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La donna è davvero al pari dell’uomo?

L’uomo è l’unico essere vivente che uccide e violenta i propri simili senza far distinzioni tra bambini, donne o anziani.

di Alessandra Tedeschi

Prima della seconda guerra mondiale la donna veniva discriminata in ogni settore: era costretta a casa a guardare i figli e sottoposta a condizionamenti di vario genere che ne limitavano la libertà d’azione.
Durante la guerra la donna dovette necessariamente sostituirsi all’uomo, impegnato al fronte, non solo per quanto riguardava la famiglia ma anche nell’agricoltura. Dalla fine della seconda guerra mondiale e del fascismo la donna fu riconosciuta come persona libera e indipendente, addirittura nel 1946 ottenne il diritto di voto. Nel 1948 entrò in vigore la Costituzione e diverse donne parteciparono alla sua scrittura.
Ad oggi, vantiamo l’entrata al Governo di un buon numero di esponenti femminili, una donna come presidente della Camera, la presenza femminile in tutti gli ambienti lavorativi (anche quelli considerati prettamente maschili), in quelli economici e sociali. Nonostante questo c’è ancora molto da fare, infatti ancora oggi molte donne subiscono violenze da parte dei loro mariti, parenti o amici. Come si può fare a sconfiggere tutto questo? L’Italia è sempre stato un paese maschilista dove l’uomo comandava sulla donna e anche oggi questo problema non è scomparso totalmente, infatti la donna nascendo e crescendo in questo contesto, si è integrata in questo modo di pensare e ha accettato inconsciamente la propria inferiorità.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” (articolo 3 della Costituzione), ma è davvero così ?

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La Buona Scuola secondo Francesca Puglisi

E’ stata illustrata agli studenti del Liceo Da Vinci dalla senatrice Francesca Puglisi la nuova legge 107,  la cosiddetta “Buona Scuola”, al primo incontro del Laboratorio Interattivo di Politica lo scorso 12 novembre.

di Alessandra Tedeschi

All’inizio del dibattito è stato illustrato il motivo per cui è stata emanata la legge, prendendo in considerazione la drammatica situazione scolastica. La legge avrebbe lo scopo di favorire il futuro dei ragazzi, poiché, come ha affermato la senatrice, “i ragazzi sono i protagonisti del loro apprendimento”.

La norma riguarda, in modo particolare, i giovani e le loro prospettive lavorative. La senatrice a questo proposito dichiara: “Al centro della scuola ci siete voi studenti e grazie alla scuola dovete raggiungere il vostro obiettivo scolastico”.

Il punto fondamentale della legge, secondo il parere della Puglisi, è l’inserimento del curriculum dello studente nel suo percorso formativo: in questo modo il ragazzo potrà informarsi meglio sull’iter di studi che avrà intenzione di intraprendere.

Con l’introduzione della nuova norma sarebbe inoltre diminuito il tasso di disoccupazione dei docenti del 40%.

Alcuni punti fondamentali sui quali vuole agire la riforma sono lo studio dell’inglese, l’educazione civica, la storia dell’arte e la musica, ampiamente sottovalutati dai precedenti governi.

Una novità importante riguarda l’alternanza scuola-lavoro, argomento che ha scatenato un acceso dibattito tra la Puglisi e la dirigente scolastica Marinella Cocchi.
Quest’ultima ha dichiarato come questa idea sia interessante, ma purtroppo difficile da mettere in atto. Il maggiore ostacolo riscontrato è rappresentato dalla mancanza di tempo e da come incastrare l’alternanza scuola-lavoro con le attività scolastiche.
La Senatrice ha così ribattuto che, per la soluzione di questo problema, è necessario rivoluzionare radicalmente il metodo di insegnamento.

I professori hanno preso parte al dibattito focalizzando la loro attenzione sull’alternanza scuola-lavoro, sostenendo il punto di vista della Dirigente.

In conclusione i presupposti di applicazione della nuova normativa sono buoni, ma difficili da realizzare.