Metamorfosi

di Anita Farneti

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Oggi parleremo di Metamorfosi, uno spettacolo che ci racconta dieci episodi tratti dalle Metamorfosi di Ovidio a cui ho assistito al Teatro Comunale Laura Betti lo scorso 9 aprile.

Purtroppo questo spettacolo è durato sei ore – contando anche le pause in mezzo tra un episodio e l’altro – ed ovviamente non posso raccontarvelo tutto altrimenti ne uscirebbe fuori un romanzo. Quindi ho deciso di raccontarvi l’episodio che mi è piaciuto di più, ovvero quello di Narciso.

Per vedere questo episodio si doveva andare in una stanza situata sul tetto del teatro, ed era obbligatorio entrare uno per volta.

Mi hanno fatto indossare delle cuffie ed hanno fatto partire una registrazione, dopodichè sono entrata in questa camera bellissima, bianca, luminosa, con una grande vasca nel mezzo circondata da fiori, con all’interno una ragazza vestita da clown. Lei era Narciso.

La voce registrata ha iniziato a raccontare:

“C’era una fonte che splendeva come argento liquido, a cui mai nessun pastore aveva attinto né si erano abbeverate le capre o altre greggi dopo il pascolo: mai era stata sfiorata da un uccello né turbata dalla caduta di un ramo da un albero.

Giunto qui il ragazzo stanco per aver cacciato, si butta a bocconi per immergersi nella bellezza del luogo e per accostarsi alla fonte: e mentre cerca di soddisfare la sete gliene cresce un’altra dentro.

Beve e vede il riflesso della sua bella persona nell’acqua, ne è preso e si innamora di un’ illusione che non ha corpo pensando che sia corpo quello che non è altro che onda.”

Tenta di riabbracciare il suo riflesso, e quando non ci riesce si dispera.

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“Ci fu mai qualcuno che soffrì di un amore più crudele del mio?

Sono innamorato e vedo l’oggetto del mio amore ma non riesco ad afferrarlo! E per maggior disappunto non è l’immenso mare a separarci, né un lungo cammino, né i monti, né le porte sbarrate di una cinta di mura, bensì solo poca acqua.

Anche lui desidera il mio abbraccio! Tutte le volte che mi sporgo per dare baci alla limpida corrente lui si sforza di raggiungermi, con la bocca rivolta verso la mia.”

Si è accasciata in acqua, e l’episodio era concluso.

Ho fatto un timido applauso e sono uscita.

Ascolta la rubrica Laura&Leo dedicata allo spettacolo Metamorfosi

Laura and Leo – Metamorfosi

di Anita Farneti

Quarta e ultima puntata per la rubrica Laura&Leo, realizzata in collaborazione tra il Liceo Leonardo Da Vinci e il Teatro Comunale Laura Betti di Casalecchio di Reno.

In questa puntata vi parleremo dello spettacolo Metamorfosi, andato in scena l’8 e il 9 aprile 2016, adattamento dall’opera di Ovidio a cura di Roberto Latini.

Qui potrete ascoltare il nostro commento e l’intervista integrale a Roberto Latini.

I disegni sono di Anita Farneti

La rubrica è realizzata con la collaborazione di Andrea Volpe alla parte tecnica.

Le musiche sono rilasciate con licenza creative commons e sono scaricate dal sito Jamendo. In questa puntata la musica di sottofondo è Andon di Alexander Siebert. La sigla è Possibilities di Jasmine Jordan

Leggi la recensione “graphic” dello spettacolo Metamorfosi

La disinformazione è il vero problema?

di Laura Rigobello

Il 31 marzo 2016 una parte del web è insorta. Quel giorno il programma “Le Iene” aveva mandato in onda un servizio di 19 minuti in cui l’inviata, Nadia Toffa, associava i fumetti e i cartoni animati giapponesi e alcuni locali tipici del Sol Levante al mondo del sesso con minorenni. Travolti dalla rabbia, molti lettori italiani di manga hanno dato vita ad una sterile rivolta sulla pagina Facebook del programma di Mediaset, urlando attraverso la tastiera tutti gli errori fatti in quel video.
Il servizio Solo fantasie sessuali o pedopornografia?, essendo stato creato per essere trasmesso in un programma di intrattenimento, è inevitabilmente pieno di generalizzazioni e semplificazioni che non aiutano lo spettatore a capire il reale dramma che il Giappone sta vivendo. L’alta competizione sia in ambito scolastico che lavorativo sta distruggendo il tessuto sociale dello Stato, causando suicidi (ogni 100.000 persone 22 muoiono in questo modo ogni anno), emarginazione sociale, bassa natalità e un progressivo invecchiamento della popolazione (un giapponese su quattro ha più di 65 anni). Molti giapponesi vivono, quindi, repressi, senza alcuna affettività e trovano una valvola di sfogo nel mondo fittizio che possono offrire i cartoni animati, i fumetti e i videogiochi che, al contrario di quanto sembra dire il servizio, non sono tutti a sfondo sessuale (lo sono solo quelli della categoria hentai).
Il clamore della vicenda, che ancora non si è completamente spento, dovrebbe far riflettere. Molti italiani si sono battuti a suon di commenti per proteggere i manga dalla disinformazione, non una nazione con gravi problemi sociali come il Giappone, o il proprio Stato, ma neanche i nostri simili, gli altri esseri umani. Questa polemica, come tante altre ben più spinose (come quella sui profughi), sta portando alla luce la nostra disumanità. “Homo sum, humani nihil a me alienum puto” diceva Terenzio; siamo sicuri che ancora sia così?

In un futuro aprile

di Elena Armaroli

15 aprile 2016. Fa caldo dentro al Teatro Laura Betti, in centro a Casalecchio di Reno. I posti sono quasi tutti occupati, principalmente da ragazzi e ragazze come me. Tra loro spunta qualche professore. Siamo qua per assistere al convegno In un futuro aprile, dedicato a Pier Paolo Pasolini e organizzato dalle scuole superiori Galvani, Da Vinci e Copernico. L’iniziativa è stata resa possibile grazie a un bando di concorso del MIUR, che ha dato alle scuole vincitrici la possibilità di presentare un approfondimento su un tema della letteratura italiana del Novecento. Si tratta di un lavoro d’insieme, di un progetto “corale”.

I ragazzi si sono documentati attraverso mostre e conferenze che hanno costellato l’anno del quarantesimo anniversario della morte dello scrittore bolognese. Ciò che ne è venuto fuori, ci spiegano Marinella Cocchi – dirigente scolastica del Liceo Da Vinci – e Claudia Colombi – docente al Liceo Copernico – è qualcosa di diverso ed emozionante: “si dà vita ai contenuti”, “si mette lo studente al centro”.

Il convegno è strutturato su undici interventi, ognuno dei quali tratta un aspetto della vita o dell’opera dello scrittore: dal rapporto di Pasolini con Bologna al suo processo per pornografia, passando per Casarsa, le borgate romane, il mito greco, la figura di “coscienza critica del paese”.

Subito dal primo intervento ci si rende conto dell’originalità e della creatività con cui il progetto è stato realizzato: i ragazzi della 5a CL del Leonardo da Vinci ci presentano Indipendenza e solitudine: lo spleen del XX secolo. Vita e personalità di PPP.  La duplice personalità dell’autore ci raggiunge attraverso le sue stesse parole, recitate dai ragazzi su un sottofondo di Vivaldi e accompagnate da uno sfondo nero su cui appaiono le parole chiave – nessun conforto, soddisfazione, disgrazia, fuggire, stanchezza

Il malessere dell’autore, la sua vitalità ci colpiscono con una forza angosciante, potentissima – un messaggio universale.

La presentazione continua illustrandoci la giovinezza dello scrittore tra Bologna e il Friuli, arrivando poi a L’ossimoro del sacro. Ateismo e religione nella saggistica e nel cinema di PPP, della classe 5a C del Liceo Da Vinci: un’approfondita analisi della dicotomia pasoliniana sacralità-religione e delle inaspettate posizioni che l’autore prende nei confronti dell’aborto e del referendum sul divorzio. Il tutto visto attraverso la produzione cinematografica dell’intellettuale bolognese.

Viene poi approfondito il rapporto di Pasolini con le borgate romane e la visione che ne viene data in Ragazzi di vita, primo romanzo dello scrittore, che gli costò un processo per pornografia. Molto originale l’idea dei ragazzi di 5a AU del liceo casalecchiese di mettere in scena alcuni momenti del processo in Processo per pornografia in quattro scene.

Dopo una breve pausa caffè ci tuffiamo nuovamente nell’universo pasoliniano, assistendo a un’analisi del rapporto di Pasolini col mito greco con Edipo Re e Pilade.

E’ poi la volta de Il neon dopo le lucciole: la complessa eredità di Pasolini corsaro, dove la classe 5a P del Liceo Galvani ci presenta un Pasolini critico della società borghese e consumista, colpevole di un genocidio culturale nei confronti delle sottoculture e soggetta a un forte cambiamento antropologico e linguistico. Ci troviamo faccia a faccia con un Pasolini che denuncia ostinatamente, restando però pervaso da un senso di rassegnazione. E’ difficile individuare intellettuali odierni del calibro di Pasolini, ci fanno notare le ragazze di 5a P, che però individuano in Amelia Rosselli, Pier Vittorio Tondelli e Zygmunt Bauman i suoi “eredi”.

La classe 5a O del Galvani ci presenta poi il suo progetto Nuova Officina, una raccolta di saggi da loro scritti sullo scrittore bolognese e i suoi contemporanei.

Il convegno si chiude con Eredità e memoria: nuovi comizi in dialogo con Renzo Paris, opera della 5a BU del Liceo Da Vinci: un cortometraggio sulla falsa riga dei Comizi d’Amore, in cui gli studenti intervistano i passanti sul loro “rapporto” con la figura di Pier Paolo Pasolini. I ragazzi intervistano poi Renzo Paris, amico di Pasolini e autore di Pasolini ragazzo a vita, che ricorda l’intellettuale come un ragazzo brillante, pieno di contraddizioni, sempre attivo e accompagnato da un sentimento di commozione nella memoria collettiva.

La conferenza ci lascia con l’amaro in bocca al pensiero dell’agghiacciante morte dello scrittore, ma sorridenti di fronte a una personalità così complessa, forte e ricca, all’impegno dei giovani per mantenerne vivido il ricordo.

Convegno su Pier Paolo Pasolini
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Le foto sono di Yuri Mimmi

Sostiene Pierpaolo – il blog del progetto

Il convegno In un futuro aprile sul sito del Liceo Da Vinci

Wanderlust: i viaggi e la scienza

Che cos’è e perché ci dovrebbe interessare saperlo?

di Beatrice Lelli

Mi rivolgo soprattutto a tutti i ragazzi che hanno sempre sentito un senso di irrequietezza e che si sentono tutt’ora inadatti poiché non sanno ancora dare un significato alla parola casa: infatti non possono legarsi ad un solo luogo dato che appartengono al mondo.
Perciò per cominciare a sentirsi un po’ di più a casa devono imparare a conoscerla e per fare questo hanno bisogno di esplorarla viaggiando.

Questa non è una malattia o una pericolosa ossessione, ma un gene chiamato DND4–7R o più comunemente Wanderlust, che appartiene solo ad una piccola percentuale di popolazione e che causa questa voglia irrefrenabile di viaggiare generata da una grande curiosità rispetto al mondo che ci circonda.

Questo particolare gene è stato scoperto e studiato per la prima volta nel 1999 da Chaunsheng Chen, uno scienziato che è potuto arrivare ad affermare che le persone più predisposte ad avere questo gene appartenevano alla stirpe di coloro che, in origine, si erano voluti allontanare dall’Africa per migrare verso paesi più floridi.

Questo però non fu l’unico scienziato incuriosito dal raro gene del Wanderlust.
Infatti anche Jim Nooan, uno studioso di genetica, riuscì ad arrivare a delle conclusioni che però erano più specifiche, poiché erano improntate sull’aspetto dell’uomo. Infatti lo studioso in questione affermò che vi erano delle specie di ominidi anatomicamente più propense a viaggiare rispetto ad altre, e che per questo motivo anche il loro cervello era in grado di elaborare dei passaggi creativi più complessi.

A mio parere sia che si tratti di un gene che risale a miliardi di anni fa o semplicemente ad alcuni decenni passati non cambierà mai il fatto che è anche grazie a coloro che lo possiedono che ora siamo in grado di poter conoscere il mondo in ogni sua minima caratteristica. Quindi questi ultimi non possono essere bollati solo come “diversi”, ma al contrario come “esploratori”, i veri conoscitori del mondo.

Memorie di uno stage toledano

di Lorenzo Balbo

Era cominciata presto la giornata di Max. La sveglia era suonata, come sempre capita nei giorni lavorativi, alle 8. Giusto il tempo di azzannare una ensaimada, dolce maiorchino dalla caratteristica forma a spirale, e sorseggiare un caffè corretto col latte e si parte verso Plaza Zocodover (nucleo centrale dell’assetto urbano toledano) per aprire il negozio dove Max lavora come archeologo insieme alla moglie, Elena. La macchinetta lasciata appositamente sul fornello servirà certamente più a lei, che di dosi giornaliere di caffeina ne ingerisce quasi sette. Ma il cafè, è risaputo, “lo fanno meglio gli italiani”.

Per arrivare a lavoro, per fortuna, non c’è bisogno della macchina. Le vie del casco antiguo (zona centrale della città delimitata dalle mura antiche e posta in cima ad un colle) sono talmente strette che quando passa un veicolo, i pedoni sono costretti a rifugiarsi ai margini della carreggiata. Talvolta trattenendo anche il respiro, onde evitare spiacevoli incontri con specchietti altrui.

La giornata è stata stancante, ma la solarità delle gente del posto sa alleviare anche la pesantezza di un raro giorno di pioggia. Si conoscono tutti, o quasi, qui a Toledo. L’ambiente è sano e accogliente. Forse perché, da tempo immemore, è stato abituato ad essere crocevia delle tre culture monoteiste che, convivendo e alternandosi, hanno radicato le loro tradizioni in questo atomo di Spagna pullulante di storia. Non è raro, infatti, imbattersi in una Mezquita convertita in Sinagoga o in Iglesia.

L’orologio segna le nove di sera. Ora Max è in cucina, il luogo della casa in cui meglio può esprimere il suo estro. Da molti anni a questa parte collabora con progetti di scambio culturale, offrendo asilo a studenti stranieri. A loro, tra poco meno di mezz’ora, servirà la bomba, una cena molto impegnativa per gli apparati digerenti.

Primer plato: paella. Celeberrima specialità della cucina valenciana a base di riso, zafferano, carne, verdure e spezie, servita nella tipica e apposita padella, la “paella”, appunto. Max, però, opterà per la variante alternativa che, al posto della carne, prevede i frutti di mare: la paella de marisco.

In sottofondo, le notizie del telegiornale esordiscono con la solita sequela di scandali politici, che non risparmiano né membri della Famiglia reale né ex presidente della Comunità autonome (la Spagna è una monarchia costituzionale divisa in regioni autonome, ndr). “Siamo molto sfiduciati per la situazione del nostro paese. Ogni giorno ci vendono dati buoni, ma a noi non sembra che le cose stiano migliorando”. “I politici spagnoli hanno dimostrato che, prima o poi, finiscono sempre per rubare soldi a noi cittadini”, rafforza il carico Elena.

E le recenti elezioni? I quattro partiti principali hanno aperto un valzer di trattative, fino ad ora inconcludenti. Rey Felipe IV ha convocato al Palazzo reale Mariano Rajoy, lider del PP (Partido Popular, destra) che detiene la maggioranza relativa, ma per ora non sono stati raggiunti i numeri giusti per stabilire un coalizione vincente. Segue a ruota l’altro partito spagnolo storico, il PSOE (Partido Socialista Obrero Español, sinistra) guidato da Pedro Sanchez e Podemos di Pablo Iglesias. Entrambi hanno fatto capire che di alleanze non se ne parla. Qualche gradino più in basso si piazza Ciudadanos di Albert Rivera. Carne al fuoco ce n’è. La telenovela continua.

La parte sportiva, nei telediarios spagnoli, occupa ben un quarto d’ora. “C’è un gran interesse per lo sport, anche se non capisco perché” afferma la consorte. Max, supporter sfegatato del Toledo, sbuffa : la nazione iberica ha, soprattutto negli ultimi anni, sempre occupato posizioni di vertici nei ranking mondiali più popolari. “Barcelona no puede ganar (vincere): el sabado va a perder contra el Levante”, sentenzia. Il nostro eroe nutre, in effetti, una profonda avversione nei confronti dei due colossi della Liga, rei di essere eccessivamente ricos e ladrones.

Segundo plato: tortilla, frittata di uovo sbattuto e patate. “Metà degli spagnoli aggiungono cipolle, ma noi siamo della fazione opposta” commenta lo chef, prima di cominciare una approfondita analisi sui luoghi comuni iberici.

“I baschi vengono facilmente bollati come burberi. Sono molto orgogliosi della loro cultura e spesso si chiudono nei loro confini”: parlano una lingua incomprensibile, l’Euskera, senza alcun legame con le altre della penisola. Tuttavia, “hanno un forte senso dell’amicizia: per loro i compagni d’infanzia sono compagni di vita. Li apprezzo più che gente di altre regioni meridionali, apparentemente accoglienti, ma pronti a pugnalarti alle spalle”. Restando a nord,“anche in Galicia si parla una lingua diversa dal Castellano, ovvero il Gallego che, per vie della vicinanza geografica, subisce molto l’influenza del portoghese”. La terza lingua indipendente è il Catalano. “Sono nato a Lèrida, ma a quattro anni mi sono trasferito in Castilla y Leòn. Come nel Paìs Vasco, il senso di appartenenza è diffuso, ma non sento alcun legame con quella terra, anzi”. Più a sud, ma sempre sulla costa mediterranea, troviamo la Comunitat Valenciana: “è il principale sfondo dei fatti di cronaca nera spagnoli. Sarà per via del clima focoso del Levante, bah…”.

La gola è ormai secca e il testimone passa a Elena. “Sono di Madrid e noi capitolini abbiamo la nomea di essere altezzosi”. “Non che i toledani, inospitali e tontos”, aggiunge scherzosa, “se la passino meglio”. “I miei genitori”, prosegue, “sono andalusi. E’ una regione particolare e decisamente vasta: da una città all’altra si nota molto il cambio di inflessione. La parlata è stretta e, se non si è nativi di quelle zone, la comprensione risulta davvero difficile”.

Postre: churros, pastelle fritte spolverate di zucchero, spesso accompagnati con una tazza di cioccolata calda.

Franco? In Spagna non pronunciate quel nome. Le ferite di quel periodo nero sono ancore aperte. Ho vissuto il Franchismo fino all’età di otto anni. Ricordo che, ai tempi delle elementari, si soleva fare l’appello mattutino disposti in riga, salutando a turno la maestra col braccio teso. Una volta, appena passatami affianco, le feci il dito medio. Sfortunatamente se ne accorse e mi punì. Ci bacchettavano ogni giorno. Molti di noi provenivano da famiglie anti-franchiste, ma dovevamo celarlo. Alcuni dei miei compagni avevano parenti dissidenti: chi era contro il regime spariva regolarmente, salvo poi essere ritrovato morto più avanti. Malattia, la diagnosi”.

“La mia è stata una generazione sostanzialmente bruciata”, prosegue nel fiume in piena di ricordi Max. “Dopo la dittatura (terminata nel 1975), è arrivata la cocaina che ha devastato i giovani spagnoli”. E’ il momento di prendersi una pausa.

In salotto fa capolino anche Elena. “Ho sentito che in Italia si parla molto del problema immigrazione. Anche da noi è così. Le zone nevralgiche degli sbarchi sono, ovviamente, Ceuta e Melilla prima e lo Stretto di Gibilterra poi. Molti profughi arrivano per proseguire il loro cammino verso nord. Personalmente non credo che l’accoglienza possa causare alcun problema alla popolazione spagnola. Molti di noi, a inizio novecento, ma anche recentemente sono emigrati all’estero in cerca di una sistemazione migliore”.

Mezzanotte e mezza. Tempo di andare a risposare: Max e Elena sono stanchi. Domani li aspetta una nuova giornata. Prima di rintanarsi sotto le coperte, però, gli studenti li salutano e, come doveroso nei confronti di questo calibro, li ringraziano por ser muy buena gente.

Ps. Il giorno dopo, Iglesias andrà a Palazzo Reale, ma la chiacchierata con Felipe IV terminerà in un nulla di fatto. In contemporanea, il Barcellona si imporrà, grazie ad un arbitraggio generoso, 2-0 sul campo del Levante. Nonostante ciò, da Valencia non giungeranno notizie di fattacci nel post-partita.

Stage a Toledo 2016

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Le foto sono di Andrea Volpe

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