Per una scelta consapevole: che cosa c’è da sapere sul Referendum costituzionale del 4 dicembre

di Marco Della Mura

Il dibattito sul Referendum Costituzionale del 4 dicembre è già iniziato da mesi, discussioni e scontri si tengono in televisione e si leggono articoli pro e contro su internet, in un guazzabuglio di idee pervenute da persone dei più diversi schieramenti che vogliono convincerci cosa sia giusto fare e cosa no.

Al Laboratorio Interattivo di Politica del Liceo da Vinci lo scorso 3 novembre abbiamo cercato di fare luce su una così delicata questione, cercando di farci un’idea nostra non condizionata da idee politiche o pareri di altre persone.

I professori Alfiero Salucci e Andrea Marchi hanno preso sulle spalle l’incarico di spiegarci la riforma in questione il più oggettivamente possibile.

Si dice che questa riforma porterà ad uno snellimento dell’apparato burocratico con una riduzione dei tempi e dei costi della politica, ma si parla anche di una diminuzione della rappresentanza dei cittadini ed un potere più centralizzato che vedrà in parte esclusi enti come le Regioni o i Comuni.

Non solo abbiamo cercato di capire se ciò corrispondesse al vero, ma anche se ciò fosse giusto o sbagliato secondo noi.

Per i meno ferrati, la Costituzione è un insieme di norme accettate e condivise dalle forze politiche, sono sostanzialmente le “Regole del Gioco”, è un terreno comune di regole condivise. In una democrazia le decisioni devono essere imposte nel riguardo di queste norme, è la maggioranza a decidere, ma la minoranza deve essere tutelata, e deve “vigilare” sull’operato della maggioranza.

La Costituzione può essere cambiata da delle leggi apposite: dal 1948 ad oggi vi sono state ben 38 leggi costituzionali, e con quella di dicembre sarà la terza volta in cui il popolo viene direttamente interpellato per una modifica costituzionale attraverso un referendum. Esatto, per modificare la costituzione non sempre è necessario il consenso del popolo, in quanto la nostra è una democrazia rappresentativa, in cui ogni singolo cittadino delega i propri rappresentanti di prendere decisioni rispetto anche al proprio interesse.

L’iter per approvare una modifica costituzionale necessita di una doppia approvazione da parte di entrambe le camere del Parlamento (Senato e Camera dei Deputati.)

Affinché la modifica venga approvata dev’esserci in entrambe le camere la maggioranza dei due terzi dei votanti: questo garantisce in teoria che non solo le forze di maggioranza ma anche quelle di minoranze siano d’accordo su questa modifica. Tuttavia, può accadere che la maggioranza sia solo assoluta (il 50% più uno dei votanti), in tal caso è molto probabile che le forze politiche di minoranze non siano d’accordo con la modifica costituzionale. Allora si può ricorrere ad un referendum costituzionale, cosicché siano i cittadini ad avere l’ultima parola.

Per questo tipo di referendum non è necessario il quorum costitutivo (necessario ad esempio per il Referendum delle trivelle del 17 aprile di quest’anno), il che significa che, paradossalmente, se a votare ci andrà una sola persona, questa deciderà per tutto il Paese.

Quattro sono gli articoli che nell’incontro del LIP abbiamo trattato nello specifico – 55, 57, 70, 117 – i quattro a cui vengono apportate le modifiche più consistenti. In realtà tra articoli modificati ed abrogati la cifra è di 47 su 139, un numero piuttosto elevato.

 

Le modifiche all’articolo 55

Come probabilmente tutti sanno, dal 1948 vige in Italia il bicameralismo perfetto: il potere legislativo – cioè di emanare leggi – spetta a due camere con gli stessi poteri: Camera dei Deputati e Senato. Questo bicameralismo perfetto è in quasi tutta Europa ormai superato, e molti adducono ciò alla necessità di “modernizzare” il nostro Parlamento per renderlo conforme agli standard europei. In poche parole: “Se fanno tutti così, facciamo così anche noi, sarà sicuramente un’ottima cosa!”

Con questa modifica la Camera dei Deputati terrà gli stessi poteri di prima e continuerà ad essere eletta da tutti i cittadini con capacità giuridica,  cioè coloro che hanno già compiuto 18 anni.

Mentre il Senato, i cui membri sono attualmente eletti dai cittadini che abbiamo compiuto i 25 anni, vedrà i propri poteri notevolmente ridimensionati, e perderà circa due terzi dei propri componenti.

La Camera rimarrà l’unica titolare della rapporto di fiducia col Governo, dovrà controllarne l’operato e eleggerne i membri, inoltre rappresenterà da sola l’interesse della Nazione intera.

Il Senato non potrà quindi più votare i membri del Governo. Il Senato farà da raccordo tra lo Stato e gli enti costitutivi della Repubblica e dell’Unione Europea, potrà dare pareri e proporre modifiche alle leggi proposte dalla Camera – pareri che la Camera non sarà costretta ad ascoltare – e rappresenterà le Regioni e gli enti territoriali.

 

Le modifiche all’articolo 57

Secondo questo articolo la Camera continuerà ad essere composta da 630 membri mentre il Senato passerà da 315 a circa 100.

95 saranno senatori territoriali eletti tra i sindaci e i consiglieri regionali, anche se ad oggi non si è proposta una legge che definisca da chi debbano essere eletti. Tra le ipotesi ci sono i cittadini, o gli stessi consigli regionali. Questi senatori continueranno a fare il loro precedente lavoro e dovranno anche recarsi in Senato a Roma 1 o 2 volte a settimana, il loro stipendio rimarrà invariato e dovranno essere davvero molto abili nel gestire due lavori così importanti.

5 saranno i senatori che potranno essere eletti dal Presidente della Repubblica per particolari meriti artistici, culturali o di qualunque altro genere sostanzialmente.

I senatori a vita che potranno essere solo gli ex Presidenti della Repubblica.

In ogni provincia si potranno eleggere uno o due senatori territoriali, tranne nelle province autonome di Trento e Bolzano che per qualche arcano mistero di cui si potrebbe occupare Adam Kadmond, dovranno averne necessariamente due. Va da sé che sarà difficile che le minoranze di una qualunque provincia vengano rappresentate in Senato, essendoci massimo due rappresentanti per ciascuna che ne rappresenteranno la maggioranza.

 

Le modifiche all’articolo 70

Vi saranno tuttavia alcune leggi riguardanti determinate materie, definite dall’articolo 70, che dovranno essere approvate da entrambe le Camere. Per tutte le altre il Senato potrà solo proporre le modifiche alle leggi della Camera, che una volta approvata una legge dovrà passarla al Senato che avrà tempo solo 10 giorni per proporre delle modifiche. Contando che i senatori si incontreranno 1-2 volte a settimana, sarà difficile in così poco tempo poter proporre delle modifiche alle leggi proposte, a meno che non possano usufruire degli ologrammi del Consiglio Jedi.

 

Le modifiche all’articolo 117

Alcune competenze, precedentemente spettanti alle Regioni, passano ora in mano allo Stato, quali: energia, turismo, ambiente. Per cui si tenderà a valorizzare l’utilità nazionale a discapito di quella regionale, positivo o meno questo sta ad ogni cittadino deciderlo.

 

Argomenti non trattati approfonditamente verranno sicuramente ripresi nel prossimo incontro del Laboratorio di Politica, previsto per il 22 novembre.

Tra di essi:

il maggior potere dell’esecutivo – quindi del Governo – che potrà imporre alla Camera di trattare determinati argomenti prima di altri

– il problema delle proposte di legge di iniziative popolare che saranno molto più difficili da presentare in quanto dovranno essere firmate non più da 50 mila elettori ma da 150 mila

– i referendum abrogativi di iniziativa popolare che per non essere più soggetti al quorum dovranno essere presentati da 800 mila elettori invece di 500 mila

– gli elettori del Presidente della Repubblica passeranno da 1005 a 730, non potendo più votare i delegati regionali in quanto la rappresentanza delle Regioni sarà già garantita dai senatori

– la soppressione delle province

Una volta informati sulla questione, molti potrebbero trovarsi nuovamente con il dilemma su che cosa votare. Uno dei motivi può essere che in questa proposta di modifica costituzionale si possono riscontrare sia aspetti positivi che negativi. La domanda che ci si porrà sarà allora: “Non posso votare favorevolmente per altri articoli mentre per altri no?” La risposta è “No”, perché l’articolo 138 della Costituzione prevede che qualunque modifica costituzionale venga votata per intero e non le sue singole parti.

Ora abbiamo qualche conoscenza in più per poter decidere, ma non basta. Dobbiamo informarci ancora e soprattutto informarci sentendo pareri differenti a riguardo, non ne sapremo mai abbastanza e probabilmente solo il tempo ci dirà se abbiamo fatto la scelta giusta. L’importante è non essere pigri ma partecipare. Viviamo in una democrazia che è stata conquistata, dopo lunghissimi anni di dispotismo, con il sangue, da persone che hanno dedicato la loro vita a questo scopo, alla libertà di esprimere (giuridicamente almeno) le proprie opinioni e di far si che possano incidere sulla comunità. Non gettiamo via questo regalo per pigrizia.

 

Ascolta le interviste agli ospiti

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