccola curiosità:a confessare di essere stati autori di questa azione sono più ragazze che ragazzi), del dolore per la morte del padre, dell’orientamento sessuale di ognuno, del numero di amanti e di altri segreti che ruotano intorno al mondo delle relazioni.

E dopo ciò, il piatto forte dello spettacolo: le relazioni interrotte.
Sia che si parli dell’abbandono da parte del fidanzato, di un divorzio, della rottura con il proprio padre o addirittura con la propria patria gli attori si mettono a nudo con il pubblico, rivelando le loro esperienze più personali. Il tutto accompagnato da coreografie talmente spettacolari ed emozionanti da farmi preoccupare che qualcuno di loro si facesse male da un momento all’altro.

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E, non ci crederete, a sottolineare questo aprirsi completamente, una delle danzatrici toglie anche la biancheria intima e si mostra completamente nuda. Se foste stati lì con me mi avreste visto fare un salto di tre metri. Non fraintendetemi, non ero affatto scandalizzata, solo stupita, e soprattutto ammirata. Pensateci, voi riuscireste non solo a raccontare i fatti più intimi della vostra vita davanti a degli estranei, ma anche a mostrarvi davanti ad essi come mamma vi ha fatti? Non credo proprio…

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Ma cosa cercano di dirci? Qual è la morale di tutto ciò?

Il finale mi spiega tutto: i ragazzi iniziano ha prendersi a schiaffi! Ma forte eh! E intanto cantavano la canzone “I don’t mind the pain”, “non mi importa del dolore, non mi importa di soffrire per amore”.

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Non rinunciate ad amare per paura di soffrire.
E con i corpi più rossi di delle aragoste, i danzatori ci augurano la buonanotte.

 

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Giulio D’Anna e Mattia Agatiello intervistati da Anita Farneti

Guarda la fotogallery
Le foto sono di Chiara Vannini. I disegni sono di Anita Farneti

Ascolta la rubrica Laura&Leo dedicata allo spettacolo OOOOOOO

Laura and Leo – OOOOOOO

di Anita Farneti

Quest’anno si è inaugurata una collaborazione tra il Liceo Leonardo Da Vinci e il Teatro Comunale Laura Betti di Casalecchio di Reno.  Noi studenti che facciamo parte del progetto avremo la possibilità di assistere agli spettacoli e incontrare gli artisti e potremo poi realizzare recensioni, foto, e una nuova rubrica radiofonica dedicata al teatro: Laura&Leo.

In questa prima puntata vi parleremo dello spettacolo OOOOOOO

Cosa succederebbe se sette ballerini decidessero di mettere in scena uno spettacolo in cui raccontano le faccende riguardanti le loro personali relazioni interrotte? Ve lo dico io! Ne uscirebbe fuori un vero e proprio capolavoro, come quello a cui io ed altre mie colleghe abbiamo assistito lo scorso 20 gennaio al Teatro Comunale Laura Betti .

Qui potrete ascoltare il nostro commento e le interviste fatte al regista dello spettacolo Giulio D’Anna e al ballerino Mattia Agatiello.


La rubrica è realizzata con la collaborazione di Andrea Volpe alla parte tecnica.

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Giulio D’Anna e Mattia Agatiello intervistati da Anita Farneti

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Le foto sono di Chiara Vannini. I disegni sono di Anita Farneti

Le musiche sono rilasciate con licenza creative commons e sono scaricate dal sito Jamendo. In questa puntata la musica di sottofondo è Jazz di Airplane. La sigla è Possibilities di Jasmine Jordan

Leggi la recensione “graphic” dello spettacolo OOOOOOO

PS 2015: Fine trasmissioni

Anche per quest’anno una splendida edizione di Politicamente Scorretto è andata in archivio, con tantissimi incontri e iniziative proposte e un’ottima affluenza di pubblico, a testimonianza dell’interesse che tantissimi cittadini, di qualsiasi età, nutrono in questi appuntamenti.

di Giacomo Guizzardi

E quest’anno la novità è stata rappresentata dall’assidua partecipazione di noi studenti del Liceo Leonardo Da Vinci di Casalecchio attualmente impegnati alla Web Radio del liceo.
Si sono viste collaborazioni fruttuose tra noi ragazzi e i giovani volontari della Blogos Web Tv, che hanno portato alla realizzazione di interessantissime interviste e articoli.

Anche se non possiamo dimenticare che già a marzo alcuni di noi avevamo preso parte come “giornalisti” volontari all’edizione primaverile di Politicamente Scorretto, la Primavera di Legalità, in occasione della Giornata della Memoria e dell’Impegno per ricordare le vittime di mafia, che nel 2015 si è svolta a Bologna.

Tantissimi gli ospiti incontrati dalla nostra redazione a Politicamente Scorretto fra il 20 novembre e il 1 dicembre fra Casa della Conoscenza e Spazio ECO, con un lavoro che ha dimostrato una buona preparazione a livello radiofonico nell’intervistare chi di dovere.

Lo scrittore e attore Alessandro Gallo, l’ex calciatore Damiano Tommasi, il giovane giornalista Elia Minari, nostro “collega” di Corto Circuito di Reggio Emilia, il vicepresidente di Legambiente Stefano Ciafani, solo per fare alcuni nomi, con cui  si è parlato di ecomafie, Pasolini, camorra, Danilo Dolci, mafie al nord e tanto altro.

Sicuramente una bellissima esperienza sia di vita che lavorativa, che contribuirà ed arricchirà il nostro bagaglio culturale.

Tra i ragazzi che hanno preso parte a questa edizione di Politicamente Scorretto – come giornalisti, cameraman, fotografi e social media manager – citiamo, in ordine di apparizione, Laura Rigobello, Denise Passuti, Luca Cavazzini, Giovanni Fornaciari, Andrea Volpe, Giacomo Guizzardi, Lorenzo Balbo, Beatrice Lelli, Yuri Mimmi, Raul Cetatean, Chiara Vannini, Anita Farneti.

Guarda le interviste realizzate dalla Leoradio per Politicamente Scorretto 2015

 

Politicamente Scorretto

Guarda la fotogallery della Leoradio a Politicamente Scorretto 2015

 

Guarda le interviste realizzate dalla Leoradio per Primavera di Legalità – edizione speciale Politicamente Scorretto marzo 2015

 

Open Hair, semplicemente wow!

Open Hair è il nome di uno spettacolo di danza contro la violenza sulle donne, al quale prenderanno parte, tra le altre, alcune giovani ballerine che frequentano il nostro liceo.

di Anita Farneti

open hairGrazie alle nostre compagne di scuola, io e  Julieta Sepulveda riusciamo a metterci in contatto con Paola Luciani, la fotografa ideatrice del progetto. La incontriamo nella stanza adiacente alla palestra in cui le ragazze stanno facendo le prove per lo spettacolo che si svolgerà il 21 novembre alle ore 21 a palazzo Albergati.

Quando e come nasce questo progetto?
Questo progetto nasce nel 2014, ero la fotografa del saggio di danza di queste ragazze, e quando le ho viste ballare con i capelli sciolti mi sono emozionata tantissimo e da lì mi è venuta l’idea.

Nello spettacolo i capelli hanno un ruolo importante, ci puoi spiegare i motivi di questa scelta?
I capelli rappresentano l’individualità di una persona, a differenza delle altre parti del corpo essi non si deteriorano. Non a caso nei lager la prima cosa che i nazisti facevano era rasare tutti a zero. Per le donne, se portati lunghi e sciolti, sono inoltre simbolo di femminilità.

Dappertutto nelle campagne contro la violenza sulle donne troviamo immagini di ragazze piene di lividi, sfigurate, con le bocche cucite. Perché tu al contrario hai deciso di non mostrare nessuna immagine di violenza?
Quando è iniziato questo progetto ho fatto esattamente ciò che hai fatto tu, mi sono documentata, ho partecipato a delle conferenze sull’argomento e ho scoperto che nessuno fa vedere ciò che la violenza ti porta via: bellezza, giovinezza, femminilità… Ed è per questo che ho deciso di farlo io.

Chi è il principale destinatario del messaggio che vuoi far trasparire da questo spettacolo?
Sono i giovani, sia maschi che femmine. Vorrei insegnare ai ragazzi il rispetto e alle ragazze a non reprimersi e a non sottomettersi. È per questo che sono andata a parlare in molte scuole, compresa la vostra.

Tutte le foto che ho visto sono state scattate in mezzo alla natura, come mai questa scelta?
Ho fatto questa scelta perché le ragazze riuscissero a mettersi in contatto con la loro parte più interiore. Mentre scattavo quelle foto, non avevano né un pubblico, né la musica, per far capire loro cosa significava essere veramente libere.

Con noi c’è anche Davide Lazzaroni, il cantante coinvolto in questo progetto. Rivolgiamo anche a lui qualche domanda.

Ci vuoi parlare della parte musicale dello spettacolo?
In scena saremo quattro musicisti, ed io sono il cantante. Alcuni dei brani che eseguiremo li abbiamo composti noi, altri no, e sono presenti delle parti cantate ed altre invece parlate. Il nostro scopo è mostrare come uno spettacolo possa toccare più sensi possibile, renderlo totalizzante.

In base a cosa avete scelto la location?
L’abbiamo trovata per caso e si è rivelata perfetta. Albergati aveva costruito una sala appositamente per mettere in scena gli spettacoli scritti dai suoi amici, come ad esempio Goldoni. Inoltre tra quelle mura si vocifera che Albergati in persona abbia ucciso suo moglie dopo aver scoperto un’infedeltà. Insomma, si sposa perfettamente con il progetto!

Si  è fatto tardi, ma prima di andare ci propongono di vedere un pezzo delle prove dello spettacolo.
Parte la musica e noi rimaniamo incantate. Tutto ciò che riusciamo a vedere è un turbine di capelli biondi, neri, rossi, lisci, ricci, mossi. Le ballerine a volte si muovono in modo rilassato, a volte frenetico, volteggiano, saltano, roteano, e davanti a quella meraviglia nella nostra mente riusciamo a distinguere un unico, semplice pensiero: “wow”.

Run the world, girls!

Marzo 2010
…la carica di rappresentante è stata occupata negli anni, all’interno del liceo scientifico Leonardo Da Vinci, da ragazzi molto diversi tra loro: c’è stato il fattone, l’intellettuale, il buffone, il politicamente impegnato. E poi l’idolo delle primine, il lavativo (che non si faceva vedere nemmeno alle assemblee) il silenzioso, l’occupante, l’impacciato. E poi ancora il non occupante, l’attore e l’uomo invisibile dopo aver combinato un casino con gli annuari…
Ribadisco, ragazzi molto diversi tra loro. Ma con una piccola caratteristica in comune: tutti maschi. Da cinque anni o più le ragazze del Da Vinci non sembrano propense a tentare la scalata verso il potere.

Da quando mia sorella scrisse questo articolo per il vecchio giornalino della scuola, il Vitruviano, sono oramai passati ben 5 anni. Naturalmente le cose adesso sono cambiate, vero? Adesso il numero delle rappresentanti d’istituto è decisamente aumentato, se non fino a superare quello degli uomini, giusto? AHAHAHAHA, ma non fatemi ridere!

Da quando sono arrivata in questo liceo la presenza massima femminile è stata di 1 su 4. Eppure sono tante le fanciulle che partecipano alle assemblee e alle manifestazioni, si interessano a temi di attualità, si impegnano per una buona riuscita di un’occupazione o di un’autogestione.
La partecipazione c’è, solo che nella maggior parte dei casi è molto silenziosa. Questo perché ancora nel 2015 la politica è considerata una pratica quasi esclusivamente “per uomini”. Stereotipi tuttora esistenti ci fanno credere che tutte le qualità che servono per ruoli come questi, come la grinta, il carisma e l’astuzia, siano assenti nella stragrande maggioranza delle ragazze.

Dopo tutto quello che ho scritto capirete come sono rimasta piacevolmente sorpresa dallo scoprire che quest’anno la metà dei candidati è femmina. Sarò sincera, non ho idea di quali siano i punti della lista che esse vogliono presentare, poiché l’assemblea in cui parleranno sarà fra qualche giorno, ma sono comunque felice che si siano fatte avanti perché sono l’esempio che qualcosa, finalmente, sta cambiando.

Anita Farneti