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L’era Trumpopulista

Da poche ore Donald J. Trump è diventato ufficialmente il 45esimo presidente degli Stati Uniti d’America: uno degli uomini più ricchi al mondo diventa uno degli uomini più potenti al mondo. 

di Andrea Volpe

Questo è sicuramente un giorno speciale,  non sarebbe un grosso azzardo dire che nei prossimi anni ricorderemo il 20 gennaio 2017 come la fine di un’era.  La politica ”pettinata”, nella quale si combatteva a colpi di proposte e programmi politically correct , sta poco a poco cedendo il passo a quella brutale e populista della quale il magnate americano non ne è solo baluardo ma anche ispirazione.

Questo fenomeno è osservabile un po’ in tutto il mondo, Europa compresa: come in Italia con l’ascesa del MoVimento di Beppe Grillo, in Francia con il Front National di Marie LePen o in Germania con la AfD di Frauke Petry, o ancora in UK Boris Johnson e il suo movimento per la Brexit.
Questi partiti sono stati in grado di dividere totalmente l’opinione pubblica: se da una parte c’è chi li ritiene capaci solo di creare confusione politica inutile, dal’altra c’è chi crede che siano le uniche speranze di risollevarsi dalla tanto sofferta crisi economica del 2008 dando anche un calcio al tanto odiato  politicamente corretto.

Nessuno di questi personaggi  era riuscito ad arrivare a governare la propria nazione, nessuno fino ad oggi, nessuno fino a  ”The Donald”.  Grazie alla nomina di Trump potremmo finalmente avere un’idea di ciò che succederebbe con un cosiddetto ”populista” ai vertici di potere.

Ciò che colpisce sicuramente è l’impressionante velocità con cui queste formazioni politiche  sono riuscite ad accaparrarsi una quantità tale di consensi.
La chiave di lettura è senza dubbio  il malcontento. A causa della già citata crisi del 2008, i governi  di tutto il mondo sono stati costretti ad attuare dolorose misure di emergenza che se da un lato hanno, in parte, salvato i conti pubblici, dall’altro hanno assicurato una diminuzione di fiducia enorme verso lo Stato, che difficilmente riuscirà ad essere riguadagnata. Infatti, il cittadino è stanco di dover pagare di più per ricevere  meno di ciò che riceveva qualche anno fa.
Trump e i suoi corrispettivi europei sono stati bravi a cogliere tutto questo malcontento popolare e trasformarlo in un consenso politico forte e numeroso, capace di far vincere delle elezioni presidenziali.

Dall’intensa campagna elettorale fino al primo discorso da presidente, Trump non ha mai smesso di fare promesse pesantissime come la costruzione del muro sul confine col Messico o l’abolizione del tanto lodato ObamaCare, la grande riforma sanitaria dell’amministrazione  precedente.

La promessa che ha più destato più scalpore tra i paesi amici è quella di defilarsi dalla NATO, ritenuta dal nuovo presidente obsoleta e inefficace.
In Europa quest’ultima dichiarazione è vista con grande sconforto, Gli USA – dalla Seconda Guerra Mondiale in poi – sono stati un modello di riferimento per gli altri Paesi  e un impegno minore nel Patto Atlantico crea instabilità all’interno dell’organizzazione stessa. I paesi europei farebbero bene a non avere paura di approfittare di questa situazione per costruire un esercito comune dell’Unione Europea che proteggerebbe gli interessi degli Stati membri e dei suoi cittadini.

In questo scenario che si preannuncia interessante e ricco di variabili sarà sicuramente interessante seguire l’evolversi degli eventi.

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“La libertà è un fatto mentale”

di Raul Cetatean

Queste le parole pronunciate dal magistrato Nicola Gratteri davanti a una platea di studenti lo  scorso 26 novembre a Politicamente Scorretto per definire il suo concetto di libertà.

Si è tenuto sabato 26 novembre l’incontro degli studenti con Nicola Gratteri al Teatro Comunale Laura Betti di Casalecchio di Reno. L’incontro è avvenuto in occasione della XII edizione di Politicamente Scorretto e in concomitanza con la Festa Nazionale di Avviso pubblico.

Politicamente Scorretto è un progetto culturale sviluppato dall’Istituzione Casalecchio delle Culture in collaborazione con Carlo Lucarelli. Lo scopo di questo progetto è quello di creare confronti e dibattiti su temi di attualità, ad esempio legalità, mafie e libertà ed inoltre prendere coscienza di questi argomenti.

Nicola Gratteri è un magistrato e saggista italiano e da aprile 2016 è Procuratore della Repubblica di Catanzaro. É un attivo oppositore della ‘ndrangheta e per questo motivo vive sotto scorta dal 1989.

L’incontro si è aperto con un breve estratto del filmato In viaggio per testimoniare la memoria a cura di alcuni studenti del Liceo scientifico Leonardo Da Vinci – di cui vi abbiamo parlato in un altro articolo – realizzato per raccontare il viaggio in Calabria organizzato dal Presidio di Libera della nostra scuola in occasione del 20° anniversario della morte di Antonino Polifroni, assassinato poiché si era opposto di pagare il pizzo.

Successivamente, i ragazzi che avevano partecipato al viaggio, insieme a e un gruppo di studenti dell’ITCS Salvemini del progetto Il viaggio legale,  hanno posto delle domande a Gratteri, a Fabio Abagnato, Assessore ai Saperi e alle Nuove Generazioni del Comune di Casalecchio di Reno, e al Presidente di Avviso Pubblico Roberto Montà. Sono state sollevate diverse questioni. Il tema che più è prevalso nella discussione riguardava il come sconfiggere le mafie. Gratteri  ha ammesso di non essere certo che si potrà sconfiggere la mafia del tutto, tuttavia ha affermato di essere convinto che per per combatterla bisogna sconfiggere la mentalità mafiosa, in primo luogo coinvolgendo sempre più i giovani ed essere informati sul tema. Il magistrato ha inoltre raccontato i vari modi in cui nella sua vita e nella sua carriera si è impegnato per combattere la mafia: è stato infatti coinvolto nella riforma della giustizia, rivisitando oltre 150 articoli del Codice Penale. Gratteri ha infine suggerito che bisognerebbe intervenire anche nella politica, una realtà in cui la corruzione è molto presente e dove la mafia ha un grande potere.

Un altro tema discusso e fonte di un acceso dibattito è stato quello della legalizzazione delle droghe leggere. In questo ambito, Gratteri si definisce un esperto ed ha fortemente espresso la sua opinione contraria alla legalizzazione, portando vari esempi e dati. Degli studi scientifici riportano che nelle persone che fanno uso sistematico di droghe leggere, la corteccia cerebrale si assottiglierebbe da 6 a 2mm e questo porterebbe persino a dimenticare quello che è successo il giorno prima. Inoltre il 36% dei giovani che fanno uso sistematico di droghe, da adulti diventeranno schizofrenici. Ad ogni modo, poiché l’80% della droga trafficata in Italia dalla mafia è costituita da cocaina, con la legalizzazione della marijuana, la mafia continuerebbe a vendere comunque e questo non destabilizzerebbe le entrate in questo settore.

15267532_10154923736672223_7176793349433124194_nIn conclusione è stata posta una domanda interessante al magistrato riguardante la sua vita, ossia come sia cambiata e se secondo lui valeva la pena vivere in quel modo, sempre sotto scorta. Gratteri ha risposto con queste parole: “Ne vale la pena perché credo fortemente negli obiettivi che mi sono prefisso nella mia vita. La libertà è un fatto mentale, e io sono uno degli uomini più liberi al mondo.”.

L’altra faccia delle elezioni

di Raul Cetatean 

Le elezioni presidenziali negli Stati Uniti d’America si sono ormai svolte questo martedì 8 Novembre. I candidati favoriti erano due: la democratica Hillary Clinton e il repubblicano Donald Trump. In vista delle elezioni presidenziali, per il partito democratico alle primarie si candidò anche Bernie Sanders, politico statunitense e senatore per lo Stato del Vermont. Bernie ha avuto molti consensi sopratutto tra i giovani e nonostante il suo carisma e le sue idee che gli hanno permesso di vincere in ben 21 stati, tra i quali il Washington, non è riuscito ad ottenere la preferenza in alcuni degli stati più importanti (New York, California, Columbia) e ha perso contro la Clinton. In tutto il mondo le persone hanno preso una posizione e simpatizzano chi per l’uno chi per l’altro candidato. Qualunque fosse il risultato, la comunità online si sarebbe sbizzarrita il più possibile per regalarci delle “perle” di comicità e di satira attraverso i meme.

I meme sono immagini, concetti o frammenti di media che si diffondono di persona in persona diventando dei veri e propri fenomeni di massa. La maggior diffusione di questi meme avviene sui social network quali Facebook e Twitter, ma anche su vari blog.

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A causa dei vari scandali che si sono susseguiti nei giorni scorsi e i vari dibattiti pubblici, incentrati non tanto sul programma politico del partito appartenente quanto sullo screditare il proprio avversario, l’internet ha le piene risorse per trasformare questi materiali in satira o comunque elementi di umorismo. Nel caso di Hillary Clinton, nel periodo in cui è stata segretaria di stato per Obama, ha usato il suo indirizzo e-mail personale anche per svolgere il suo lavoro e successivamente ha cancellato metà di quelle mail. Il problema è sorto quando il dipartimento di Stato ha dovuto fare un’indagine sulle email spedite e ricevute da Clinton per conto del congresso degli Stati Uniti. In questo modo si è scoperto che Clinton non ha usato un indirizzo email governativo e che ha cancellato circa metà delle email, ritenute da lei personali. Anche le controversie riguardanti Trump sono molte, specialmente quelle riguardanti i suoi discorsi sugli immigrati, sulle donne e gli attacchi personali al suo diretto avversario. Qui sotto alcune delle sue frasi più assurde:

«A New York si gela, noi abbiamo bisogno del riscaldamento globale!»

«Se Hillary Clinton non riesce a soddisfare suo marito, come pensa di riuscire a soddisfare l’America?»

«Costruirò un grande muro – e nessuno costruisce muri meglio di me, credetemi – e lo costruirò molto economicamente. Costruirò un grande, grande muro sul nostro confine meridionale, e farò che sia il Messico a pagare per quel muro. Segnatevi le mie parole»

Prima di parlare di cosa è avvenuto nelle elezioni presidenziali, apro una piccola parentesi per comprendere meglio il sistema elettorale americano: i cittadini non scelgono direttamente il candidato che vogliono votare, bensì votano i “grandi elettori” ovvero un gruppo selezionato e limitato di persone che hanno il potere di eleggere, in questo caso, il presidente. Il numero di grandi elettori varia a seconda della densità dello stato che si prende in questione.

Tornando a discutere sul risultato di questa lunga campagna elettorale, a grande sorpresa (nostra) è stato eletto Donald Trump con 310 voti contro la Clinton con soli 228 voti. Inoltre il partito repubblicano ha ottenuto la maggioranza anche al Senato e alla Camera, fatto che non avveniva dal 1928. Un risultato che dunque ha lasciato molto spiazzati un pò tutte le nazioni e che ha anche avuto effetti immediati sull’economia ( appena saputo il risultato, il peso messicano ha perso oltre il 9 per cento e le borse mondiali sono calate anche loro, ma per fortuna la maggior parte dei mercati sono riusciti a chiudere in positivo). Adesso non ci resta che aspettare e vedere se veramente Trump sia l’uomo di cui l’America ha bisogno per diventare di nuovo grande.

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The Void Project

di Elena Armaroli

The Void Project è un progetto che vede un team di persone nato con la finalità di dar vita ad eventi pubblici, o in rete, in cui interagiscano giovani artisti operanti in diversi campi. Si vuole creare una collaborazione tra diversi tipi di arte, uno scambio culturale. Ci servono vari punti di vista, diverse opinioni, diverse risposte”: così Leonardo Spampinato, uno dei pilastri di The Void Project, mi definisce l’innovativo progetto portato avanti da giovani artisti, mentre gli faccio qualche domanda davanti a un caffè. L’idea, mi spiega, è di organizzare eventi su un determinato tema, affrontato attraverso diverse discipline artistiche – musica, fotografia, poesia, … ; raggruppate in uno spazio comune. L’ultima e (per ora) unica mostra, La terra in frammenti, proposta a Bologna e Imola, verteva sullo scontro tra uomo e natura, rappresentato attraverso le fotografie di quattro giovani artisti bolognesi e accompagnato da musiche di Valentina Giannetta e Luis Antonio Canettoli e versi di Lorenzo Danieli. Il progetto si rivolge soprattutto agli artisti giovani ed emergenti, che hanno così la possibilità di farsi conoscere e d’inserirsi nel panorama artistico della zona: Leonardo mi racconta che, grazie alla mostra organizzata in centro a Bologna, un ragazzo ha avuto la possibilità di vendere alcune fotografie ed entrare in contatto con persone del suo campo. L’iniziativa sembra quindi essere decollata alla grande, con grande riscontro su pubblico e artisti; forse anche grazie a patrocinanti dai nomi importanti, come Legambiente.

Il tutto nasce nel settembre 2015 da un’idea di Davide Hare: l’illuminazione gli arriva da un concerto dei Massive Attack durante il quale all’esecuzione di uno dei brani era stata abbinata la proiezione di titoli di articoli tratti da una rivista scandalistica. Fu proprio il legame insospettabile creato tra la musica e qualcosa che a prima vista ne era del tutto lontano a colpire Hare e a dargli l’idea sui cui far vertere il progetto che sarebbe stato avviato di lì a poco. Nasce così, grazie a mesi di emozioni e duro lavoro, questo progetto corale e vivo, se vogliamo, un po’ ambizioso.

Si prospetta un futuro denso ed emozionante, di cui Leonardo ci anticipa una probabile dimostrazione di wushu (ndr: arte marziale cinese), accompagnata da musica in live di sottofondo; e una replica di La terra in frammenti a Riccione. Nella trepidante attesa di queste iniziative, se avete voglia di scoprire qualcosa in più sul progetto o di partecipare, potete contattare gli organizzatori sulla loro pagina Facebook.

L’intervista si chiude con una domanda un po’ personale: chiedo a Leonardo come si sia avvicinato al mondo della musica. Suo padre, mi racconta, suona il pianoforte: la musica è sempre stata parte integrante della famiglia. Lui, allontanandosi un po’ dalle orme del padre, a nove anni decide di iniziare a prendere lezioni di chitarra da Marco Falzoni, che diventerà una delle figure più importanti della sua identità artistica. Conosce così un mondo nuovo ed affascinante; che lo porterà, dieci anni dopo, fino a The Void Project.

Una Vuelta por Toledo

Il programma Una Vuelta por Toledo nasce durante lo stage linguistico della classe 3CL del Liceo Leonardo da Vinci di Casalecchio nella città spagnola.

L’intensità delle circostanze vissute – per molti studenti si trattava del primo soggiorno all’estero -, le emozioni condivise e i momenti passati insieme hanno fatto nascere l’idea di comunicare anche ad altri la bellezza dell’esperienza.
Subito si è pensato di farlo in modo nuovo, affiché potesse a sua volta essere l’occasione per imparare a utilizzare e creare uno strumento attuale – il podcast – che raggiunga il maggior numero di persone.
Ascolterete quindi, in lingua spagnola, in 12 puntate il racconto cronologico dei dieci giorni passati in Spagna dalla viva voce di tutti i protagonisti.

 

Una Vuelta por Toledo è a cura della classe 3CL seguita dalla professoressa Maria Carla Ponzi, con il tutoraggio della dottoressa Sara Carboni.
Gli studenti che hanno partecipato al progetto sono: Sofia Carlotti e Sara Quadalti per la puntata 1, Camilla Albertazzi e Elisa Rizzioli per la puntata 2, Riccardo Angiolini e Alice Scorzoni per la puntata 3, Alessandro Andini e Francesco Rosati per la puntata 4, Selma El Harkaoui e Angelica Scarcella per la puntata 5, Greta Ippoliti e Andrea Volpe per la puntata 6, Ilaria Demaria e Federica Zhou per la puntata 7, Alma Balduzzi e Gaia Giovagnoni per la puntata 8, Nicolò Presiccio e Soukaina Daraoui  per la puntata 9, Aurora Barretta e Gaia Martini per la puntata 10, Elisa Gamberini ed Erica Stanzani per la puntata 11, Hammad Amjad, Elena Fabbri e Cecilia Tolino per la puntata 12.

Una Vuelta por Toledo

Guarda la fotogallery del laboratorio
Le foto sono della professoressa Maria Carla Ponzi

Leggi Memorie di uno stage toledano di Lorenzo Balbo

Leggi Toledo: uno stage indimenticabile di Alice Scorzoni

La disinformazione è il vero problema?

di Laura Rigobello

Il 31 marzo 2016 una parte del web è insorta. Quel giorno il programma “Le Iene” aveva mandato in onda un servizio di 19 minuti in cui l’inviata, Nadia Toffa, associava i fumetti e i cartoni animati giapponesi e alcuni locali tipici del Sol Levante al mondo del sesso con minorenni. Travolti dalla rabbia, molti lettori italiani di manga hanno dato vita ad una sterile rivolta sulla pagina Facebook del programma di Mediaset, urlando attraverso la tastiera tutti gli errori fatti in quel video.
Il servizio Solo fantasie sessuali o pedopornografia?, essendo stato creato per essere trasmesso in un programma di intrattenimento, è inevitabilmente pieno di generalizzazioni e semplificazioni che non aiutano lo spettatore a capire il reale dramma che il Giappone sta vivendo. L’alta competizione sia in ambito scolastico che lavorativo sta distruggendo il tessuto sociale dello Stato, causando suicidi (ogni 100.000 persone 22 muoiono in questo modo ogni anno), emarginazione sociale, bassa natalità e un progressivo invecchiamento della popolazione (un giapponese su quattro ha più di 65 anni). Molti giapponesi vivono, quindi, repressi, senza alcuna affettività e trovano una valvola di sfogo nel mondo fittizio che possono offrire i cartoni animati, i fumetti e i videogiochi che, al contrario di quanto sembra dire il servizio, non sono tutti a sfondo sessuale (lo sono solo quelli della categoria hentai).
Il clamore della vicenda, che ancora non si è completamente spento, dovrebbe far riflettere. Molti italiani si sono battuti a suon di commenti per proteggere i manga dalla disinformazione, non una nazione con gravi problemi sociali come il Giappone, o il proprio Stato, ma neanche i nostri simili, gli altri esseri umani. Questa polemica, come tante altre ben più spinose (come quella sui profughi), sta portando alla luce la nostra disumanità. “Homo sum, humani nihil a me alienum puto” diceva Terenzio; siamo sicuri che ancora sia così?

In un futuro aprile

di Elena Armaroli

15 aprile 2016. Fa caldo dentro al Teatro Laura Betti, in centro a Casalecchio di Reno. I posti sono quasi tutti occupati, principalmente da ragazzi e ragazze come me. Tra loro spunta qualche professore. Siamo qua per assistere al convegno In un futuro aprile, dedicato a Pier Paolo Pasolini e organizzato dalle scuole superiori Galvani, Da Vinci e Copernico. L’iniziativa è stata resa possibile grazie a un bando di concorso del MIUR, che ha dato alle scuole vincitrici la possibilità di presentare un approfondimento su un tema della letteratura italiana del Novecento. Si tratta di un lavoro d’insieme, di un progetto “corale”.

I ragazzi si sono documentati attraverso mostre e conferenze che hanno costellato l’anno del quarantesimo anniversario della morte dello scrittore bolognese. Ciò che ne è venuto fuori, ci spiegano Marinella Cocchi – dirigente scolastica del Liceo Da Vinci – e Claudia Colombi – docente al Liceo Copernico – è qualcosa di diverso ed emozionante: “si dà vita ai contenuti”, “si mette lo studente al centro”.

Il convegno è strutturato su undici interventi, ognuno dei quali tratta un aspetto della vita o dell’opera dello scrittore: dal rapporto di Pasolini con Bologna al suo processo per pornografia, passando per Casarsa, le borgate romane, il mito greco, la figura di “coscienza critica del paese”.

Subito dal primo intervento ci si rende conto dell’originalità e della creatività con cui il progetto è stato realizzato: i ragazzi della 5a CL del Leonardo da Vinci ci presentano Indipendenza e solitudine: lo spleen del XX secolo. Vita e personalità di PPP.  La duplice personalità dell’autore ci raggiunge attraverso le sue stesse parole, recitate dai ragazzi su un sottofondo di Vivaldi e accompagnate da uno sfondo nero su cui appaiono le parole chiave – nessun conforto, soddisfazione, disgrazia, fuggire, stanchezza

Il malessere dell’autore, la sua vitalità ci colpiscono con una forza angosciante, potentissima – un messaggio universale.

La presentazione continua illustrandoci la giovinezza dello scrittore tra Bologna e il Friuli, arrivando poi a L’ossimoro del sacro. Ateismo e religione nella saggistica e nel cinema di PPP, della classe 5a C del Liceo Da Vinci: un’approfondita analisi della dicotomia pasoliniana sacralità-religione e delle inaspettate posizioni che l’autore prende nei confronti dell’aborto e del referendum sul divorzio. Il tutto visto attraverso la produzione cinematografica dell’intellettuale bolognese.

Viene poi approfondito il rapporto di Pasolini con le borgate romane e la visione che ne viene data in Ragazzi di vita, primo romanzo dello scrittore, che gli costò un processo per pornografia. Molto originale l’idea dei ragazzi di 5a AU del liceo casalecchiese di mettere in scena alcuni momenti del processo in Processo per pornografia in quattro scene.

Dopo una breve pausa caffè ci tuffiamo nuovamente nell’universo pasoliniano, assistendo a un’analisi del rapporto di Pasolini col mito greco con Edipo Re e Pilade.

E’ poi la volta de Il neon dopo le lucciole: la complessa eredità di Pasolini corsaro, dove la classe 5a P del Liceo Galvani ci presenta un Pasolini critico della società borghese e consumista, colpevole di un genocidio culturale nei confronti delle sottoculture e soggetta a un forte cambiamento antropologico e linguistico. Ci troviamo faccia a faccia con un Pasolini che denuncia ostinatamente, restando però pervaso da un senso di rassegnazione. E’ difficile individuare intellettuali odierni del calibro di Pasolini, ci fanno notare le ragazze di 5a P, che però individuano in Amelia Rosselli, Pier Vittorio Tondelli e Zygmunt Bauman i suoi “eredi”.

La classe 5a O del Galvani ci presenta poi il suo progetto Nuova Officina, una raccolta di saggi da loro scritti sullo scrittore bolognese e i suoi contemporanei.

Il convegno si chiude con Eredità e memoria: nuovi comizi in dialogo con Renzo Paris, opera della 5a BU del Liceo Da Vinci: un cortometraggio sulla falsa riga dei Comizi d’Amore, in cui gli studenti intervistano i passanti sul loro “rapporto” con la figura di Pier Paolo Pasolini. I ragazzi intervistano poi Renzo Paris, amico di Pasolini e autore di Pasolini ragazzo a vita, che ricorda l’intellettuale come un ragazzo brillante, pieno di contraddizioni, sempre attivo e accompagnato da un sentimento di commozione nella memoria collettiva.

La conferenza ci lascia con l’amaro in bocca al pensiero dell’agghiacciante morte dello scrittore, ma sorridenti di fronte a una personalità così complessa, forte e ricca, all’impegno dei giovani per mantenerne vivido il ricordo.

Convegno su Pier Paolo Pasolini
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Le foto sono di Yuri Mimmi

Sostiene Pierpaolo – il blog del progetto

Il convegno In un futuro aprile sul sito del Liceo Da Vinci

Wanderlust: i viaggi e la scienza

Che cos’è e perché ci dovrebbe interessare saperlo?

di Beatrice Lelli

Mi rivolgo soprattutto a tutti i ragazzi che hanno sempre sentito un senso di irrequietezza e che si sentono tutt’ora inadatti poiché non sanno ancora dare un significato alla parola casa: infatti non possono legarsi ad un solo luogo dato che appartengono al mondo.
Perciò per cominciare a sentirsi un po’ di più a casa devono imparare a conoscerla e per fare questo hanno bisogno di esplorarla viaggiando.

Questa non è una malattia o una pericolosa ossessione, ma un gene chiamato DND4–7R o più comunemente Wanderlust, che appartiene solo ad una piccola percentuale di popolazione e che causa questa voglia irrefrenabile di viaggiare generata da una grande curiosità rispetto al mondo che ci circonda.

Questo particolare gene è stato scoperto e studiato per la prima volta nel 1999 da Chaunsheng Chen, uno scienziato che è potuto arrivare ad affermare che le persone più predisposte ad avere questo gene appartenevano alla stirpe di coloro che, in origine, si erano voluti allontanare dall’Africa per migrare verso paesi più floridi.

Questo però non fu l’unico scienziato incuriosito dal raro gene del Wanderlust.
Infatti anche Jim Nooan, uno studioso di genetica, riuscì ad arrivare a delle conclusioni che però erano più specifiche, poiché erano improntate sull’aspetto dell’uomo. Infatti lo studioso in questione affermò che vi erano delle specie di ominidi anatomicamente più propense a viaggiare rispetto ad altre, e che per questo motivo anche il loro cervello era in grado di elaborare dei passaggi creativi più complessi.

A mio parere sia che si tratti di un gene che risale a miliardi di anni fa o semplicemente ad alcuni decenni passati non cambierà mai il fatto che è anche grazie a coloro che lo possiedono che ora siamo in grado di poter conoscere il mondo in ogni sua minima caratteristica. Quindi questi ultimi non possono essere bollati solo come “diversi”, ma al contrario come “esploratori”, i veri conoscitori del mondo.

Memorie di uno stage toledano

di Lorenzo Balbo

Era cominciata presto la giornata di Max. La sveglia era suonata, come sempre capita nei giorni lavorativi, alle 8. Giusto il tempo di azzannare una ensaimada, dolce maiorchino dalla caratteristica forma a spirale, e sorseggiare un caffè corretto col latte e si parte verso Plaza Zocodover (nucleo centrale dell’assetto urbano toledano) per aprire il negozio dove Max lavora come archeologo insieme alla moglie, Elena. La macchinetta lasciata appositamente sul fornello servirà certamente più a lei, che di dosi giornaliere di caffeina ne ingerisce quasi sette. Ma il cafè, è risaputo, “lo fanno meglio gli italiani”.

Per arrivare a lavoro, per fortuna, non c’è bisogno della macchina. Le vie del casco antiguo (zona centrale della città delimitata dalle mura antiche e posta in cima ad un colle) sono talmente strette che quando passa un veicolo, i pedoni sono costretti a rifugiarsi ai margini della carreggiata. Talvolta trattenendo anche il respiro, onde evitare spiacevoli incontri con specchietti altrui.

La giornata è stata stancante, ma la solarità delle gente del posto sa alleviare anche la pesantezza di un raro giorno di pioggia. Si conoscono tutti, o quasi, qui a Toledo. L’ambiente è sano e accogliente. Forse perché, da tempo immemore, è stato abituato ad essere crocevia delle tre culture monoteiste che, convivendo e alternandosi, hanno radicato le loro tradizioni in questo atomo di Spagna pullulante di storia. Non è raro, infatti, imbattersi in una Mezquita convertita in Sinagoga o in Iglesia.

L’orologio segna le nove di sera. Ora Max è in cucina, il luogo della casa in cui meglio può esprimere il suo estro. Da molti anni a questa parte collabora con progetti di scambio culturale, offrendo asilo a studenti stranieri. A loro, tra poco meno di mezz’ora, servirà la bomba, una cena molto impegnativa per gli apparati digerenti.

Primer plato: paella. Celeberrima specialità della cucina valenciana a base di riso, zafferano, carne, verdure e spezie, servita nella tipica e apposita padella, la “paella”, appunto. Max, però, opterà per la variante alternativa che, al posto della carne, prevede i frutti di mare: la paella de marisco.

In sottofondo, le notizie del telegiornale esordiscono con la solita sequela di scandali politici, che non risparmiano né membri della Famiglia reale né ex presidente della Comunità autonome (la Spagna è una monarchia costituzionale divisa in regioni autonome, ndr). “Siamo molto sfiduciati per la situazione del nostro paese. Ogni giorno ci vendono dati buoni, ma a noi non sembra che le cose stiano migliorando”. “I politici spagnoli hanno dimostrato che, prima o poi, finiscono sempre per rubare soldi a noi cittadini”, rafforza il carico Elena.

E le recenti elezioni? I quattro partiti principali hanno aperto un valzer di trattative, fino ad ora inconcludenti. Rey Felipe IV ha convocato al Palazzo reale Mariano Rajoy, lider del PP (Partido Popular, destra) che detiene la maggioranza relativa, ma per ora non sono stati raggiunti i numeri giusti per stabilire un coalizione vincente. Segue a ruota l’altro partito spagnolo storico, il PSOE (Partido Socialista Obrero Español, sinistra) guidato da Pedro Sanchez e Podemos di Pablo Iglesias. Entrambi hanno fatto capire che di alleanze non se ne parla. Qualche gradino più in basso si piazza Ciudadanos di Albert Rivera. Carne al fuoco ce n’è. La telenovela continua.

La parte sportiva, nei telediarios spagnoli, occupa ben un quarto d’ora. “C’è un gran interesse per lo sport, anche se non capisco perché” afferma la consorte. Max, supporter sfegatato del Toledo, sbuffa : la nazione iberica ha, soprattutto negli ultimi anni, sempre occupato posizioni di vertici nei ranking mondiali più popolari. “Barcelona no puede ganar (vincere): el sabado va a perder contra el Levante”, sentenzia. Il nostro eroe nutre, in effetti, una profonda avversione nei confronti dei due colossi della Liga, rei di essere eccessivamente ricos e ladrones.

Segundo plato: tortilla, frittata di uovo sbattuto e patate. “Metà degli spagnoli aggiungono cipolle, ma noi siamo della fazione opposta” commenta lo chef, prima di cominciare una approfondita analisi sui luoghi comuni iberici.

“I baschi vengono facilmente bollati come burberi. Sono molto orgogliosi della loro cultura e spesso si chiudono nei loro confini”: parlano una lingua incomprensibile, l’Euskera, senza alcun legame con le altre della penisola. Tuttavia, “hanno un forte senso dell’amicizia: per loro i compagni d’infanzia sono compagni di vita. Li apprezzo più che gente di altre regioni meridionali, apparentemente accoglienti, ma pronti a pugnalarti alle spalle”. Restando a nord,“anche in Galicia si parla una lingua diversa dal Castellano, ovvero il Gallego che, per vie della vicinanza geografica, subisce molto l’influenza del portoghese”. La terza lingua indipendente è il Catalano. “Sono nato a Lèrida, ma a quattro anni mi sono trasferito in Castilla y Leòn. Come nel Paìs Vasco, il senso di appartenenza è diffuso, ma non sento alcun legame con quella terra, anzi”. Più a sud, ma sempre sulla costa mediterranea, troviamo la Comunitat Valenciana: “è il principale sfondo dei fatti di cronaca nera spagnoli. Sarà per via del clima focoso del Levante, bah…”.

La gola è ormai secca e il testimone passa a Elena. “Sono di Madrid e noi capitolini abbiamo la nomea di essere altezzosi”. “Non che i toledani, inospitali e tontos”, aggiunge scherzosa, “se la passino meglio”. “I miei genitori”, prosegue, “sono andalusi. E’ una regione particolare e decisamente vasta: da una città all’altra si nota molto il cambio di inflessione. La parlata è stretta e, se non si è nativi di quelle zone, la comprensione risulta davvero difficile”.

Postre: churros, pastelle fritte spolverate di zucchero, spesso accompagnati con una tazza di cioccolata calda.

Franco? In Spagna non pronunciate quel nome. Le ferite di quel periodo nero sono ancore aperte. Ho vissuto il Franchismo fino all’età di otto anni. Ricordo che, ai tempi delle elementari, si soleva fare l’appello mattutino disposti in riga, salutando a turno la maestra col braccio teso. Una volta, appena passatami affianco, le feci il dito medio. Sfortunatamente se ne accorse e mi punì. Ci bacchettavano ogni giorno. Molti di noi provenivano da famiglie anti-franchiste, ma dovevamo celarlo. Alcuni dei miei compagni avevano parenti dissidenti: chi era contro il regime spariva regolarmente, salvo poi essere ritrovato morto più avanti. Malattia, la diagnosi”.

“La mia è stata una generazione sostanzialmente bruciata”, prosegue nel fiume in piena di ricordi Max. “Dopo la dittatura (terminata nel 1975), è arrivata la cocaina che ha devastato i giovani spagnoli”. E’ il momento di prendersi una pausa.

In salotto fa capolino anche Elena. “Ho sentito che in Italia si parla molto del problema immigrazione. Anche da noi è così. Le zone nevralgiche degli sbarchi sono, ovviamente, Ceuta e Melilla prima e lo Stretto di Gibilterra poi. Molti profughi arrivano per proseguire il loro cammino verso nord. Personalmente non credo che l’accoglienza possa causare alcun problema alla popolazione spagnola. Molti di noi, a inizio novecento, ma anche recentemente sono emigrati all’estero in cerca di una sistemazione migliore”.

Mezzanotte e mezza. Tempo di andare a risposare: Max e Elena sono stanchi. Domani li aspetta una nuova giornata. Prima di rintanarsi sotto le coperte, però, gli studenti li salutano e, come doveroso nei confronti di questo calibro, li ringraziano por ser muy buena gente.

Ps. Il giorno dopo, Iglesias andrà a Palazzo Reale, ma la chiacchierata con Felipe IV terminerà in un nulla di fatto. In contemporanea, il Barcellona si imporrà, grazie ad un arbitraggio generoso, 2-0 sul campo del Levante. Nonostante ciò, da Valencia non giungeranno notizie di fattacci nel post-partita.

Stage a Toledo 2016

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Le foto sono di Andrea Volpe

Leggi Toledo: uno stage indimenticabile di Alice Scorzoni

Festival dell’Oriente: un fantastico viaggio in luoghi mozzafiato

Il Festival dell’Oriente permette un fantastico viaggio nello stravagante e sconfinato mondo asiatico e di teletrasportare chiunque vi partecipi in luoghi a dir poco mozzafiato.

di Denise Passuti

Basta un passo per ritrovarsi prima in Bangladesh, poi in Birmania, Cina, Corea, Giappone, India, Indonesia, Malesia, Mongolia, Nepal, Tibet e infine in Thailandia.

Al Festival dell’Oriente, che si è tenuto a Bologna Fiere proprio in queste ultime settimane, è infatti possibile assistere a spettacoli di ogni genere – di ballo, canto, arti marziali e tanto altro – e ammirare mostre fotografiche dei vari Paesi orientali.

O anche comprare nei bazar gli oggetti più disparati, come ad esempio opere d’artigianato, abiti tradizionali, armi splendenti o favolose pietre preziose, e negli stand alimentari cibi e bevande di ogni tipo, dai pocky – grissini ricoperti di cioccolato, come i Mikado – alle leggerissime nuvole di drago, che sono sfogliatine fritte al gusto di frutti di mare.

Festival-Oriente_bolognaSi può partecipare a cerimonie tradizionali come la vestizione del kimono, la preparazione del the o l’incontro con i gentilissimi bonzi che ti legano al polso un braccialetto portafortuna.

Le attività proposte, tuttavia, non sono solo queste, ma ci sono anche aree adibite allo yoga, ai massaggi, ai combattimenti e non solo!

Un altro aspetto veramente strepitoso è la presenza di vari ristoranti e stand di essenze e spezie, che diffondono in tutti e tre i padiglioni profumi veramente allettanti e travolgenti: sembra davvero di essere da tutt’altra parte, in uno di quei misteriosi e affascinanti Paesi dell’Asia.

È un’esperienza che merita davvero di essere vissuta, in primo luogo perché è a due passi da “casa”, e in secondo luogo perché non è una possibilità di tutti poter viaggiare e raggiungere questi straordinari angoli di paradiso dall’altra parte del mondo.