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Memorie di uno stage toledano

di Lorenzo Balbo

Era cominciata presto la giornata di Max. La sveglia era suonata, come sempre capita nei giorni lavorativi, alle 8. Giusto il tempo di azzannare una ensaimada, dolce maiorchino dalla caratteristica forma a spirale, e sorseggiare un caffè corretto col latte e si parte verso Plaza Zocodover (nucleo centrale dell’assetto urbano toledano) per aprire il negozio dove Max lavora come archeologo insieme alla moglie, Elena. La macchinetta lasciata appositamente sul fornello servirà certamente più a lei, che di dosi giornaliere di caffeina ne ingerisce quasi sette. Ma il cafè, è risaputo, “lo fanno meglio gli italiani”.

Per arrivare a lavoro, per fortuna, non c’è bisogno della macchina. Le vie del casco antiguo (zona centrale della città delimitata dalle mura antiche e posta in cima ad un colle) sono talmente strette che quando passa un veicolo, i pedoni sono costretti a rifugiarsi ai margini della carreggiata. Talvolta trattenendo anche il respiro, onde evitare spiacevoli incontri con specchietti altrui.

La giornata è stata stancante, ma la solarità delle gente del posto sa alleviare anche la pesantezza di un raro giorno di pioggia. Si conoscono tutti, o quasi, qui a Toledo. L’ambiente è sano e accogliente. Forse perché, da tempo immemore, è stato abituato ad essere crocevia delle tre culture monoteiste che, convivendo e alternandosi, hanno radicato le loro tradizioni in questo atomo di Spagna pullulante di storia. Non è raro, infatti, imbattersi in una Mezquita convertita in Sinagoga o in Iglesia.

L’orologio segna le nove di sera. Ora Max è in cucina, il luogo della casa in cui meglio può esprimere il suo estro. Da molti anni a questa parte collabora con progetti di scambio culturale, offrendo asilo a studenti stranieri. A loro, tra poco meno di mezz’ora, servirà la bomba, una cena molto impegnativa per gli apparati digerenti.

Primer plato: paella. Celeberrima specialità della cucina valenciana a base di riso, zafferano, carne, verdure e spezie, servita nella tipica e apposita padella, la “paella”, appunto. Max, però, opterà per la variante alternativa che, al posto della carne, prevede i frutti di mare: la paella de marisco.

In sottofondo, le notizie del telegiornale esordiscono con la solita sequela di scandali politici, che non risparmiano né membri della Famiglia reale né ex presidente della Comunità autonome (la Spagna è una monarchia costituzionale divisa in regioni autonome, ndr). “Siamo molto sfiduciati per la situazione del nostro paese. Ogni giorno ci vendono dati buoni, ma a noi non sembra che le cose stiano migliorando”. “I politici spagnoli hanno dimostrato che, prima o poi, finiscono sempre per rubare soldi a noi cittadini”, rafforza il carico Elena.

E le recenti elezioni? I quattro partiti principali hanno aperto un valzer di trattative, fino ad ora inconcludenti. Rey Felipe IV ha convocato al Palazzo reale Mariano Rajoy, lider del PP (Partido Popular, destra) che detiene la maggioranza relativa, ma per ora non sono stati raggiunti i numeri giusti per stabilire un coalizione vincente. Segue a ruota l’altro partito spagnolo storico, il PSOE (Partido Socialista Obrero Español, sinistra) guidato da Pedro Sanchez e Podemos di Pablo Iglesias. Entrambi hanno fatto capire che di alleanze non se ne parla. Qualche gradino più in basso si piazza Ciudadanos di Albert Rivera. Carne al fuoco ce n’è. La telenovela continua.

La parte sportiva, nei telediarios spagnoli, occupa ben un quarto d’ora. “C’è un gran interesse per lo sport, anche se non capisco perché” afferma la consorte. Max, supporter sfegatato del Toledo, sbuffa : la nazione iberica ha, soprattutto negli ultimi anni, sempre occupato posizioni di vertici nei ranking mondiali più popolari. “Barcelona no puede ganar (vincere): el sabado va a perder contra el Levante”, sentenzia. Il nostro eroe nutre, in effetti, una profonda avversione nei confronti dei due colossi della Liga, rei di essere eccessivamente ricos e ladrones.

Segundo plato: tortilla, frittata di uovo sbattuto e patate. “Metà degli spagnoli aggiungono cipolle, ma noi siamo della fazione opposta” commenta lo chef, prima di cominciare una approfondita analisi sui luoghi comuni iberici.

“I baschi vengono facilmente bollati come burberi. Sono molto orgogliosi della loro cultura e spesso si chiudono nei loro confini”: parlano una lingua incomprensibile, l’Euskera, senza alcun legame con le altre della penisola. Tuttavia, “hanno un forte senso dell’amicizia: per loro i compagni d’infanzia sono compagni di vita. Li apprezzo più che gente di altre regioni meridionali, apparentemente accoglienti, ma pronti a pugnalarti alle spalle”. Restando a nord,“anche in Galicia si parla una lingua diversa dal Castellano, ovvero il Gallego che, per vie della vicinanza geografica, subisce molto l’influenza del portoghese”. La terza lingua indipendente è il Catalano. “Sono nato a Lèrida, ma a quattro anni mi sono trasferito in Castilla y Leòn. Come nel Paìs Vasco, il senso di appartenenza è diffuso, ma non sento alcun legame con quella terra, anzi”. Più a sud, ma sempre sulla costa mediterranea, troviamo la Comunitat Valenciana: “è il principale sfondo dei fatti di cronaca nera spagnoli. Sarà per via del clima focoso del Levante, bah…”.

La gola è ormai secca e il testimone passa a Elena. “Sono di Madrid e noi capitolini abbiamo la nomea di essere altezzosi”. “Non che i toledani, inospitali e tontos”, aggiunge scherzosa, “se la passino meglio”. “I miei genitori”, prosegue, “sono andalusi. E’ una regione particolare e decisamente vasta: da una città all’altra si nota molto il cambio di inflessione. La parlata è stretta e, se non si è nativi di quelle zone, la comprensione risulta davvero difficile”.

Postre: churros, pastelle fritte spolverate di zucchero, spesso accompagnati con una tazza di cioccolata calda.

Franco? In Spagna non pronunciate quel nome. Le ferite di quel periodo nero sono ancore aperte. Ho vissuto il Franchismo fino all’età di otto anni. Ricordo che, ai tempi delle elementari, si soleva fare l’appello mattutino disposti in riga, salutando a turno la maestra col braccio teso. Una volta, appena passatami affianco, le feci il dito medio. Sfortunatamente se ne accorse e mi punì. Ci bacchettavano ogni giorno. Molti di noi provenivano da famiglie anti-franchiste, ma dovevamo celarlo. Alcuni dei miei compagni avevano parenti dissidenti: chi era contro il regime spariva regolarmente, salvo poi essere ritrovato morto più avanti. Malattia, la diagnosi”.

“La mia è stata una generazione sostanzialmente bruciata”, prosegue nel fiume in piena di ricordi Max. “Dopo la dittatura (terminata nel 1975), è arrivata la cocaina che ha devastato i giovani spagnoli”. E’ il momento di prendersi una pausa.

In salotto fa capolino anche Elena. “Ho sentito che in Italia si parla molto del problema immigrazione. Anche da noi è così. Le zone nevralgiche degli sbarchi sono, ovviamente, Ceuta e Melilla prima e lo Stretto di Gibilterra poi. Molti profughi arrivano per proseguire il loro cammino verso nord. Personalmente non credo che l’accoglienza possa causare alcun problema alla popolazione spagnola. Molti di noi, a inizio novecento, ma anche recentemente sono emigrati all’estero in cerca di una sistemazione migliore”.

Mezzanotte e mezza. Tempo di andare a risposare: Max e Elena sono stanchi. Domani li aspetta una nuova giornata. Prima di rintanarsi sotto le coperte, però, gli studenti li salutano e, come doveroso nei confronti di questo calibro, li ringraziano por ser muy buena gente.

Ps. Il giorno dopo, Iglesias andrà a Palazzo Reale, ma la chiacchierata con Felipe IV terminerà in un nulla di fatto. In contemporanea, il Barcellona si imporrà, grazie ad un arbitraggio generoso, 2-0 sul campo del Levante. Nonostante ciò, da Valencia non giungeranno notizie di fattacci nel post-partita.

Stage a Toledo 2016

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Le foto sono di Andrea Volpe

Leggi Toledo: uno stage indimenticabile di Alice Scorzoni

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Il Grande Bidello – L’attuazione della Buona Scuola

La puntata integrale de Il Grande Bidello – L’occhio sul mondo della scuola, in cui abbiamo radunato tutte le interviste raccolte al primo appuntamento del Laboratorio Interattivo di Politica, dedicato alla Buona Scuola.

A cura di Giorgio Bergonzoni, Stefania Bucciol, Martina Consolini, Giovanni Fornaciari, Giulia Ruschi, Andrea Volpe

Si è parlato dell’entrata in vigore della legge 107/2015, la cosiddetta “Buona Scuola” al primo appuntamento del Laboratorio Interattivo di Politica del Liceo da Vinci di quest’anno.
Ecco le interviste a tutti gli ospiti intervenuti: la senatrice Francesca Puglisi, la dirigente del Liceo Marinella Cocchi e i professori Cinzia Rinaldi e Alfiero Salucci.
Con loro si è discusso di aspetti positivi e negativi della riforma, di edilizia scolastica, di alternanza scuola-lavoro e di piano dell’offerta formativa.

 

Il Grande Bidello – Alternanza scuola-lavoro nella Buona Scuola

Quali sono le sfide per i licei nel mettere in pratica il progetto di alternanza scuola-lavoro inserito nella “Buona Scuola”? A rispondere il professor Alfiero Salucci, referente per il Liceo da Vinci su queste tematiche.

di Giovanni Fornaciari

Come nei licei si attuerà la collaborazione con enti pubblici e privati per mettere in pratica l’alternanza scuola-lavoro presente all’interno della riforma “La Buona Scuola”? E’ la domanda che il nostro Giovanni Fornaciari ha posto al professor Alfiero Salucci, docente del Liceo da Vinci e referente su queste tematiche, a margine del primo Laboratorio Interattivo di Politica.

Il primo problema che pone Salucci è la difficoltà per i licei di relazionarsi con le aziende pubbliche e private, in quanto questo tipo di scuola non dà uno sbocco diretto al mondo del lavoro. Il nostro Liceo tenterà di mediare attraverso una strategia mista per distribuire il notevole monte ore previsto – 200 ore – con attività in aula e altre in azienda.
Salucci inoltre auspica una collaborazione con i Consigli di classe per la migliore realizzazione del progetto.
Infine propone che esperienze già avviate con successo dalla scuola – e cita anche l’attività della webradio – potrebbero essere delle buone pratiche da proseguire e strutturare meglio.

 

La Buona Scuola: le critiche di prof e studenti

Alternanza scuola-lavoro, risorse economiche disponibili e figura del dirigente scolastico: questi i temi maggiormenti dibattuti da prof e studenti con gli ospiti del Laboratorio Interattivo di Politica dedicato alla “Buona Scuola”.

di Raul Cetatean

Due ospiti di rilievo istituzionale hanno partecipato al primo appuntamento del Laboratorio Interattivo di Politica dedicato alla riforma “La Buona Scuola”: la senatrice del Partito Democratico Francesca Puglisi e l’Assessore ai Saperi e alle Nuove Generazioni del Comune di Casalecchio di Reno Fabio Abagnato.

Dopo una breve sintesi di quella che è la riforma “Buona Scuola” da parte della senatrice, il dibattito si è spostato su alcuni punti approfonditi dal discorso iniziale: l‘alternanza scuola-lavoro, le risorse economiche disponibili e la figura del Dirigente Scolastico.

Il primo aspetto, ovvero l’alternanza scuola-lavoro, è stato quello più discusso in questo incontro. La legge propone per tutti gli studenti un’esperienza di scuola-lavoro durante l’anno scolastico – a partire dalla classe terza e per un totale di 200 ore nell’arco del triennio nei licei – e un curriculum dello studente.
Lo scopo sarebbe duplice: permettere allo studente di coltivare le proprie inclinazioni in itinere e orientarlo al meglio ai fini delle proprie scelte formative future.
A questo impianto sono state mosse diverse critiche, sia da parte degli studenti presenti che dei docenti.
La Dirigente Scolastica Marinella Cocchi, da parte sua, ha sottolineato la complessità organizzativa di tale percorso parallelo al tempo-scuola e la difficoltà di stabilire contatti non episodici con aziende o istituzioni che vogliano fattivamente aderirvi.
La senatrice Francesca Puglisi ha risposto a queste critiche dicendo che questa attività verrà finanziata dalla legge . Resta il fatto che però, per avere il tempo necessario, bisognerebbe riprogettare il piano dell’offerta formativa per aggiungere queste ore di attività all’interno della programmazione didattica ed educativa, anche nei licei.

Sul piano dei fondi, si interverrà anche sulla formazione dei docenti e dei dirigenti, sull’edilizia scolastica, sul piano informatico e tecnologico delle scuole.

La senatrice Puglisi si è in seguito soffermata sull’importanza della figura del Dirigente Scolastico. Infatti, il Dirigente Scolastico può assegnare un “bonus scolastico” ai professori, seguendo un criterio elaborato da un gruppo formato da docenti, rappesentanti dei genitori e degli alunni.
Si introduce anche il nuovo piano dell’offerta formativa (POF), che diventa triennale e che dovrà essere “curvato” secondo le necessità della scuola.
Il Dirigente Scolastico stesso sarà valutato ogni tre anni sulla base di criteri stringenti da un nucleo di ispettori ministeriali.

La Buona Scuola secondo Francesca Puglisi

E’ stata illustrata agli studenti del Liceo Da Vinci dalla senatrice Francesca Puglisi la nuova legge 107,  la cosiddetta “Buona Scuola”, al primo incontro del Laboratorio Interattivo di Politica lo scorso 12 novembre.

di Alessandra Tedeschi

All’inizio del dibattito è stato illustrato il motivo per cui è stata emanata la legge, prendendo in considerazione la drammatica situazione scolastica. La legge avrebbe lo scopo di favorire il futuro dei ragazzi, poiché, come ha affermato la senatrice, “i ragazzi sono i protagonisti del loro apprendimento”.

La norma riguarda, in modo particolare, i giovani e le loro prospettive lavorative. La senatrice a questo proposito dichiara: “Al centro della scuola ci siete voi studenti e grazie alla scuola dovete raggiungere il vostro obiettivo scolastico”.

Il punto fondamentale della legge, secondo il parere della Puglisi, è l’inserimento del curriculum dello studente nel suo percorso formativo: in questo modo il ragazzo potrà informarsi meglio sull’iter di studi che avrà intenzione di intraprendere.

Con l’introduzione della nuova norma sarebbe inoltre diminuito il tasso di disoccupazione dei docenti del 40%.

Alcuni punti fondamentali sui quali vuole agire la riforma sono lo studio dell’inglese, l’educazione civica, la storia dell’arte e la musica, ampiamente sottovalutati dai precedenti governi.

Una novità importante riguarda l’alternanza scuola-lavoro, argomento che ha scatenato un acceso dibattito tra la Puglisi e la dirigente scolastica Marinella Cocchi.
Quest’ultima ha dichiarato come questa idea sia interessante, ma purtroppo difficile da mettere in atto. Il maggiore ostacolo riscontrato è rappresentato dalla mancanza di tempo e da come incastrare l’alternanza scuola-lavoro con le attività scolastiche.
La Senatrice ha così ribattuto che, per la soluzione di questo problema, è necessario rivoluzionare radicalmente il metodo di insegnamento.

I professori hanno preso parte al dibattito focalizzando la loro attenzione sull’alternanza scuola-lavoro, sostenendo il punto di vista della Dirigente.

In conclusione i presupposti di applicazione della nuova normativa sono buoni, ma difficili da realizzare.