Parigi: Ultima chiamata per salvare il Pianeta

Non c’è più tempo per fallire: l’impegno dell’Emilia Romagna.

di Gian Marco Martina

Stimati colleghi e amici del Liceo Leonardo da Vinci, il giorno martedì 26 gennaio 2016 al laboratorio di politica sono intervenuti Manuela Rontini, presidente della Commissione del territorio, della mobilità e dell’ambiente dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna e Claudio del Lucca, presidente di Legambiente Bologna.

I due ospiti ci hanno aggiornato sui risultati della conferenza sul clima COP21 appena conclusasi a Parigi, sulla linee guida della politica ambientale internazionale e, nello specifico, sulle direttrici seguite in tale ambito dalla Regione Emilia-Romagna. Dopo anni di difficili negoziati, i rappresentanti dei 195 Paesi riuniti a Parigi per la 21esima conferenza sul clima il 12 dicembre 2015 hanno firmato un accordo vincolante che impegna tutti gli Stati a limitare a meno di 1,5 gradi l’aumento della temperatura globale rispetto al periodo preindustriale, altrimenti si rischierà di perdere isole come le Maldive a causa dell’innalzamento delle acque causato dallo scioglimento dei ghiacciai.

Proprio per l’intensità del dibattito il documento finale, che entrerà in vigore nel 2020, è stato presentato con 16 ore di ritardo rispetto alla scadenza prevista. Un possibile punto di debolezza di tali decisioni sembra, tuttavia, il fatto che non vengano fissati in maniera vincolante dei limiti nazionali alle emissioni: l’accordo prevede che ogni cinque anni, a partire dal 2018, siano presi in considerazione i progressi fatti nella riduzione delle emissioni di gas serra da parte di tutti i Paesi, per assicurarsi che l’obiettivo globale venga raggiunto.

Il primo controllo quinquennale sarà quindi nel 2023. L’accordo prevede anche che i Paesi di vecchia industrializzazione eroghino cento miliardi all’anno (dal 2020) per promuovere in tutto il mondo le tecnologie a basso impatto ambientale e l’economia verde. Sono stati previsti rimborsi per compensare le perdite finanziarie causate dai cambiamenti climatici nei paesi più vulnerabili, che spesso sono anche i più poveri. Gli esiti più catastrofici degli sconvolgimenti ambientali avrebbero riflessi importanti non solo sull’economia ma anche nelle società coinvolte, conducendo potenzialmente a guerre e a esodi biblici dalle zone desertificate.
Scienziati e ambientalisti criticano l’accordo per diversi motivi. Fissare la prima revisione al 2018 è rischioso a causa della quantità di emissioni che potranno essere prodotte nei prossimi tre anni, che potrebbero compromettere il raggiungimento degli obiettivi dell’accordo. Inoltre, non è stato fissato un calendario che porti alla progressiva, ma totale, sostituzione delle fonti energetiche fossili e i Paesi emergenti, tra cui la Cina, hanno ottenuto che i controlli quinquennali siano condotti dai singoli Paesi come autocertificazione, e non da organismi internazionali.
Tra i gas non controllabili ci sono quelli di scarico di aerei e navi. Manuela Rontini ha sottolineato l’impegno dell’Emilia Romagna a ridurre le emissioni di gas serra dell’80% entro il 2050: tale risultato potrebbe essere raggiunto grazie a un abbattimento delle emissioni da riscaldamento, visto l’impegno della Regione a ristrutturare edifici abbandonati. Claudio Dellucca, da parte sua, ha sottolineato che il livello di inquinamento atmosferico ha raggiunto livelli allarmanti, che se superati porteranno a un punto di non ritorno.

Speriamo che tutti mantengano gli impegni presi, perché – a differenza della conferenza di Copenaghen di 6 anni fa – non c’è più tempo per fallire. Parigi è l’ultima chiamata per salvare il pianeta.

Manuela Rontini e Claudio Dellucca
Manuela Rontini e Claudio Dellucca

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Le foto sono di Chiara Vannini e Giulia Ruschi

Ascolta le interviste agli ospiti realizzate per Il Grande Bidello

 

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