Fa’afafine

 di Anita Farneti

faafafine_1_farnetiSono al Teatro Laura Betti di Casalecchio di Reno dove va in scena lo spettacolo diretto dal regista Giuliano Scarpinato Fa’afafine .

Fa’afafine nell’isola di Samoa, in Polinesia, viene utilizzato per indicare le persone di terzo genere, ovvero che non si identificano né con i maschi né con le femmine. Lì sono figure estremamente rispettate. Possono decidere come vestirsi ed hanno il permesso di sposare sia uomini che donne.

Il protagonista dello spettacolo è Alex, un fa’afafine di otto anni, interpretato dall’attore Michele Degirolamo.

Si alza il sipario e lo vediamo nella sua cameretta intento a raccontare alle sue bambole del suo compagno di classe Elliot, di cui si è innamorato. Alle sue bambole Alex confessa di avere in programma di andare a prendere all’aeroporto  Elliot, che quel giorno sarebbe ritornato da un viaggio e, dopo avergli confessato il suo amore, fuggire insieme, a Samoa, dove finalmente sarà lasciato libero di essere ciò che vuole.

Assistiamo all’esilarante scena in cui deve decidere cosa mettersi: un vestito da principessa assieme al casco di Thor, un cerchietto con le farfalle e degli occhiali da aviatore. Resta solo da decidere se per completare il look sono meglio delle scarpe da ginnastica o col tacco.

Ma in quel momento i genitori bussano alla porta, ma trovandola chiusa a chiave, domandano cosa stia succedendo. Proprio nel momento in cui Alex confessa ai genitori il suo piano, la madre riceve una lettera dalla scuola che li convoca per dei “problemi” riguardanti il figlio, e subito dopo anche una chiamata dalla madre di Elliot, che le riferisce che suo figlio non vuole più andare a scuola perchè si vergogna dei bigliettini d’amore che Alex gli lascia nell’armadietto.

A quel punto Alex, che ha ascoltato tutto, disperato, si ricorda di ciò che la nonna gli aveva detto una volta: “Per comunicare con qualcuno lontano da te devi pensare a lui fortissimo, e ti sentirà”. Così tenta di mettersi in contatto con quelli che lui crede essere i suoi unici salvatori: i fa’afafine. Con la sua immaginazione trasforma la sua cameretta in una navicella spaziale, che però non lo porta a Samoa, ma in una landa desolata.

L’attore Degirolamo, durante l’intervista seguita allo spettacolo, mi ha spiegato che quello che volevano trasmettere al pubblico con la scena sopra descritta è che, prima di fare un “salto” verso una realtà diversa da quella che stiamo vivendo, bisogna prima affrontare il proprio quotidiano. In questo caso il quotidiano è il rapporto di Alex con i suoi genitori, con i quali è necessario raggiungere un’intesa al fine di arrivare a Samoa, il luogo immaginato da Alex come luogo felice.
Infatti nella scena successiva i genitori riescono a far sfogare il figlio, e così riescono finalmente a fargli confessare il motivo del suo progetto di fuga e di non tornare più a scuola: in classe Alex è tormentato dai bulli. Racconta di quando per sbaglio la sua bambola gli sia uscita dallo zaino e di come i compagni, vedendola, abbiano iniziato a prenderla a calci.

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Allora la madre prende una decisione, esce per un attimo e si ripresenta vestita da uomo, accompagnata dal marito, vestito da donna. Vedendoli Alex prende il suo zainetto, mette la sua bambola in bella mostra ed esce dalla camera in cui si era barricato. Tutti insieme si dirigono a scuola, a dimostrare al mondo che sono una famiglia speciale.

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Io sono uscita dalla sala più che entusiasta, ma non tutti sono della mia stessa opinione: infatti questo spettacolo si è scontrato con le proteste di molti genitori ed insegnanti, impauriti da quello che questo spettacolo avrebbe potuto insegnare ai bambini. Ma vi posso assicurare che ai bambini che io ho visto in sala lo spettacolo è piaciuto tantissimo. Una di loro, in particolare ha alzato la mano a fine spettacolo per dire una frase, a parer mio, emblematica: “Non è mai sbagliato essere sé stessi”.

Ascolta la rubrica Laura&Leo dedicata allo spettacolo Fa’afafine

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