Educare attraverso i luoghi. Bologna e la strage del 2 agosto 1980

“Educare attraverso i luoghi. Bologna e la strage del 2 Agosto 1980”

di Giacomo Guizzardi

È questo ciò che l’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna e l’associazione delle Vittime della Strage della Stazione di Bologna del 2 agosto 1980 si sono promesse di fare attraverso un incontro, al quale hanno partecipato due classi del nostro liceo (5B e 5C) accompagnate rispettivamente dai professori Fanti e Marchi.

L’incontro, iniziato presso la sala d’attesa del binario 1 – il luogo esatto dove scoppiò la bomba – è stato tenuto da Cinzia Venturoli, ricercatrice di storia contemporanea.
Guardandoci intorno abbiamo notato come fossero parecchi i segni di quella mattinata, visibili ancora adesso: la targa, in memoria alle vittime della strage di stampo fascista, rivolta a noi giovani, con la quale si raccomanda di non dimenticare mai ciò che lì successe, portandone sempre un vivido ricordo dentro noi, la crepa ben visibile sul muro, segno inequivocabile della potenza dell’ordigno, e una seconda targa, affissa al muro dopo la visita di Papa Giovanni Paolo II, che decise di rivolgere una preghiera a tutte le persone che lì persero la vita.

Spostandosi all’interno della sala d’attesa Cinzia, mentre ci mostrava l’enorme lapide coi nomi di tutti i deceduti, ha iniziato a raccontarci la storia  di alcuni di essi: c’erano giovani che stavano andando in vacanza, famiglie intere che si stavano recando in villeggiatura, altri ancora che stavano aspettando il treno per andare a vedere spettacoli teatrali.
Ci ha quindi narrato la vita e le motivazioni che spinsero 85 persone ad essere lì, chi per un motivo chi per un altro.
Ci ha anche parlato della storia dell’enorme fotografia che campeggia all’interno della sala, raffigurante il teatro comunale.

Usciti all’esterno si è soffermata  parecchio sulla storia di una giovane ragazza, all’epoca impiegata presso gli uffici della stazione, che fu l’unica a salvarsi di quel piano, tragedia che, come raccontava la ricercatrice, ha causato alla ragazza tantissimi problemi, sia emotivi che comunicativi.

Dopo aver lasciato la stazione, consapevoli di aver imparato tanto su un fatto che sconvolse la nostra città e della quale molti sapevano ben poco, ci siamo diretti verso via Sant’Isaia, non prima di aver guardato con occhi nuovi l’orologio ancora fermo, testimonianza più importante di quella sciagurata mattina.
Arrivati in via Sant’Isaia siamo entrati in un enorme Palazzo, da molti mai notato: ci trovavamo nell’Istituto per la Storia e la Memoria del Novecento – Parri Emilia-Romagna.
2 Agosto stazione BolognaLì ci attendeva Roberta Garuti, sopravvissuta alla strage: Roberta, all’epoca sedicenne, si stava recando in stazione per prendere il treno per raggiungere i genitori, partiti qualche giorno prima. E Roberta si trovava proprio lì al binario 1 quando, alle 10.25, scoppia l’ordigno, identificato successivamente come una valigetta con materiale esplosivo all’interno. Ed è subito il caos: si trova sbalzata contro un’edicola lì vicino, e in poco tempo, rialzatasi in piedi, attorno a sé non ha visto nient’altro che polvere e buio, salvo uno spiraglio di luce in lontananza. Incamminatasi a fatica, ci ha descritto ciò che in quel momento stava provando, ovvero, mentre si dirigeva con difficoltà verso la possibile salvezza, sentiva sotto di lei i corpi degli altri feriti, anche loro incapaci di comprendere cosa era successo. Arrivata finalmente fuori si è accorta della quantità innumerevole di gente accorsa per prestare aiuto e qui, con tanto orgoglio, ha sottolineato quanto i cittadini di Bologna siano stati efficienti e gentili con i feriti, accorrendo in massa per cercare di aiutare i soccorsi. Uscita finalmente all’aperto Roberta, con l’aiuto di un passante, è riuscita ad arrivare da sua nonna che tempestivamente l’ha accompagnata all’ospedale Maggiore.

Qui il racconto di Roberta si interrompe, con l’esperta che decide di riprendere la parola, facendoci ripercorrere in breve la vita dei tre condannati, ovvero Giuseppe Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, i primi due ritenuti attentatori, il terzo reo di aver portato la valigetta fino al binario 1, tutti e tre provenienti da ambienti neofascisti.

È quindi iniziato un excursus sull’abbigliamento dell’epoca, con Cinzia che distingue vestiti “di destra” con vestiti “di sinistra”.
Dopodiché ci siamo spostati sul panorama italiano in generale, ripercorrendo i fatti che portarono a questo attentato.
Roberta, ripresa la parola, ci ha raccontato di come lei, costituendosi parte civile dopo questo fatto, visse la sentenza, raccontando di come i due imputati, sprezzanti della situazione, continuassero ad amoreggiare, anche dietro le sbarre. “Sembrava fossimo noi gli imputati” aggiunge.

Dopo questa storia, interessante e commovente in molti passaggi, Roberta si è prestata alle domande degli alunni presenti, nonostante la scomodità di alcune di esse, riuscendo a rispondere in maniera precisa e diretta, vincendo l’emozione che quel fatto ancora le riporta a galla.

Penso che questo incontro, organizzato in questa maniera, sia servito a tutti i presenti, sia ai più informati sia a quelli che poco sapevano di questo fatto. Sentire le storie di ragazzi come noi che hanno perso la vita in maniera illogica fa paura, ma fa anche riflettere, portando quella giusta dose di consapevolezza necessaria per non far morire per la seconda volta queste persone, ricordandole sempre, senza far sbiadire il ricordo che amici, conoscenti o semplici cittadini bolognesi avevano di loro.
E un grande abbraccio, per finire, va a Roberta, coraggiosa e precisa nel raccontare come ha vissuto il momento che le ha per sempre segnato la vita, e riuscendo a raccontare ai giovani quel giorno visto da occhi che lì c’erano, lì erano presenti e lì hanno visto tutto.
Chi dimentica è complice.

Educare attraverso i luoghi

Foto di James Fioravanti

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