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Unione Europea: quale futuro?

Al quarto incontro del Laboratorio di Politica lo scorso 23 febbraio si è parlato del futuro prossimo dell’UE con gli europarlamentari Marco Affronte ed Elly Schlein e con Stefania Fenati, responsabile di Europe Direct Emilia-Romagna.

Di Marco Della Mura

Uniti per quali obiettivi?

L’incontro è partito dall’analisi delle intenzioni che i Padri Fondatori avevano previsto al momento della creazione di quella che sarebbe diventata la Comunità Europea.

Le fondamenta dell’attuale Unione Europea risalgono al 1951 con la CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio) il cui scopo era quello di mettere in comune la produzione delle risorse necessarie per la costruzione di materiale bellico, tra i sei Paesi fondatori – Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi – per scongiurare un riarmo segreto delle nazioni all’interno della Comunità.
Evolvendosi e inglobando nel tempo nuovi Paesi, è andata a definirsi l’Unione Europea come la conosciamo oggi, creata ufficialmente il 7 febbraio del 1992.

Gli obiettivi che si proponeva erano obiettivi di integrazione economica (moneta unica, ma non solo), politica (l’80% delle leggi oggi approvate in Italia è richiesto dall’UE) e sociale (per progredire verso il benessere).

L’UE era un’unione nata per la solidarietà e la condivisione di obiettivi che in parte ha raggiunto: dal  1951 non ci sono state più guerre tra i paesi che ne fanno parte, la mobilità di merci, persone e capitali è aumentata notevolmente, e vi è una maggiore inclusione (anche dei Paesi dell’Est).

Questa integrazione ha anche contribuito al fenomeno della globalizzazione, grazie soprattutto alla liberalizzazione e alla deregolamentazione degli scambi commerciali e dei movimenti di capitale, portando a un mercato aperto, ma che si sta via via standardizzando ai modelli delle multinazionali o a quelli degli USA.

 

Chi è intervenuto?

A presenziare all’incontro gli onorevoli Elly Schlein e Marco Affronte, eletti nel Parlamento Europeo, la prima del partito Alleanza Progressista mentre il secondo ex appartenente al Movimento Cinque Stelle e ora nel movimento dei Verdi (De Pretis docet).

Marco Affronte ha parlato della sua formazione come biologo marino a Rimini e del suo attivismo per la tutela ambientale. All’interno della UE è impegnato nella Commissione Ambiente. Grazie alla sua esperienza civica e politica, ha ribadito come ognuno di noi possa contribuire nel suo piccolo a temi che sembrano così grandi come l’ambiente appunto. Nonostante non veda di buon occhio le direzioni che sta prendendo l’UE in campo economico e sociale, si dichiara entusiasta del lavoro per la tutela dell’ambiente, notando che l’UE è molto attiva per promuovere norme di tutela ambientale, anche se spesso i Paesi membri non le rispettano.

Elly Schlein invece fa parte della Commissione Sviluppo in cui si lavora sulle politiche di cooperazione con i Paesi in via di sviluppo e si sovraintende alle donazione che essi ricevono dall’UE. Inoltre si occupa di immigrazione e diritto all’asilo. Fa anche parte della Commissione Femminile che si occupa di diritti delle donne e parità di genere.

Stefania Fenati era il terzo ospite, lavora come documentalista, ed è responsabile del Centro Europe Direct della Regione Emilia-Romagna. La Rete Europe Direct veicola informazioni, consulenze e servizi, fungendo da tramite tra l’UE e i cittadini. È sottoposta a feedback che riportano opinioni e bisogni dei territori agli organi della UE e ad una rendicontazione precisa.

 

Cos’è che non va? (Le 5 Grandi Sfide)

La Schlein ha parlato di come questa, secondo lei, non sia l’Unione che si immaginavano i Padri Fondatori, in quanto ricca di disuguaglianza e disoccupazione. Ciò, a detta sua, è stato causato dall’illusione di poter mettere in comune solo il mercato, credendo ingenuamente che l’unità sociale sarebbe seguita in automatico.

Lo scenario attuale – come sostiene Affronte – vede l’UE andare verso direzioni inaspettate. Stiamo assistendo a una rinascita dei nazionalismi e a una prevalsa spesso di correnti di pensiero di destra, che possono anche non essere intrinsecamente sbagliate, ma indicano spesso una minor apertura verso l’estero. L’uscita dall’Unione della Gran Bretagna ne è un esempio eclatante.

 

Secondo la Schlein questa rivalsa degli egoismi nazionali risiede nella mancanza di volontà e nel rifiuto da parte degli Stati membri di prendersi le proprie responsabilità ed unirsi secondo scopi sociali comuni.

In ciò evidenzia cinque grandi sfide per l’UE:

1 – Migrazione 6 Paesi su 28 accolgono l’80% dei migranti, è infatti stipulato dal Trattato di Dublino che ogni migrante debba registrarsi nel primo paese su cui metta piede. Ma questo non può essere trattato come un problema di poche nazioni, ci vogliono dei meccanismi di redistribuzione degli immigrati.

2 – Ambiente Mancano regole comuni sanzionabili per puntare a un efficientamento energetico e a un maggior uso delle energie rinnovabili, per la sostenibilità ambientale.

3 – Politiche economiche e sociali Si parla qui di green economy, ricerca e sviluppo, cultura e istruzione.

4 – Politiche estere di sicurezza comune L’Europa non riesce a imporsi alla stregua degli Stati Uniti, in quanto racchiude una pluralità di voci discordanti al suo interno che si contraddicono e non giungono a soluzioni comuni.

5 – Fiscale Sono miliardi gli Euro persi nella competizione tra Stati e imprese. Questo perché manca uno scambio sistematico tra i Paesi e un sistema efficiente di rendicontazione, e le competenze dell’UE sono ridottissime in questo ambito.

 

Agire assieme

Ma per migliorare tutto ciò occorre la volontà politica di agire assieme per il benessere collettivo e non per il solo arricchimento nazionale.

I problemi sono innumerevoli: vi è un deficit democratico, e sta spesso passando subdolamente l’idea che la democrazia non funzioni bene e costi troppo.

Vi è un livello che sembra incancellabile di disoccupazione endemica, e nonostante si pensasse fosse l’unico modo per aumentare l’occupazione, l’aumento del PIL non ne produce un commisurato aumento. Anzi, la disoccupazione sta aumentando e inizia ad essere definita come disoccupazione tecnologica, la tecnologia aumenta il benessere ma toglie posti di lavoro.

Vi è un aumento della povertà in alcune zone e generalmente le entrate fiscali sono minori come di conseguenza la spesa pubblica.

Finché ogni Paese continuerà a cercare gli altri quando ha bisogno, ignorandoli quando sono gli altri ad aver bisogno, l’UE non funzionerà. Bisogna accantonare l’egoismo se si vuole un mondo non solo più giusto, ma anche più efficiente.

 

Ascolta la puntata del Grande Bidello con le interviste agli ospiti

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Chiacchiere superstiziose

Quanto possono influenzare le nostre scelte?

di Aurora Martelli

Vi sfido a passare sotto a una scala, ad attraversare la strada con un gatto nero, e magari a salire su un aereo di venerdì 17.

La superstizione è una brutta bestia, perchè senza che ce ne accorgiamo ci cambia molti aspetti della vita, la gente oggi è più impegnata a cercare di sfuggire alle situazioni “pericolose” piuttosto che a vivere cogliendo in pieno le occasioni.

E poi tutti questi simboli, tutti questi significati nascosti…cosa vogliono dirci esattamente? Se li esaminassimo in quanto tali, non vedremo altro che situazioni inevitabilmente quotidiane: una scala appoggiata al muro in fondo cosa vorrà mai nascondere, dove sarà mai il mostro in un grazioso gattino nero che tutto solo attraversa la strada, e poi il mistero del numero 17, è un numero come tutti gli altri, cosa si celerà tra le sue cifre? La leggenda romana ci racconta che già a quel tempo questo numero non era ben visto, perchè anagrammandone le cifre XVII in VIXI ne risulta il verbo “vissi” il che significa che non sono più in vita. Tutto molto vago a mio parere, chissà quanti altri numeri possono subire questa trasformazione e svelarci frasi taboo che vediamo solo nei film horror. Abbiamo constatato che anche le calcolatrici parlano con le frasi da leggere al contrario perciò ci saranno senza dubbio altri numeri che possono prendere il posto del misero 17.

Mi sono sempre chiesta, se sono coincidenze, se è il destino, la fortuna o la statistica che ci porta a vivere le situazioni della vita, e ho capito che non è possibile dare una risposta concreta poiché ogni situazione è a sé e nasce secondo parametri differenti di volta in volta. Infatti come parliamo di sfortuna si può benissimo girare la frittata e fare lo stesso discorso per i gesti scaramantici: portare un quadrifoglio nel diario, attaccare un peperoncino al frigorifero, eliminare tutto quello che c’è di viola nell’armadio..può davvero cambiare le cose? Basta solo pensare che una buona parte di persone compra il giornale o le riviste solamente per leggere l’oroscopo in ultima pagina, ignorandone completamente il contenuto che può essere molto più interessante di qualche banale coincidenza tra le stelle. Vi siete mai chiesti come sarebbe il mondo senza queste complicazioni e restrizioni? Forse ci sarebbe molta più serenità e libertà nelle scelte, niente più progetti rimandati ed occasioni sprecate; siamo persino arrivati al punto di non sapere più come ribattere alla frase “in bocca al lupo”, crepi o grazie secondo le varie leggende sono in un conflitto continuo e a seconda della risposta ci si ritiene più o meno fortunati dell’altro. Ridicolo direi. Dovremmo imparare a mettere da parte tutte queste antiche credenze, valorizzare ciò che è davvero utile e renderci conto che siamo tutti sulla stessa barca, ci sono venti più o meno favorevoli che ci spingono verso il porto o verso l’ignoto, l’importante è saperli dominare e tenere presente che non è mai troppo tardi per cambiare rotta.

Quindi credo che sarebbe appropriata una bella dose di pazienza, perchè le cose migliori richiedono tempo e non sono mai dietro l’angolo come speriamo, a volte si fallisce, ma sappiamo tutti che un fallimento può insegnare molto di più di una vittoria; tranquilli lo dico io che sono nata proprio il 17 e sono la superstizione fatta a persona!

L’economia che non punta al solo profitto

Il 2017 è arrivato ed è ricominciato anche il Laboratorio di Politica del Liceo da Vinci con il terzo incontro del 26 gennaio. Il tema trattato girava intorno a modelli economici alternativi, con testimonianze ed esempi già presenti nel nostro paese.

Di Raul Cetatean

Il dibattito si è aperto subito con un esempio concreto esposto da Massimiliano Guerrieri, un modello di economia basato sullo scambio piuttosto che sul mercato, incentrato sull’interazione della domanda e dell’offerta e sull’arricchimento del produttore: la Cianfrusoteca.
La Cianfrusoteca è un’associazione senza scopo di lucro con l’obiettivo di tutelare l’ambiente e la natura attraverso campagne di sensibilizzazione sull’uso appropriato delle risorse naturali. Nell’ambito della lotta agli sprechi, l’associazione si occupa della ricollocazione di beni che per alcuni potrebbero non avere più un uso, ma che potrebbero servire ad altre persone.
Alla Cianfrusoteca non viene usata una vera moneta, e l’unico modo di “acquistare” un oggetto è quello di portarne uno in cambio, un principio quindi molto simile al baratto.

Questo tipo di economia alternativa può essere vista come un progetto ambientale, sociale, culturale ed economico, che permette di soffermarsi e riflettere su come l’uomo non sia legato solamente al lato economico, ma anche sociale e solidale.

Successivamente Andrea Bertani e Yuri Torri, consiglieri dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna, hanno parlato più in generale di quello che sta già avvenendo in Italia, e riferendosi al nostro territorio, hanno illustrato i contenuti della Legge Regionale sull’economia informale solidale, intitolata Promozione e sviluppo dell’economia solidale e della responsabilità sociale delle imprese.
La Legge è stata portata in Assemblea Legislativa dai consiglieri, ma è stata scritta a più mani e ha l’intenzione di promuovere, finanziare e portare avanti questo tipo di economia alternativa come un modello da seguire.

A questo proposito, sono sorte delle domande riguardo all’autosostentamento di questi modelli: senza sovvenzioni o entrate monetarie riescono a continuare l’attività?

Secondo Yuri Torri questi tipi di economia solidale sono possibili e riescono ad autosostenersi e sono già presenti: alcuni degli esempi, anche citati nella Legge, sono i GAS (Gruppi di Acquisto Solidale), i DES (Distretti di Economia Solidale) e le RES (Reti di Economia Solidale).
Il GAS è un gruppo di cui fanno parte i cittadini che cercano di sostenere un’economia che non sfrutti il lavoro e che retribuisca in modo adeguato i lavoratori, un’economia “giusta” e che tuteli l’ambiente.
Tuttavia questi gruppi di acquisto potrebbero risultare svantaggiosi per gli acquirenti, se si guarda unicamente il lato economico, poiché i prezzi degli alimenti e dei beni venduti sarebbero più alti rispetto a quelli presenti sul mercato.

Anche Elena Fanti – docente di filosofia nel nostro Liceo – è intervenuta per provare a rispondere a questa domanda, raccontando la sua esperienza personale. Avendo tenuto conto di tutte le spese sostenute per la propria famiglia e degli acquisti fatti tramite i GAS, secondo lei la spesa sarebbe minore rispetto a quella fatta in un supermercato. Infatti, mentre attraverso il GAS la spesa è più oculata e si acquista ciò che realmente serve, al supermercato si tende a essere attirati anche da altri prodotti che non sono strettamente necessari.
Un altro esempio di cui si è discusso a favore dei GAS è stato sul prezzo degli alimenti. Da un punto di vista economico, sembrerebbe meglio acquistare prodotti provenienti dall’estero perché magari in un periodo possono costare meno rispetto a prodotti nostrani. Tuttavia l’ambiente ne risente molto a causa della CO2 prodotta durante il viaggio, e questo porta danni sia all’ambiente che all’uomo.

Ci sono dunque delle strade percorribili rispetto all’economia prevalente, che possono anche risultare più vantaggiose per noi sia dal punto di vista economico che dal punto di vista della qualità della vita, cominciando anche dal nostro piccolo.

 

Ascolta le interviste agli ospiti

Il Grande Bidello – Un’altra economia è possibile?

Al terzo incontro del laboratorio di politica del liceo Leonardo Da Vinci dello scorso 26 gennaio si è parlato della possibilità di un’economia sostenibile.

Sono intervenuti  i consiglieri regionali Yuri Torri del gruppo SEL-Sinistra Italiana e Andrea Bertani del Movimento 5 Stelle, Massimiliano Guerrieri del progetto pugliese Cianfrusoteca e la docente di filosofia del nostro Liceo Elena Fanti su esperienze concrete di economie alternative.

Noi della Leoradio abbiamo fatto in modo che tutti voi possiate ascoltare le loro opinioni, in particolare per coloro che non sono riusciti a venire all’incontro.

Vi presentiamo le interviste fatte agli ospiti e alla studentessa Chiara Vignudelli al termine dell’incontro.

Buon ascolto!

 

Leggi l’articolo L’economia che non punta al solo profitto

Scegliamoci meglio i nostri eroi

di Anita Farneti

A meno che non viviate su Marte sicuramente in questi giorni avete sentito parlare della tragedia dell’hotel Rigopiano. E sicuramente avete letto della vignetta che Charlie Hebdo ha creato a riguardo, che ha indignato gli italiani non meno di quella realizzata a proposito dei terremotati quest’estate.

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A questa vignetta ha risposto il finora semisconosciuto fumettista Ghisberto, che ne ha creata un’altra in cui la morte viene superata dai soccorritori, che è stata finora condivisa da quasi 30.000 persone estasiate da questo eroe che ha saputo difendere l’onore italiano.

Chiaramente io mi sono incuriosita e sono andata a visitare il suo profilo.

Sono rimasta letteralmente pietrificata.
Tutte le altre sue vignette, dalla prima all’ultima, contengono perle uniche di sessismo, razzismo e populismo, da far concorrenza persino a Salvini o a Trump (di cui tra l’altro è un grandissimo ammiratore).

I migranti alloggiati nell’hotel Bellavita mentre i poveri italiani sono costretti a stare in tenda sotto la neve o che attaccano la prefettura perché pretendono una casa mentre i poveri senzatetto italiani chiedono solo una coperta.

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La Boldrini rappresentata come una strega orrida e in decomposizione che accoglie i migranti a braccia aperte a discapito dei cittadini italiani.

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Anche quando affronta un argomento come il femminicidio, come potete vedere, riesce a farlo con grande delicatezza e intelligenza.

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Ce ne sarebbero altre mille da farvi vedere, come i migranti che portano in Italia la meningite.

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O meglio ancora, Trump rappresentato come un eroe, Obama che scambia Agnese Renzi per un attaccapanni a causa del suo naso (anch’essa rappresentata come una strega), la Boschi rappresentata come una prostituta (cosa tremendamente sessista a prescindere dalle vostre idee politiche).

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Insomma, pensate a tutto ciò che c’è di scorretto, volgare, violento, di cattivo gusto e che assolutamente non fa ridere e lo troverete nei suo disegni.
Non c’è voluto un genio per capire che molte persone non sono andate oltre quella vignetta che ha riscosso tanto successo. Quindi vi lancio un appello: per favore smettete di condividere quella vignetta e per favore, vi supplico, non mettete mi piace alla sua pagina. Evitate che un idiota di tale portata acquisti ancora più notorietà di quella che è riuscito ad avere fino adesso. Scegliamo bene i nostri eroi.

L’era Trumpopulista

Da poche ore Donald J. Trump è diventato ufficialmente il 45esimo presidente degli Stati Uniti d’America: uno degli uomini più ricchi al mondo diventa uno degli uomini più potenti al mondo. 

di Andrea Volpe

Questo è sicuramente un giorno speciale,  non sarebbe un grosso azzardo dire che nei prossimi anni ricorderemo il 20 gennaio 2017 come la fine di un’era.  La politica ”pettinata”, nella quale si combatteva a colpi di proposte e programmi politically correct , sta poco a poco cedendo il passo a quella brutale e populista della quale il magnate americano non ne è solo baluardo ma anche ispirazione.

Questo fenomeno è osservabile un po’ in tutto il mondo, Europa compresa: come in Italia con l’ascesa del MoVimento di Beppe Grillo, in Francia con il Front National di Marie LePen o in Germania con la AfD di Frauke Petry, o ancora in UK Boris Johnson e il suo movimento per la Brexit.
Questi partiti sono stati in grado di dividere totalmente l’opinione pubblica: se da una parte c’è chi li ritiene capaci solo di creare confusione politica inutile, dal’altra c’è chi crede che siano le uniche speranze di risollevarsi dalla tanto sofferta crisi economica del 2008 dando anche un calcio al tanto odiato  politicamente corretto.

Nessuno di questi personaggi  era riuscito ad arrivare a governare la propria nazione, nessuno fino ad oggi, nessuno fino a  ”The Donald”.  Grazie alla nomina di Trump potremmo finalmente avere un’idea di ciò che succederebbe con un cosiddetto ”populista” ai vertici di potere.

Ciò che colpisce sicuramente è l’impressionante velocità con cui queste formazioni politiche  sono riuscite ad accaparrarsi una quantità tale di consensi.
La chiave di lettura è senza dubbio  il malcontento. A causa della già citata crisi del 2008, i governi  di tutto il mondo sono stati costretti ad attuare dolorose misure di emergenza che se da un lato hanno, in parte, salvato i conti pubblici, dall’altro hanno assicurato una diminuzione di fiducia enorme verso lo Stato, che difficilmente riuscirà ad essere riguadagnata. Infatti, il cittadino è stanco di dover pagare di più per ricevere  meno di ciò che riceveva qualche anno fa.
Trump e i suoi corrispettivi europei sono stati bravi a cogliere tutto questo malcontento popolare e trasformarlo in un consenso politico forte e numeroso, capace di far vincere delle elezioni presidenziali.

Dall’intensa campagna elettorale fino al primo discorso da presidente, Trump non ha mai smesso di fare promesse pesantissime come la costruzione del muro sul confine col Messico o l’abolizione del tanto lodato ObamaCare, la grande riforma sanitaria dell’amministrazione  precedente.

La promessa che ha più destato più scalpore tra i paesi amici è quella di defilarsi dalla NATO, ritenuta dal nuovo presidente obsoleta e inefficace.
In Europa quest’ultima dichiarazione è vista con grande sconforto, Gli USA – dalla Seconda Guerra Mondiale in poi – sono stati un modello di riferimento per gli altri Paesi  e un impegno minore nel Patto Atlantico crea instabilità all’interno dell’organizzazione stessa. I paesi europei farebbero bene a non avere paura di approfittare di questa situazione per costruire un esercito comune dell’Unione Europea che proteggerebbe gli interessi degli Stati membri e dei suoi cittadini.

In questo scenario che si preannuncia interessante e ricco di variabili sarà sicuramente interessante seguire l’evolversi degli eventi.

Il Derby, una settimana dopo

di Aurora Martelli, 4BL

Bologna la grassa, Bologna la rossa, città che sorride, grande ma unita e soprattutto apprezzata dai turisti sia artisticamente che in campo gastronomico. Forse spaccata in due solo per una cosa, quando a Bologna si parla di basket, ti devi per forza schierare: “Effe o Vu nere”? Perché dico per forza? Per il fatto che bisogna far vedere che si pende per una squadra o per l’altra. Bisogna sottolineare l’appartenenza ad una delle due storiche fazioni da sempre e per sempre rivali, ed anche quello che di basket proprio non si interessa deve comunque scegliere magari “per simpatia” al fine di allargare la famiglia.
L’unica cosa in comune è la città; per il resto, colori diversi, campi diversi, mentalità diverse. La Fortitudo Bologna, biancoblù, detentrice di 2 scudetti e 1 coppa Italia, dopo gli anni di gloria in serie A con il “barone” Gary Schull e più tardi con il “supereroe semplice” Gianluca Basile, nel maggio del 2009 sprofonda negli abissi della Legadue. In seguito ad anni di buio, e sorrisi dei tifosi rivali, la squadra ricomincia la scalata verso la vetta, e con la vittoria su Siena nel giugno 2015, i biancoblù tornano in serie A2.
La Virtus Bologna, bianconera, dopo l’Olimpia Milano è la squadra più titolata d’Italia con 15 scudetti, 8 coppe Italia e 2 coppe dei campioni. Michael Ray Richardson, Jan van Breda Kolff e Aza Nikolic sono solo alcuni dei grandi talenti della storia di questa società. La fascia negativa per loro arriva nel 2003, in seguito a problemi economici la squadra è esclusa dal campionato e costretta a ripartire dalla Legadue, da cui poi riconquisterà la promozione in massima serie. Nel maggio del 2016 retrocede, per la prima volta sul campo, in serie A2, incontrando così nella stagione successiva i diretti rivali biancoblù. E’ derby.
Sono in tutto 104 i derby disputati tra le due squadre, il primo risale al campionato 1966-1967 con vittoria per la Fortitudo, l’ultimo è di pochi giorni fa, 6 gennaio 2017, vinto dai bianconeri. Erano 8 anni che il popolo bolognese aspettava questo evento, l’ultimo ha avuto luogo nel 2009, seguito dal fallimento biancoblù. Voglia di riscatto per la Effe, decisi a riaffermarsi le Vu nere. La partita, che si è giocata in casa virtussina
all’Unipol Arena di Casalecchio, è finita 87-86 per i padroni di casa dopoun tempo e una sofferenza interminabili. Pari alla fine dei regolamentari si va ai supplementari. Si ferma il tempo, il respiro, il battito se ne era andato già da un po’, e poi scadono i 5 minuti dell’overtime: per un solo punto è vittoria Virtus.
Da tifosa biancoblù sono uscita in fretta dal palazzo perché non volevo assistere ai festeggiamenti, ho riconosciuto con rammarico la “supremazia” avversaria e ho preso la strada di casa. Come mio primo derby e per lo più dal vivo sugli spalti, devo dire che è stato unico, a prescindere dal risultato sapevo che sarebbe stata una partita emozionante.
Entrambe le squadre hanno dato tutto, testa, cuore, grinta, e soprattutto nessuno avrebbe mai detto che il gioco sarebbe andato avanti punto a punto, con parziali tirati e scarto minimo del punteggio finale.
Ora forse dovrei accanirmi contro gli arbitri per aver convalidato quella schiacciata oltre i 24 secondi di Lawson, probabilmente il risultato sarebbe stato diverso, probabilmente avrebbe vinto la Fortitudo, non lo sappiamo.
L’unica critica che faccio va alle tifoserie, sempre più impegnate a insultarsi a vicenda invece di sostenere la propria squadra. Sono stati vergognosi gli insulti da una curva all’altra durante il minuto di silenzio dedicato a Ezio Pascutti, grande ala del Bologna Calcio scomparso due giorni prima. Approfittare della quiete e riempirla di parole vuote e inutili.
E ancora, il numero 7 della Fortitudo si ritrova per terra a bordo campo, così un tifoso virtussino si alza dal suo posto e non ci pensa due volte a urlargli addosso qualcosa. Sono questi gli episodi che rovinano tutto, basterebbe che la gente pensasse solo a gustarsi il gioco e gioire per i propri beniamini, ci sarebbe senz’altro un’atmosfera diversa. Invece no, l’importante è accanirsi sull’altro, ormai la partita è tra tifosi e non più sul campo. So perfettamente che non ci potrà mai essere amore tra le due fazioni, ma bisogna essere obiettivi e riconoscere il merito ai vincitori, anche perché tanto poi ci ritroviamo tutti insieme a tifare i rossoblù in curva Bulgarelli!

“La libertà è un fatto mentale”

di Raul Cetatean

Queste le parole pronunciate dal magistrato Nicola Gratteri davanti a una platea di studenti lo  scorso 26 novembre a Politicamente Scorretto per definire il suo concetto di libertà.

Si è tenuto sabato 26 novembre l’incontro degli studenti con Nicola Gratteri al Teatro Comunale Laura Betti di Casalecchio di Reno. L’incontro è avvenuto in occasione della XII edizione di Politicamente Scorretto e in concomitanza con la Festa Nazionale di Avviso pubblico.

Politicamente Scorretto è un progetto culturale sviluppato dall’Istituzione Casalecchio delle Culture in collaborazione con Carlo Lucarelli. Lo scopo di questo progetto è quello di creare confronti e dibattiti su temi di attualità, ad esempio legalità, mafie e libertà ed inoltre prendere coscienza di questi argomenti.

Nicola Gratteri è un magistrato e saggista italiano e da aprile 2016 è Procuratore della Repubblica di Catanzaro. É un attivo oppositore della ‘ndrangheta e per questo motivo vive sotto scorta dal 1989.

L’incontro si è aperto con un breve estratto del filmato In viaggio per testimoniare la memoria a cura di alcuni studenti del Liceo scientifico Leonardo Da Vinci – di cui vi abbiamo parlato in un altro articolo – realizzato per raccontare il viaggio in Calabria organizzato dal Presidio di Libera della nostra scuola in occasione del 20° anniversario della morte di Antonino Polifroni, assassinato poiché si era opposto di pagare il pizzo.

Successivamente, i ragazzi che avevano partecipato al viaggio, insieme a e un gruppo di studenti dell’ITCS Salvemini del progetto Il viaggio legale,  hanno posto delle domande a Gratteri, a Fabio Abagnato, Assessore ai Saperi e alle Nuove Generazioni del Comune di Casalecchio di Reno, e al Presidente di Avviso Pubblico Roberto Montà. Sono state sollevate diverse questioni. Il tema che più è prevalso nella discussione riguardava il come sconfiggere le mafie. Gratteri  ha ammesso di non essere certo che si potrà sconfiggere la mafia del tutto, tuttavia ha affermato di essere convinto che per per combatterla bisogna sconfiggere la mentalità mafiosa, in primo luogo coinvolgendo sempre più i giovani ed essere informati sul tema. Il magistrato ha inoltre raccontato i vari modi in cui nella sua vita e nella sua carriera si è impegnato per combattere la mafia: è stato infatti coinvolto nella riforma della giustizia, rivisitando oltre 150 articoli del Codice Penale. Gratteri ha infine suggerito che bisognerebbe intervenire anche nella politica, una realtà in cui la corruzione è molto presente e dove la mafia ha un grande potere.

Un altro tema discusso e fonte di un acceso dibattito è stato quello della legalizzazione delle droghe leggere. In questo ambito, Gratteri si definisce un esperto ed ha fortemente espresso la sua opinione contraria alla legalizzazione, portando vari esempi e dati. Degli studi scientifici riportano che nelle persone che fanno uso sistematico di droghe leggere, la corteccia cerebrale si assottiglierebbe da 6 a 2mm e questo porterebbe persino a dimenticare quello che è successo il giorno prima. Inoltre il 36% dei giovani che fanno uso sistematico di droghe, da adulti diventeranno schizofrenici. Ad ogni modo, poiché l’80% della droga trafficata in Italia dalla mafia è costituita da cocaina, con la legalizzazione della marijuana, la mafia continuerebbe a vendere comunque e questo non destabilizzerebbe le entrate in questo settore.

15267532_10154923736672223_7176793349433124194_nIn conclusione è stata posta una domanda interessante al magistrato riguardante la sua vita, ossia come sia cambiata e se secondo lui valeva la pena vivere in quel modo, sempre sotto scorta. Gratteri ha risposto con queste parole: “Ne vale la pena perché credo fortemente negli obiettivi che mi sono prefisso nella mia vita. La libertà è un fatto mentale, e io sono uno degli uomini più liberi al mondo.”.

Si e No – Il Dilemma del Referendum

di Marco Della Mura

Il 24 novembre 2016 si è tenuto al Liceo Da Vinci il secondo incontro del LIP, il Laboratorio Interattivo di Politica. Come diretta prosecuzione del primo incontro, erano presenti Maura Bergonzini ed Elena Ferioli a esporci le loro motivazioni per la votazione al Referendum di revisione Costituzionale del 4 dicembre. L’incontro si è svolto in un’atmosfera di confronto abbastanza sereno e le due ospiti si sono mostrate disponibili ad accogliere qualsiasi domanda da parte del pubblico presente, composto non solo da studenti ma anche da tanti docenti del nostro Liceo.

Maura Bergonzini portava avanti le motivazioni per votare NO. Lei era lì anche in veste di rappresentante dell’ANPI, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, nata per aiutare i partigiani e le loro famiglie, e per difendere la piena attuazione dei principi della Costituzione.

A portare avanti le ragioni del SI c’è stata Elena Ferioli, docente universitaria prima di diritto pubblico, poi di diritto costituzionale italiano, e successivamente di diritto costituzionale comparato. Lei ha tenuto a specificare che non rappresentava nessuna associazione o partito politico, ma era lì solo per mostrare le motivazioni tecniche per votare “si”.

 

Le ragioni del NO

Maura Bergonzini ci tiene a sottolineare che la Costituzione non si “riforma” ma si “revisiona”. E la revisione costituzionale sottoposta a referendum il 4 dicembre prende in considerazione la seconda parte della Costituzione che esplica come attuare i principi espressi nella prima parte, e come bilanciare i poteri dello Stato.

La Costituzione è un documento in cui tutti i cittadini – o il più possibile di essi – devono riconoscersi. La Costituzione Ex Novo del 1948 fu un compromesso tra i vari partiti dell’epoca, stilata da 66 padri e 9 madri costituenti e fu votata favorevolmente dal 90% degli aventi diritto al voto.

Ma la revisione di cui ci occupiamo in questi giorni è passata alla seconda votazione delle camere con solo il 56-58% dei voti. La Bergonzini ci fa notare che così facendo non può rappresentare neanche lontanamente la totalità dei cittadini italiani, e già il fatto che sia stata sottoposta a referendum lo dimostra, e come disse Meuccio Ruini, quando si votò la Costituzione il 22 dicembre del 1947, essa doveva essere per ogni cittadino “casa mia”.

Mauria Bergonzini non approva nemmeno il modo in cui si è proceduto a questa revisione, che riguarda una parte molto ampia della Costituzione. Secondo il principio di omogeneità del quesito, si dovrebbe votare ciascuno dei cinque grandi temi di questa revisione separatamente. Ma l’articolo 138 della Costituzione obbliga a votare i vari punti della revisione tutti assieme, costringendo l’elettore a votare tra più aspetti disomogenei.

Un altro dei punti deboli della riforma sarebbe anche il fatto che molte questioni sono lasciate in sospeso, tra cui il fatto che non si sappia ancora come sarà eletto il Senato e da chi.

 

Le ragioni del SI

Elena Ferioli ha parlato più a lungo anche perché studenti e professori hanno posto gran parte delle domande a lei.

La professoressa Ferioli punta la nostra attenzione sul fatto che le costituzioni invecchino col tempo, non stanno al passo con la modernità e con i bisogni che cambiano e si evolvono. Quando fu votata la Costituzione, si era giunti a dei compromessi, il che significa che non è nata perfetta, ed è possibile che necessiti delle modifiche. Anzi, secondo lei alcuni punti non furono negoziati al meglio, tra i quali anche la questione della composizione delle due Camere. Questo fu a suo tempo un punto su cui si dibatté a lungo e alla fine si giunse alla scelta di una composizione che prevedeva due Camere con uguali funzioni e poteri, cambiava solo l’elettorato attivo e passivo a seconda dell’età.

Una composizione del genere detta Bicameralismo Paritario in Europa esiste solo in Romania oltre che in Italia, mentre in tutti gli altri Paesi con parlamento bicamerale le due camere hanno diversa composizione e poteri differenti.

E’ da tanto tempo che si discute di modificare l’organizzazione della forma di governo, anche in relazione alle altre vigenti nel mondo. Questo referendum può dare l’opportunità di farlo, in quanto secondo le ricerche e le analisi condotte dalla stessa professoressa, il bicameralismo italiano è disfunzionale e poco efficiente. Con la riforma non si farebbero più leggi, ma sarebbero leggi migliori, riorganizzando le competenze. I governi legati a più rapporti di fiducia sono meno stabili, nonostante un sistema proporzionale possa risultare più rappresentativo. Anche per questo motivo i mercati si interessano particolarmente a questa riforma, le multinazionali vorrebbero un governo italiano più stabile, ci fa notare Elena Ferioli.

Si parla ultimamente di come il procedimento per la proposta di questa legge sia errato in qualche punto. La professoressa ci tiene a precisare che il procedimento seguito è corretto e segue alla lettera l’articolo 138 della Costituzione.

Una cosa che colpisce è il fatto che una volta passata all’approvazione delle due Camere, questa revisione avrebbe potuto essere sottoposta a referendum su richiesta di:
– 500.000 elettori,
– un quinto dei membri di una camera
– 5 consigli regionali

La cosa strana – o ammirevole? – è che è stato richiesto il referendum proprio dalla maggioranza che aveva richiesto e approvato questa revisione. Se non lo avesse richiesto, la riforma sarebbe passata subito.

Un altro punto a favore del “si” è sulla divisione delle competenze tra Stato e Regioni: infatti sono spesso sorti contenziosi per stabilire se una determinata materia fosse di competenza dell’uno o delle altre. La Corte Costituzionale ha risolto queste dispute dando spesso ragione allo Stato, valorizzandone il servizio ai cittadini di tutta la nazione, per questo un maggiore e più chiaro potere allo Stato sarebbe una giusta decisione.

Elena Ferioli sostiene comunque che non vota “sì” per motivi come “fare più leggi” – l’Italia ne fa fin troppe e a detta sua male, il punto è farne di più – o come “ridurre i costi della politica” – che si possono ridurre in altri modi, più efficaci. Secondo lei la propaganda portata avanti dai due schieramenti è stata troppo spesso basata su motivazioni irrisorie e di superficie, esagerando aspetti poco rilevanti.

 

Ascolta le interviste agli ospiti

Il Grande Bidello – Perchè votare sì o votare no al referendum

Al secondo incontro del laboratorio di politica del liceo Leonardo Da Vinci dello scorso 24 novembre si è parlato del referendum costituzionale del 4 dicembre.

Sono intervenute Mauria Bergonzini dell’ANPI per le ragioni del “no” e la professoressa Elena Ferioli dell’Università di Bologna per le ragioni del “sì”.

Noi della Leoradio abbiamo fatto in modo che tutti voi possiate ascoltare le loro opinioni, in particolare per coloro che non sono riusciti a venire all’incontro.

Vi presentiamo le interviste fatte alle ospiti, che ci hanno dato rispettivamente 3 ragioni per votare “no” e “sì”.
Inoltre potrete sentire le opinioni di due studenti.

Buon ascolto!

 

Leggi l’articolo Si e No – Il Dilemma del Referendum