Archivi categoria: Storia

Mancano due minuti e mezzo alla fine del mondo?

È il 1947, il mondo si trova nel pieno dei preparativi di una guerra che non verrà mai combattuta, la guerra fredda. Le due grandi potenze: USA e URSS iniziano una grandiosa corsa agli armamenti che culmina con la proliferazione incontrollata di armi atomiche.

di Andrea Volpe

Nello stesso anno un gruppo di fisici nucleari dell’ Università di Chicago decise di riunirsi sotto una pubblicazione scientifica chiamata “Bulletin of the Atomic Scientists”. All’interno di quest’ultima, il gruppo di scienziati inserì un orologio metaforico che si muoveva a seconda degli eventi geopolitici. La particolarità era che nel doomsday clock la mezzanotte simboleggiava la fine del mondo.

Alla sua creazione, la lancetta lunga venne posizionata  sette minuti prima di mezzanotte e nel corso degli anni si è mossa spesso. La massima lontananza è stata di 17 minuti e venne registrata nel 1991  grazie ai trattati di riduzione delle armi strategiche e alla dissoluzione dell’URSS. Al contrario, la maggiore e pericolosa vicinanza (2 minuti) venne raggiunta nel 1953 dopo i test di armi termonucleari Usa e Urss. Gli iron maiden si ispirarono proprio al Doomsay clock per il loro brano “2 minutes to midnight”.

E oggi quanto manca alla fine del mondo?
Secondo gli scienziati americani oggi mancherebbero solo 2 minuti e mezzo a causa dei crescenti nazionalismi e il rischio di una nuova corsa al riarmo. Appena in tempo per leggere qualche altro articolo del nostro blog!

Annunci

La storia di Carlos Luis Collado: intervista a Giulia Casarini

Carlos Luis era un giovane del Costa Rica. Quando morì aveva solo 25 anni. Venne in Italia per studiare: si laureò al Sant’Orsola in anatomia patologica. Il suo insegnante, il dottor Businco, sosteneva la lotta di resistenza: Carlos lo aiutava a curare i feriti. Quando il dottore venne arrestato, Carlos decise di unirsi alla 63a brigata partigiana Garibaldi”.

Così Giulia Casarini descrive Carlos Luis Collado Martinez, il giovane costaricense ucciso dai tedeschi nel 1944 a Casalecchio di Reno, durante la strage del cavalcavia: alla storia di Carlos Luis, Giulia ha dedicato il suo libro 9813 Chilometri di Memoria.

Quando abbiamo chiesto a Giulia perché si fosse interessata alla storia Collado Martinez, ci ha risposto che questa storia possiede, secondo lei, una grande potenza: “Mentre siamo abituati a pensare ai partigiani che proteggono le loro terre, le loro case, le loro famiglie, Carlos qui non aveva nulla. Carlos poteva partire, poteva tornare a casa, poteva scappare, poteva non combattere questa guerra. Invece scelse, per dei valori ideali che si portava dietro dal suo paese – un paese di pace – di combattere. Si mise in gioco per qualcosa di veramente universale”.

Proprio a causa delle sue origini, “In Italia di Collado Martinez si sa pochissimo”, ci racconta Giulia: “abbiamo la sua tesi di laurea, abbiamo alcune sue foto; però di come vivesse, di cosa facesse, abbiamo davvero poche testimonianze. Per questo scrivere un libro che fosse realistico è stato difficile: tant’è che alla fine, per scriverlo sono riuscita a mettermi in contatto con i suoi fratelli, in particolare Hernán, che viene ampiamente citato nel libro.”
Con la famiglia di Carlos Luis l’autrice è ancora in contatto: “Vengono a Casalecchio quasi tutti gli anni, si è instaurato un rapporto quasi d’amicizia. C’è una grande riconoscenza da parte loro.”

Scrivendo questo libro per ragazzi, Giulia confida di trasmettere anche ai più giovani gli ideali che hanno mosso Carlos.
“Spero che bambini e ragazzini non solo capiscano cos’è stata la lotta di resistenza, di liberazione, ma anche che essa possa ispirare gli stessi valori in loro.”

Elena Armaroli

Per non dimenticare

Seconda Guerra Mondiale, 1944. Per fermare l’avanzata dei nemici angloamericani, che avevano già liberato tutto il sud e buona parte del centro Italia, il feldmaresciallo tedesco Albert Kiessling istituisce una linea difensiva che congiunge idealmente Massa Carrara sul Tirreno e Pesaro sull’Adriatico, tagliando nettamente in due l’Appennino Tosco-emiliano.

Kießling vorrebbe spostare la poi battezzata Linea Gotica sulle Alpi, poiché più facilmente difendibile, ma Hitler si oppone fermamente.

Dalla fine dell’agosto del ’44 gli angloamericani – al cui fianco combatteva il nuovo esercito italiano – tentano di superare la barriera difensiva tedesca, appoggiata da diversi reparti della repubblica Sociale Italiana di Mussolini. Dopo iniziali faticosissimi successi, soprattutto in Romagna dal novembre dello stesso anno, la linea difensiva si stabilizza definitivamente per l’inverno.

Il 9 ottobre 1944, a seguito di ripetuti scontri armati tra nazisti e partigiani avvenuti presso Rasiglio – località dell’Appennino bolognese al confine tra Sasso Marconi e Monte San Pietro – una serie di rastrellamenti tedeschi porta alla cattura di tredici militanti della Resistenza.
Il giorno seguente, i “ribelli” vengono legati a pali e cancellate sottostanti il cavalcavia di Casalecchio di Reno con cappi di filo spinato attorno al collo per essere poi uccisi barbaramente.
Ad occuparsi dell’esecuzione è il plotone comandato dal generale Manfred Schmidt che, dopo la strage, si consegna volontariamente alle truppe nemiche. Oltre ad una mappatura completa delle principali postazioni difensive nazifasciste, il disertore forse fornisce ai liberatori anche una lista di nomi di soldati macchiatisi di terribili crimini durante i combattimenti della Resistenza, probabilmente con l’obiettivo di crearsi una nuova identità.

Al termine del Conflitto Mondiale, i soldati americani apriranno inchieste per fare luce sulle esecuzioni tedesche, ma gli oltre 600 fascicoli raccolti saranno occultati dal governo italiano nel cosiddetto Armadio della Vergogna di Palazzo Cesi a Roma, scoperto solo nel 1994 dal giornalista Franco Giustolisi.
A sessantacinque anni di distanza, il Tribunale militare di Verona, incaricato del processo, deciderà di non procedere nei confronti di Schmidt per “presunta morte del reo”. L’1 dicembre 2010, la sentenza sarà confermata e resa definitiva dalla Corte Militare d’Appello di Roma.

Anche in occasione di questo settantunesimo anniversario dell’Eccidio del Cavalcavia, la comunità casalecchiese si è stretta attorno al ricordo delle vittime. Ma mentre Angelo Gamberini, davanti al monumento eretto in onore del cugino Ubaldo Musolesi, uno dei tredici uccisi, si rivolge ai ragazzi presenti affermando che la Resistenza deve insegnarci “l’inutilità della guerra e la necessità di essere sempre pronti a combattere per la libertà”, da Ankara giunge la notizia di un attentato kamikaze durante una marcia pacifista.
Per non dimenticare, appunto.

Lorenzo Balbo

70° Anniversario Eccidio del Cavalcavia

Casa della Conoscenza Casalecchio di Reno, 10 Ottobre 2015

Settantun anni fa, esattamente oggi, si compiva l’Eccidio del Cavalcavia di Casalecchio di Reno.
La memoria di quel tragico evento è ancora viva, ed il ricordo per le 13 vittime indelebile.
Ma oltre a commemorare l’anniversario della strage, si è voluto ringraziare vivamente quelle 13 persone che diedero la vita per combattere il nazifascismo e ridare libertà e dignità a queste zone e all’Italia intera.

Quest’anno oltretutto si è voluto ricordare in particolare modo il costaricense Carlo Martinez Collado, vittima anche lui dell’eccidio. Per l’occasione è venuto ospite dal Costa Rica il fratello, ormai 80enne, accompagnato dalla famiglia, il quale ha letto un discorso molto significativo sul valore dell’amicizia fra i popoli e sulla memoria degli errori del passato.

La commemorazione si è svolta all’interno della Casa della Conoscenza, e ha visto una abbondante partecipazione – oltre 100 persone – davanti alla presenza del Sindaco Massimo Bosso, delle associazioni dei partigiani, e con la partecipazione di classi delle scuole medie di Casalecchio di Reno e alcune classi quinte del Liceo Leonardo Da Vinci.

Giovanni Fornaciari

70° Anniversario Eccidio del Cavalcavia

Guarda il servizio fotografico
di Simone Cossu