Archivi categoria: Cultura e Attualità

L’autogestione è una perdita di tempo?

Anche quest’anno il nostro liceo ha svolto per tre giorni attività Autogestite alternative alle lezioni normali. Finite le giornate siamo tutti tornati alle solite occupazioni… ma com’è è stata vissuta da tutti gli altri? Noi della redazione abbiamo raccolto opinioni e riflessioni da parte di studenti, personale ATA e un ospite speciale: il Preside.

di Gabriel Hoogerwerf, Aurora Martelli e Andrea Volpe 

MASSIMO GIORGINI (DIRIGENTE SCOLASTICO): Per un preside un’autogestione comporta ovviamente preoccupazioni di tipo istituzionale e amministrativo ovvero riorganizzare l’orario dei docenti, garantire la vigilanza degli studenti e altre che sono comunque affrontabili e gestibili .Io penso comunque che momenti come questi possano servire a creare delle forme di arricchimento. Per certi versi comportano la perdita di giorni di scuola ma hanno aspetti positivi ad esempio quello di dare ai ragazzi la possibilità di sperimentarsi in chiave organizzativa e di approfondire argomenti che li interessano. Inoltre i ragazzi del liceo che hanno partecipato mi sembra abbiano dimostrato una certa serietà. Vi sono stati però due lati negativi: da un lato la scarsa partecipazione in quanto ci sono state molte assenze, il che significa che una parte importante degli studenti non si è sentita interessata. Anche alcuni tra i ragazzi che erano presenti hanno chiesto di fare attività didattiche. Questo dimostra che effettivamente una grande parte degli studenti non ha dimostrato grande interesse. Inoltre tra i gruppi e attività ce n’erano di interessanti e importanti ma ce n’erano altri che mi sembravano un po’ estemporanei. Quindi pensando anche al futuro credo che gli studenti ma anche le altre componenti scolastiche si debbano chiedere se valga la pena di continuare con l’autogestione e soprattutto di continuare in questo modo.

BIDELLA: A mio parere l’autogestione è solo una perdita di tempo, perché non fate né lezione, né svolgete altre attività istruttive come ad esempio lavorare con i più piccoli. Avete fatto assemblea tutti i mesi, ora manca un mese e mezzo alla fine della scuola e siete con l’acqua alla gola. Ciò non vuol dire che se aveste scelto un altro periodo la situazione sarebbe stata differente: io sono generalmente contro. Tuttavia devo ammettere che siete stati bravi, mi aspettavo un caos generale, perché questi giorni di solito vengono presi molto alla leggera per distrarsi. Però penso che già perdiate troppo tempo, perdete tempo per andare in gita, per le assemblee, per tutti gli impegni personali, e poi vi ritrovate a fine anno senza riuscire a svolgere il vostro programma con tranquillità. Anche l’insegnante come può recuperare il tempo perso dopo un rientro da tre giorni di tregua? Invece di 10 pagine ve ne assegna 15 o 20! Alla fine ci rimettete voi studenti. Io da ex alunna vi dico che negli anni 70’/80′ sì abbiamo lottato, ma per cose sbagliate: io ero contraria, secondo me è giusto che chi vuole studiare debba studiare, chi non vuole studiare vada a imparare un mestiere. Una volta chi non ne aveva voglia andava a lavorare dopo la terza media. E’ anche colpa delle lotte studentesche se la scuola oggi è quella che è; una volta il professore aveva più potere, gli insegnanti erano dei secondi genitori che formavano i ragazzi a scuola, soprattutto nelle scuole elementari e medie.

ELISA GRENDENE (studentessa): Questa autogestione non è stata una delle migliori, soprattutto rispetto a quelle che siamo riusciti a vedere gli anni scorsi. Mi è dispiaciuto tanto per lo scarso livello. E’ un’occasione che non dovremmo farci scivolare dalle mani perché non a tutti è concessa e non a tutti per non cosi’ tanto tempo. Ci sono state persone esterne che sono state invitate apposta per questa occasione e non sono state degnamente considerate e per quanto riguarda il rispetto c’è stata una forte mancanza. Io con un mio compagno c’eravamo impegnati per fare un gruppo sull’immigrazione, per parlare di qualcosa di cui tra i i giovani non si parla tanto. Non è stato un gran successo perché ci siamo visti una persona su delle quattordici che si erano iscritte. Secondo me è perché la gente l’ha presa come una sorta di vacanza; è vero che non è la scuola che conosciamo tutti i giorni ma allo stesso tempo non è da prendere sotto gamba dicendo cose come “ok posso stare a casa” oppure “ok posso guardare un film per tre giorni”.  Quindi secondo me ci vorrebbe una sorta di esame di coscienza da parte di tutti per capire che queste bellissime opportunità di riuscire a discutere insieme. L’unica cosa da migliorare è la volontà delle persone, questo è il punto chiave ma purtroppo non è facile come cosa!

I punti di vista emersi sono risultati differenti e fanno pensare su come la nostra autogestione non sia sempre ben vista. Abbiamo capito quali sono stati i punti negativi e speriamo siano spunto di riflessione e miglioramento per l’anno prossimo!

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Mancano due minuti e mezzo alla fine del mondo?

È il 1947, il mondo si trova nel pieno dei preparativi di una guerra che non verrà mai combattuta, la guerra fredda. Le due grandi potenze: USA e URSS iniziano una grandiosa corsa agli armamenti che culmina con la proliferazione incontrollata di armi atomiche.

di Andrea Volpe

Nello stesso anno un gruppo di fisici nucleari dell’ Università di Chicago decise di riunirsi sotto una pubblicazione scientifica chiamata “Bulletin of the Atomic Scientists”. All’interno di quest’ultima, il gruppo di scienziati inserì un orologio metaforico che si muoveva a seconda degli eventi geopolitici. La particolarità era che nel doomsday clock la mezzanotte simboleggiava la fine del mondo.

Alla sua creazione, la lancetta lunga venne posizionata  sette minuti prima di mezzanotte e nel corso degli anni si è mossa spesso. La massima lontananza è stata di 17 minuti e venne registrata nel 1991  grazie ai trattati di riduzione delle armi strategiche e alla dissoluzione dell’URSS. Al contrario, la maggiore e pericolosa vicinanza (2 minuti) venne raggiunta nel 1953 dopo i test di armi termonucleari Usa e Urss. Gli iron maiden si ispirarono proprio al Doomsay clock per il loro brano “2 minutes to midnight”.

E oggi quanto manca alla fine del mondo?
Secondo gli scienziati americani oggi mancherebbero solo 2 minuti e mezzo a causa dei crescenti nazionalismi e il rischio di una nuova corsa al riarmo. Appena in tempo per leggere qualche altro articolo del nostro blog!

La mafia è qui, come la combattiamo?

E’ inutile e sciocco negare che quello mafioso sia un fenomeno nazionale, forse sarebbe stato meglio rendersene conto un po’ prima ma meglio tardi che mai.
A questo punto però ci si sente spiazzati dall’impellente domanda: come fronteggiare questo nemico invisibile?

di Giorgio Bergonzoni

La verità è che la maggior parte delle persone considera la mafia invisibile perché semplicemente non la conosce bene. Proprio per questo tutti gli ospiti presenti alla Laboratorio di Politica che si è svolto nella Sala Consiliare del Municipio di Casalecchio di Reno del 27 marzo 2017 hanno affermato a gran voce che la mafia si combatte nelle scuole, attraverso l’informazione. E’ dunque un compito della scuola quello d’insegnare ai giovani la cultura della legalità e di renderla viva.

E’ stato fatto un esempio piuttosto inaspettato a questo proposito: la strage di Duisburg. Una strage di mafia avvenuta in Germania nel 2007. Il caso fu risolto grazie al fatto che un sacco di cittadini vollero testimoniare di aver visto uno dei due autori della strage. Grazie ad un forte senso di legalità ed etica le persone del luogo sono riuscite a far risolvere un caso che non sembrava aver soluzione. Senza di loro i due assassini non sarebbero stati presi. E questi tedeschi non avevano mai avuto casi di mafia nel loro territorio.

Bisogna semplicemente coltivare una qualità che nei giovani è innata: la curiosità. “Dovremmo tutti stare un po’ più sull’attenti” ha detto scherzosamente, ma forse non troppo, Enza Rando (avvocata di Libera) durante la conferenza. Quello della curiosità è stato un tema ricorrente per l’intero pomeriggio, legato anche al ruolo di Libera nel promuovere gli ideali di legalità e di etica dentro, ma anche fuori, le scuole.
Spetta allora ai Presìdi di Libera di spargere la voce, d’informare giovani e anziani sul fenomeno mafioso attraverso le più disparate iniziative.

Ci sono già molti politici e magistrati pronti alla lotta contro la mafia, e col sostegno dei cittadini potremo finalmente porre fine a questa organizzazione criminale che ci ruba costantemente risorse, dignità e democrazia. Ma “dobbiamo pretendere che i partiti che eleggiamo debbano avere nei loro piani la lotta alle mafie” dice Antonio Monachetti (avvocato e referente di Libera Bologna).
Se parleremo, denunceremo e mostreremo i nostri sospetti (ma senza pregiudizi), allora i politici ci ascolteranno.

Fortunatamente ci sono dei segnali che mostrano un miglioramento, una presa di coscienza da parte dei cittadini. Durante i recenti processi venuti fuori con l’inchiesta Aemilia, c’erano in tribunale più spettatori che parenti di mafiosi, cosa mai avvenuta in precedenza e che spesso metteva in soggezione le vere vittime portandole quasi a pentirsi di aver denunciato. Questa volta è andata diversamente, erano in maggioranza le parti offese (perché i mafiosi offendono tutti noi) che gli imputati. Si tratta di un grande esempio di partecipazione e d’interesse per un fenomeno che ci interessa tutti in quanto cittadini italiani.

Infine, abbiamo capito che la mafia si può combattere, sappiamo che c’è una volontà da parte di cittadini appartenenti a diverse fasce d’età e da parte dei politici di porre fine a questo terribile fenomeno. Adesso è necessario agire nel nostro piccolo, consapevolmente, in collaborazione tra di noi, con curiosità ed interesse: sulla mafia c’è sempre qualcosa da sapere, dobbiamo essere sempre un passo più avanti.
E’ agendo nel nostro piccolo ma insieme che potremo fare qualcosa di grande.

 

Ascolta la puntata del Grande Bidello con le interviste agli ospiti

Un bagaglio prezioso

Al termine del loro viaggio in Calabria, gli studenti del Presidio di Libera Antonino Polifroni, insieme al professor Giacomo Ciacci, spiegano che cosa li ha particolarmente colpiti negli incontri avuti e che cosa porteranno con sé di questa bellissima esperienza.

Di Gabriel Hoogerwerf e Giorgio Bergonzoni

Tutte le testimonianze sono state molto significative, ma le storie di Tiberio Bentivoglio, Antonino Bartuccio e Michele Albanese li hanno profondamente toccati.
Infine è riportato il toccante intervento di Fabio Abagnato, Assessore ai Saperi e alla Nuove Generazioni del Comune di Casalecchio di Reno – all’incontro del 1 ottobre 2016 nell’aula magna della Scuola elementare di Varapodio (RC).

Un bagaglio prezioso. Cosa ci ha lasciato l’esperienza in Calabria è il 3° e ultimo capitolo del videoreportage In viaggio per testimoniare la memoria – La Calabria di Antonino Polifroni incontra il Liceo da Vinci.

Il video è a cura degli studenti del Liceo Leonardo da Vinci di Casalecchio di Reno – della redazione della Leoradio e del presidio di Libera Antonino Polifroni del Liceo da Vinci – con il coordinamento del professor Giacomo Ciacci e il supporto tecnico di Andjela Varagic di Officina delle Muse.

 

Nino non è solo

Antonino Polifroni è stato un imprenditore edile calabrese della città di Varapodio, ucciso nel 1996 dalla ‘ndrangheta per non aver voluto pagare il pizzo. Durante il loro viaggio in Calabria gli studenti del Liceo da Vinci hanno onorato la sua memoria e a lui è intitolato il Presidio di Libera della scuola.

Di Gabriel Hoogerwerf e Giorgio Bergonzoni

Antonino Polifroni è stato un imprenditore edile calabrese della città di Varapodio (RC). Era un innovatore nel suo ambiente, un padre di famiglia, promotore dell’artigianato locale e uomo di grande generosità: basti pensare che finanziava la squadra di calcio della sua città.
Ma oltre a tutti questi pregi, ne aveva anche un altro: si rifiutava di pagare il pizzo. Questa qualità purtroppo gli è stata fatale. Altri imprenditori della sua zona cominciarono a seguire il suo esempio e così stava diventando una minaccia. Inoltre il coraggioso Antonino non subiva silenziosamente le estorsioni e le minacce di cui era vittima, ma le denunciava, sempre.
Il 30 settembre del 1996 gli ‘ndranghetisti decisero di ammazzarlo, lasciando 6 bambini – il più piccolo di loro aveva solo 20 mesi – senza il loro papà.
I figli, oggi, seguono a testa alta l’esempio del padre e, durante il loro viaggio in Calabria, gli studenti del Liceo da Vinci hanno raccolto le toccanti riflessioni di due di loro, rispettivamente di Bruno e Nicoletta Polifroni.
Il secondo giorno della loro esperienza, i ragazzi hanno partecipato a una conferenza in cui sono intervenute molte figure istituzionali locali e personaggi cardine della lotta contro la mafia. Tra di essi, due testimoni di giustizia, l’imprenditore Tiberio Bentivoglio e Antonino Bartuccio, ex sindaco di Rizziconi, hanno parlato della loro esperienza diretta, lasciando le testimonianze più significative del viaggio.

Nino non è solo. La testimonianza dei figli e di chi ha seguito il suo esempio è il capitolo 2 del videoreportage In viaggio per testimoniare la memoria – La Calabria di Antonino Polifroni incontra il Liceo da Vinci.

Il video è a cura degli studenti del Liceo Leonardo da Vinci di Casalecchio di Reno – della redazione della Leoradio e del presidio di Libera Antonino Polifroni del Liceo da Vinci – con il coordinamento del professor Giacomo Ciacci e il supporto tecnico di Andjela Varagic di Officina delle Muse.

 

La Calabria, terra di contraddizioni

Durante il loro viaggio in Calabria nell’autunno 2016 gli studenti del Liceo da Vinci di Casalecchio di Reno hanno incontrato personaggi che combattono ogni giorno la realtà mafiosa in quelle terre.

Di Gabriel Hoogerwerf e Giorgio Bergonzoni

I testimoni hanno raccontato in modo dettagliato il fenomeno della ‘ndrangheta e hanno spiegato come di persona e tramite le associazioni che rappresentano, stiano combattendo contro la criminalità organizzata.
Tra questi personaggi troviamo: don Ennio Stamile, coordinatore di Libera per la regione Calabria, Maria Antonietta Sacco, membro del consiglio direttivo di Avviso Pubblico, Michele Albanese, giornalista che vive sotto scorta per le denunce nei suoi articoli, il Vescovo Francesco Milito, della Diocesi di Oppido-Palmi.

 

La Calabria, terra di contraddizioni – Associazioni, istituzioni e personaggi impegnati per la legalità è il capitolo 1 del videoreportage In viaggio per testimoniare la memoria – La Calabria di Antonino Polifroni incontra il Liceo da Vinci.

Il video è a cura degli studenti del Liceo Leonardo da Vinci di Casalecchio di Reno – della redazione della Leoradio e del presidio di Libera Antonino Polifroni del Liceo da Vinci – con il coordinamento del professor Giacomo Ciacci e il supporto tecnico di Andjela Varagic di Officina delle Muse.

 

In viaggio per testimoniare la memoria

In vista dell’ultimo appuntamento del Laboratorio di Politica il prossimo 27 marzo dedicato al tema della mafia, comincia la pubblicazione a puntate del nostro videoreportage In viaggio per testimoniare la memoria – La Calabria di Antonino Polifroni incontra il Liceo Da Vinci,  che due nostri redattori e alcuni studenti del nostro Liceo – con la collaborazione del professor Giacomo Ciacci – hanno realizzato dopo la loro esperienza in Calabria lo scorso autunno per commemorare la figura di Antonino Polifroni, ucciso dalla ‘ndrangheta nel 1996.

Di Gabriel Hoogerwerf e Giorgio Bergonzoni

Solo a distanza di 20 anni sono stati dato un degno saluto e un degno ricordo all’imprenditore Antonino Polifroni, assassinato dalla ‘ndrangheta il 30 settembre 1996.
Proprio ad Antonino Polifroni è dedicato il Presidio di Libera presente all’interno del Liceo Leonardo da Vinci di Casalecchio di Reno.
Grazie a Libera siamo riusciti a entrare in contatto con Nicoletta Polifroni, una dei suoi sei figli, che ci ha raccontato come da vari anni, per ricordare la figura del padre, la famiglia abbia deciso di distribuire borse di studio nelle scuole di Varapodio (RC).
Insieme al professor Giacomo Ciacci e a Fabio Abagnato, Assessore ai Saperi e Nuove Generazioni del Comune di Casalecchio di Reno, sette componenti del Presidio del nostro liceo sono partiti alla volta della Calabria per prendere parte alla cerimonia di commemorazione.
Poiché nel 2016 è stato il ventesimo anniversario della morte di Antonino, la famiglia Polifroni ha fatto molto di più: ha voluto deporre una lapide nel luogo dell’uccisione del loro familiare, gesto che in tutti questi anni nessuna autorità locale aveva mai pensato di proporre.

 

In viaggio per testimoniare la memoria è stato realizzato da Gabriel Hoogerwerf e Giorgio Bergonzoni, con la collaborazione del professor Giacomo Ciacci e il supporto tecnico di Andjela Varagic di Officina delle Muse.

Potrete vedere il prossimo episodio la settimana prossima.

 

Il videoreportage In viaggio per testimoniare la memoria è stato presentato in anteprima all’edizione 2016 di Politicamente Scorretto.
Verrà nuovamente proiettato all’ultimo appuntamento del Laboratorio Interattivo di Politica, dal titolo Terre di mafia – La penetrazione mafiosa in Emilia-Romagna, che si svolgerà il prossimo 27 marzo alle ore 14,30 presso il Municipio di Casalecchio di Reno.

All’incontro parteciperanno Enza Rando, avvocato di Libera, Antonio Monachetti, referente provinciale di Libera Bologna, Antonella Micele,  vicesindaco di Casalecchio di Reno e coordinatrice regionale di Avviso Pubblico, e Antonio Mumolo, Consigliere dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna.

L’incontro sarà coordinato dal professor Giacomo Ciacci e dagli studenti del collettivo Antonino Polifroni del nostro Liceo.

L’evento si colloca all’interno del programma Primavera di Politicamente Scorretto e Civica 2017 – Iniziative di cultura antimafia.

Unione Europea: quale futuro?

Al quarto incontro del Laboratorio di Politica lo scorso 23 febbraio si è parlato del futuro prossimo dell’UE con gli europarlamentari Marco Affronte ed Elly Schlein e con Stefania Fenati, responsabile di Europe Direct Emilia-Romagna.

Di Marco Della Mura

Uniti per quali obiettivi?

L’incontro è partito dall’analisi delle intenzioni che i Padri Fondatori avevano previsto al momento della creazione di quella che sarebbe diventata la Comunità Europea.

Le fondamenta dell’attuale Unione Europea risalgono al 1951 con la CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio) il cui scopo era quello di mettere in comune la produzione delle risorse necessarie per la costruzione di materiale bellico, tra i sei Paesi fondatori – Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi – per scongiurare un riarmo segreto delle nazioni all’interno della Comunità.
Evolvendosi e inglobando nel tempo nuovi Paesi, è andata a definirsi l’Unione Europea come la conosciamo oggi, creata ufficialmente il 7 febbraio del 1992.

Gli obiettivi che si proponeva erano obiettivi di integrazione economica (moneta unica, ma non solo), politica (l’80% delle leggi oggi approvate in Italia è richiesto dall’UE) e sociale (per progredire verso il benessere).

L’UE era un’unione nata per la solidarietà e la condivisione di obiettivi che in parte ha raggiunto: dal  1951 non ci sono state più guerre tra i paesi che ne fanno parte, la mobilità di merci, persone e capitali è aumentata notevolmente, e vi è una maggiore inclusione (anche dei Paesi dell’Est).

Questa integrazione ha anche contribuito al fenomeno della globalizzazione, grazie soprattutto alla liberalizzazione e alla deregolamentazione degli scambi commerciali e dei movimenti di capitale, portando a un mercato aperto, ma che si sta via via standardizzando ai modelli delle multinazionali o a quelli degli USA.

 

Chi è intervenuto?

A presenziare all’incontro gli onorevoli Elly Schlein e Marco Affronte, eletti nel Parlamento Europeo, la prima del partito Alleanza Progressista mentre il secondo ex appartenente al Movimento Cinque Stelle e ora nel movimento dei Verdi (De Pretis docet).

Marco Affronte ha parlato della sua formazione come biologo marino a Rimini e del suo attivismo per la tutela ambientale. All’interno della UE è impegnato nella Commissione Ambiente. Grazie alla sua esperienza civica e politica, ha ribadito come ognuno di noi possa contribuire nel suo piccolo a temi che sembrano così grandi come l’ambiente appunto. Nonostante non veda di buon occhio le direzioni che sta prendendo l’UE in campo economico e sociale, si dichiara entusiasta del lavoro per la tutela dell’ambiente, notando che l’UE è molto attiva per promuovere norme di tutela ambientale, anche se spesso i Paesi membri non le rispettano.

Elly Schlein invece fa parte della Commissione Sviluppo in cui si lavora sulle politiche di cooperazione con i Paesi in via di sviluppo e si sovraintende alle donazione che essi ricevono dall’UE. Inoltre si occupa di immigrazione e diritto all’asilo. Fa anche parte della Commissione Femminile che si occupa di diritti delle donne e parità di genere.

Stefania Fenati era il terzo ospite, lavora come documentalista, ed è responsabile del Centro Europe Direct della Regione Emilia-Romagna. La Rete Europe Direct veicola informazioni, consulenze e servizi, fungendo da tramite tra l’UE e i cittadini. È sottoposta a feedback che riportano opinioni e bisogni dei territori agli organi della UE e ad una rendicontazione precisa.

 

Cos’è che non va? (Le 5 Grandi Sfide)

La Schlein ha parlato di come questa, secondo lei, non sia l’Unione che si immaginavano i Padri Fondatori, in quanto ricca di disuguaglianza e disoccupazione. Ciò, a detta sua, è stato causato dall’illusione di poter mettere in comune solo il mercato, credendo ingenuamente che l’unità sociale sarebbe seguita in automatico.

Lo scenario attuale – come sostiene Affronte – vede l’UE andare verso direzioni inaspettate. Stiamo assistendo a una rinascita dei nazionalismi e a una prevalsa spesso di correnti di pensiero di destra, che possono anche non essere intrinsecamente sbagliate, ma indicano spesso una minor apertura verso l’estero. L’uscita dall’Unione della Gran Bretagna ne è un esempio eclatante.

 

Secondo la Schlein questa rivalsa degli egoismi nazionali risiede nella mancanza di volontà e nel rifiuto da parte degli Stati membri di prendersi le proprie responsabilità ed unirsi secondo scopi sociali comuni.

In ciò evidenzia cinque grandi sfide per l’UE:

1 – Migrazione 6 Paesi su 28 accolgono l’80% dei migranti, è infatti stipulato dal Trattato di Dublino che ogni migrante debba registrarsi nel primo paese su cui metta piede. Ma questo non può essere trattato come un problema di poche nazioni, ci vogliono dei meccanismi di redistribuzione degli immigrati.

2 – Ambiente Mancano regole comuni sanzionabili per puntare a un efficientamento energetico e a un maggior uso delle energie rinnovabili, per la sostenibilità ambientale.

3 – Politiche economiche e sociali Si parla qui di green economy, ricerca e sviluppo, cultura e istruzione.

4 – Politiche estere di sicurezza comune L’Europa non riesce a imporsi alla stregua degli Stati Uniti, in quanto racchiude una pluralità di voci discordanti al suo interno che si contraddicono e non giungono a soluzioni comuni.

5 – Fiscale Sono miliardi gli Euro persi nella competizione tra Stati e imprese. Questo perché manca uno scambio sistematico tra i Paesi e un sistema efficiente di rendicontazione, e le competenze dell’UE sono ridottissime in questo ambito.

 

Agire assieme

Ma per migliorare tutto ciò occorre la volontà politica di agire assieme per il benessere collettivo e non per il solo arricchimento nazionale.

I problemi sono innumerevoli: vi è un deficit democratico, e sta spesso passando subdolamente l’idea che la democrazia non funzioni bene e costi troppo.

Vi è un livello che sembra incancellabile di disoccupazione endemica, e nonostante si pensasse fosse l’unico modo per aumentare l’occupazione, l’aumento del PIL non ne produce un commisurato aumento. Anzi, la disoccupazione sta aumentando e inizia ad essere definita come disoccupazione tecnologica, la tecnologia aumenta il benessere ma toglie posti di lavoro.

Vi è un aumento della povertà in alcune zone e generalmente le entrate fiscali sono minori come di conseguenza la spesa pubblica.

Finché ogni Paese continuerà a cercare gli altri quando ha bisogno, ignorandoli quando sono gli altri ad aver bisogno, l’UE non funzionerà. Bisogna accantonare l’egoismo se si vuole un mondo non solo più giusto, ma anche più efficiente.

 

Ascolta la puntata del Grande Bidello con le interviste agli ospiti

Chiacchiere superstiziose

Quanto possono influenzare le nostre scelte?

di Aurora Martelli

Vi sfido a passare sotto a una scala, ad attraversare la strada con un gatto nero, e magari a salire su un aereo di venerdì 17.

La superstizione è una brutta bestia, perchè senza che ce ne accorgiamo ci cambia molti aspetti della vita, la gente oggi è più impegnata a cercare di sfuggire alle situazioni “pericolose” piuttosto che a vivere cogliendo in pieno le occasioni.

E poi tutti questi simboli, tutti questi significati nascosti…cosa vogliono dirci esattamente? Se li esaminassimo in quanto tali, non vedremo altro che situazioni inevitabilmente quotidiane: una scala appoggiata al muro in fondo cosa vorrà mai nascondere, dove sarà mai il mostro in un grazioso gattino nero che tutto solo attraversa la strada, e poi il mistero del numero 17, è un numero come tutti gli altri, cosa si celerà tra le sue cifre? La leggenda romana ci racconta che già a quel tempo questo numero non era ben visto, perchè anagrammandone le cifre XVII in VIXI ne risulta il verbo “vissi” il che significa che non sono più in vita. Tutto molto vago a mio parere, chissà quanti altri numeri possono subire questa trasformazione e svelarci frasi taboo che vediamo solo nei film horror. Abbiamo constatato che anche le calcolatrici parlano con le frasi da leggere al contrario perciò ci saranno senza dubbio altri numeri che possono prendere il posto del misero 17.

Mi sono sempre chiesta, se sono coincidenze, se è il destino, la fortuna o la statistica che ci porta a vivere le situazioni della vita, e ho capito che non è possibile dare una risposta concreta poiché ogni situazione è a sé e nasce secondo parametri differenti di volta in volta. Infatti come parliamo di sfortuna si può benissimo girare la frittata e fare lo stesso discorso per i gesti scaramantici: portare un quadrifoglio nel diario, attaccare un peperoncino al frigorifero, eliminare tutto quello che c’è di viola nell’armadio..può davvero cambiare le cose? Basta solo pensare che una buona parte di persone compra il giornale o le riviste solamente per leggere l’oroscopo in ultima pagina, ignorandone completamente il contenuto che può essere molto più interessante di qualche banale coincidenza tra le stelle. Vi siete mai chiesti come sarebbe il mondo senza queste complicazioni e restrizioni? Forse ci sarebbe molta più serenità e libertà nelle scelte, niente più progetti rimandati ed occasioni sprecate; siamo persino arrivati al punto di non sapere più come ribattere alla frase “in bocca al lupo”, crepi o grazie secondo le varie leggende sono in un conflitto continuo e a seconda della risposta ci si ritiene più o meno fortunati dell’altro. Ridicolo direi. Dovremmo imparare a mettere da parte tutte queste antiche credenze, valorizzare ciò che è davvero utile e renderci conto che siamo tutti sulla stessa barca, ci sono venti più o meno favorevoli che ci spingono verso il porto o verso l’ignoto, l’importante è saperli dominare e tenere presente che non è mai troppo tardi per cambiare rotta.

Quindi credo che sarebbe appropriata una bella dose di pazienza, perchè le cose migliori richiedono tempo e non sono mai dietro l’angolo come speriamo, a volte si fallisce, ma sappiamo tutti che un fallimento può insegnare molto di più di una vittoria; tranquilli lo dico io che sono nata proprio il 17 e sono la superstizione fatta a persona!

Scegliamoci meglio i nostri eroi

di Anita Farneti

A meno che non viviate su Marte sicuramente in questi giorni avete sentito parlare della tragedia dell’hotel Rigopiano. E sicuramente avete letto della vignetta che Charlie Hebdo ha creato a riguardo, che ha indignato gli italiani non meno di quella realizzata a proposito dei terremotati quest’estate.

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A questa vignetta ha risposto il finora semisconosciuto fumettista Ghisberto, che ne ha creata un’altra in cui la morte viene superata dai soccorritori, che è stata finora condivisa da quasi 30.000 persone estasiate da questo eroe che ha saputo difendere l’onore italiano.

Chiaramente io mi sono incuriosita e sono andata a visitare il suo profilo.

Sono rimasta letteralmente pietrificata.
Tutte le altre sue vignette, dalla prima all’ultima, contengono perle uniche di sessismo, razzismo e populismo, da far concorrenza persino a Salvini o a Trump (di cui tra l’altro è un grandissimo ammiratore).

I migranti alloggiati nell’hotel Bellavita mentre i poveri italiani sono costretti a stare in tenda sotto la neve o che attaccano la prefettura perché pretendono una casa mentre i poveri senzatetto italiani chiedono solo una coperta.

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La Boldrini rappresentata come una strega orrida e in decomposizione che accoglie i migranti a braccia aperte a discapito dei cittadini italiani.

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Anche quando affronta un argomento come il femminicidio, come potete vedere, riesce a farlo con grande delicatezza e intelligenza.

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Ce ne sarebbero altre mille da farvi vedere, come i migranti che portano in Italia la meningite.

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O meglio ancora, Trump rappresentato come un eroe, Obama che scambia Agnese Renzi per un attaccapanni a causa del suo naso (anch’essa rappresentata come una strega), la Boschi rappresentata come una prostituta (cosa tremendamente sessista a prescindere dalle vostre idee politiche).

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Insomma, pensate a tutto ciò che c’è di scorretto, volgare, violento, di cattivo gusto e che assolutamente non fa ridere e lo troverete nei suo disegni.
Non c’è voluto un genio per capire che molte persone non sono andate oltre quella vignetta che ha riscosso tanto successo. Quindi vi lancio un appello: per favore smettete di condividere quella vignetta e per favore, vi supplico, non mettete mi piace alla sua pagina. Evitate che un idiota di tale portata acquisti ancora più notorietà di quella che è riuscito ad avere fino adesso. Scegliamo bene i nostri eroi.