Si e No – Il Dilemma del Referendum

di Marco Della Mura

Il 24 novembre 2016 si è tenuto al Liceo Da Vinci il secondo incontro del LIP, il Laboratorio Interattivo di Politica. Come diretta prosecuzione del primo incontro, erano presenti Maura Bergonzini ed Elena Ferioli a esporci le loro motivazioni per la votazione al Referendum di revisione Costituzionale del 4 dicembre. L’incontro si è svolto in un’atmosfera di confronto abbastanza sereno e le due ospiti si sono mostrate disponibili ad accogliere qualsiasi domanda da parte del pubblico presente, composto non solo da studenti ma anche da tanti docenti del nostro Liceo.

Maura Bergonzini portava avanti le motivazioni per votare NO. Lei era lì anche in veste di rappresentante dell’ANPI, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, nata per aiutare i partigiani e le loro famiglie, e per difendere la piena attuazione dei principi della Costituzione.

A portare avanti le ragioni del SI c’è stata Elena Ferioli, docente universitaria prima di diritto pubblico, poi di diritto costituzionale italiano, e successivamente di diritto costituzionale comparato. Lei ha tenuto a specificare che non rappresentava nessuna associazione o partito politico, ma era lì solo per mostrare le motivazioni tecniche per votare “si”.

 

Le ragioni del NO

Maura Bergonzini ci tiene a sottolineare che la Costituzione non si “riforma” ma si “revisiona”. E la revisione costituzionale sottoposta a referendum il 4 dicembre prende in considerazione la seconda parte della Costituzione che esplica come attuare i principi espressi nella prima parte, e come bilanciare i poteri dello Stato.

La Costituzione è un documento in cui tutti i cittadini – o il più possibile di essi – devono riconoscersi. La Costituzione Ex Novo del 1948 fu un compromesso tra i vari partiti dell’epoca, stilata da 66 padri e 9 madri costituenti e fu votata favorevolmente dal 90% degli aventi diritto al voto.

Ma la revisione di cui ci occupiamo in questi giorni è passata alla seconda votazione delle camere con solo il 56-58% dei voti. La Bergonzini ci fa notare che così facendo non può rappresentare neanche lontanamente la totalità dei cittadini italiani, e già il fatto che sia stata sottoposta a referendum lo dimostra, e come disse Meuccio Ruini, quando si votò la Costituzione il 22 dicembre del 1947, essa doveva essere per ogni cittadino “casa mia”.

Mauria Bergonzini non approva nemmeno il modo in cui si è proceduto a questa revisione, che riguarda una parte molto ampia della Costituzione. Secondo il principio di omogeneità del quesito, si dovrebbe votare ciascuno dei cinque grandi temi di questa revisione separatamente. Ma l’articolo 138 della Costituzione obbliga a votare i vari punti della revisione tutti assieme, costringendo l’elettore a votare tra più aspetti disomogenei.

Un altro dei punti deboli della riforma sarebbe anche il fatto che molte questioni sono lasciate in sospeso, tra cui il fatto che non si sappia ancora come sarà eletto il Senato e da chi.

 

Le ragioni del SI

Elena Ferioli ha parlato più a lungo anche perché studenti e professori hanno posto gran parte delle domande a lei.

La professoressa Ferioli punta la nostra attenzione sul fatto che le costituzioni invecchino col tempo, non stanno al passo con la modernità e con i bisogni che cambiano e si evolvono. Quando fu votata la Costituzione, si era giunti a dei compromessi, il che significa che non è nata perfetta, ed è possibile che necessiti delle modifiche. Anzi, secondo lei alcuni punti non furono negoziati al meglio, tra i quali anche la questione della composizione delle due Camere. Questo fu a suo tempo un punto su cui si dibatté a lungo e alla fine si giunse alla scelta di una composizione che prevedeva due Camere con uguali funzioni e poteri, cambiava solo l’elettorato attivo e passivo a seconda dell’età.

Una composizione del genere detta Bicameralismo Paritario in Europa esiste solo in Romania oltre che in Italia, mentre in tutti gli altri Paesi con parlamento bicamerale le due camere hanno diversa composizione e poteri differenti.

E’ da tanto tempo che si discute di modificare l’organizzazione della forma di governo, anche in relazione alle altre vigenti nel mondo. Questo referendum può dare l’opportunità di farlo, in quanto secondo le ricerche e le analisi condotte dalla stessa professoressa, il bicameralismo italiano è disfunzionale e poco efficiente. Con la riforma non si farebbero più leggi, ma sarebbero leggi migliori, riorganizzando le competenze. I governi legati a più rapporti di fiducia sono meno stabili, nonostante un sistema proporzionale possa risultare più rappresentativo. Anche per questo motivo i mercati si interessano particolarmente a questa riforma, le multinazionali vorrebbero un governo italiano più stabile, ci fa notare Elena Ferioli.

Si parla ultimamente di come il procedimento per la proposta di questa legge sia errato in qualche punto. La professoressa ci tiene a precisare che il procedimento seguito è corretto e segue alla lettera l’articolo 138 della Costituzione.

Una cosa che colpisce è il fatto che una volta passata all’approvazione delle due Camere, questa revisione avrebbe potuto essere sottoposta a referendum su richiesta di:
– 500.000 elettori,
– un quinto dei membri di una camera
– 5 consigli regionali

La cosa strana – o ammirevole? – è che è stato richiesto il referendum proprio dalla maggioranza che aveva richiesto e approvato questa revisione. Se non lo avesse richiesto, la riforma sarebbe passata subito.

Un altro punto a favore del “si” è sulla divisione delle competenze tra Stato e Regioni: infatti sono spesso sorti contenziosi per stabilire se una determinata materia fosse di competenza dell’uno o delle altre. La Corte Costituzionale ha risolto queste dispute dando spesso ragione allo Stato, valorizzandone il servizio ai cittadini di tutta la nazione, per questo un maggiore e più chiaro potere allo Stato sarebbe una giusta decisione.

Elena Ferioli sostiene comunque che non vota “sì” per motivi come “fare più leggi” – l’Italia ne fa fin troppe e a detta sua male, il punto è farne di più – o come “ridurre i costi della politica” – che si possono ridurre in altri modi, più efficaci. Secondo lei la propaganda portata avanti dai due schieramenti è stata troppo spesso basata su motivazioni irrisorie e di superficie, esagerando aspetti poco rilevanti.

 

Ascolta le interviste agli ospiti

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